“I Balcani producono più storia di quanta ne possano consumare.” Questa è una frase molto famosa, almeno fra gli storici, notoriamente attribuita a Winston Churchill. Ci è venuta in mente di fronte agli ultimi sviluppi di quella che qui, sul Diario del lavoro, abbiamo definito la Never Ending Story dell’Ilva.
Il paragone potrà apparire, e anzi probabilmente è, parecchio esagerato. E’ però indubbio che la capacità della storia infinita dell’Ilva, o, meglio, della ex Ilva, di produrre in continuazione nuovi sviluppi sempre più complicati sia, effettivamente, sorprendente.
Di cosa stiamo parlando? Del fatto che, mentre non è ancora chiaro quale sia il destino societario e produttivo del grande stabilimento siderurgico di Taranto e degli altri stabilimenti che formano attualmente il gruppo gestito da Acciaierie d’Italia (in Amministrazione straordinaria), ovvero mentre non è ancora chiaro quale potrà essere il futuro industriale del gruppo stesso, si sono venute a creare tre notizie accomunate dal fatto di essere tutte e tre notizie di carattere giudiziario. Tre notizie che, da un lato, possono gettare nuova luce su alcuni aspetti della recente storia del gruppo, mentre, dall’altro, rendono ancora più complesso, se possibile, il suo travagliato presente.
La più rilevante, almeno da un punto di vista giornalistico, di queste tre notizie, è quella che è stata resa nota, nientemeno, dal Financial Times con un articolo nel cui titolo, peraltro, non compaiono né il nome della ex Ilva, né quello di Acciaierie d’Italia.
Ecco dunque il titolo in questione che, lunedì 12 gennaio, era possibile trovare sulle pagine del massimo quotidiano economico-finanziario britannico: “Italian steel plant demands euro 7bn in damages from ArcelorMittal”. Traduzione: “Impresa siderurgica italiana chiede ad ArcelorMittal un risarcimento di 7 miliardi di euro”.
Titolo da cui si deduce, intanto, che i redattori del mitico FT pensano che i propri lettori conoscano il nome di ArcelorMittal, ma non conoscano quelli di Ilva o ex Ilva, né quello di Acciaierie d’Italia.
Ma torniamo a bomba, ovvero al contenuto della notizia di cui stiamo parlando. In un articolo datato da Milano e firmato dalla corrispondente Silvia Sciorilli Borrelli, sul Financial Times si poteva dunque leggere che i Commissari straordinari incaricati della gestione del “più grande impianto siderurgico d’Europa” – e cioè di quello di Taranto -, hanno “citato in giudizio il precedente proprietario”, ovvero ArcelorMittal, chiedendo un risarcimento di 7 miliardi di euro. Più in particolare, il quotidiano specificava che, secondo la denuncia presentata al Tribunale di Milano, il cui testo è stato “visto (seen)” dal quotidiano stesso, Acciaierie d’Italia (in AS) chiede un risarcimento per ciò che sostiene sia stata la “cattiva gestione (mismanagement)” dell’impianto da parte di ArcelorMittal.
A questo punto, sarà forse il caso di ricordare che nel 2016 l’Ilva fu messa in vendita dal Governo italiano. La gara per l’acquisto della stessa Ilva fu vinta dal colosso siderurgico ArcelorMitta, basato in Lussemburgo. Colosso che, come ArcelorMittal Italia, ne assunse la gestione. Dopo complesse vicende, nella primavera del 2021 si formò una nuova società in cui ArcelorMittal mantenne una presenza maggioritaria, mentre l’agenzia pubblica Invitalia assunse una partecipazione minoritaria. Nacque così Acciaierie d’Italia. Nel 2024, AdI fu poi messa in Amministrazione straordinaria.
Ebbene, nella denuncia presentata al Tribunale di Milano, si sostiene che, in base alla “forensic due diligence”, ovvero secondo l’indagine investigativa promossa dai Commissari straordinari cui è affidata la gestione di AdI, col termine “cattiva gestione” i denuncianti non si riferiscono a errori dovuti a imperizia, ma a “una precisa strategia perseguita con continuità (wilful and precise strategy, pursued over time)”.
Dallo stesso articolo di FT si apprende peraltro che, nel luglio scorso, ArcelorMittal ha presentato a Washington un reclamo internazionale contro l’Italia, sempre in merito a pregresse vicende connesse all’impianto siderurgico di Taranto nel suo problematico rapporto con le questioni ambientali.
Da un articolo di Raffaele Lorusso, pubblicato su La Repubblica del 14 gennaio, si apprende poi che Ilva in Amministrazione straordinaria, in quanto proprietaria anche dell’impianto di Taranto, ha presentato una richiesta di risarcimento per la cifra di 947,4 milioni di euro. Ciò a causa di “gravi carenze nella manutenzione e danneggiamento agli impianti”.
Insomma, quella che avrebbe forse potuto essere una bella storia industriale, ovvero quella della presenza del più grande stabilimento siderurgico d’Europa, in uno dei massimi gruppi siderurgici a livello globale, appare ormai finita non solo male, ma malissimo. Ed è diventata materiale buono solo per alimentare il lavoro degli avvocati, oltre che per alimentare, appunto, quello degli storici delle vicende industriali.
Fernando Liuzzi





















