La Fim Cisl, il politecnico di Milano e Torino hanno effettuato una ricerca congiunta sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche fiat e Chn in Italia. In particolare la ricerca si concentra sugli effetti del WCM (World Class Manufacturing , ndr), un’applicazione molto evoluta dei sistemi industriali lean ispirati al toyotismo che è stata adottata nel gruppo Fiat sin dal 2005.
Nello specifico sono stati studiati due aspetti degli effetti del WCM: le condizioni di lavoro (ambiente, sicurezza, pulizia, ordine, fatica, tempi); le forme di partecipazione diretta (informazione, suggerimenti, lavoro in team, team leader, formazione, senso di contare etc.)
Per l’analisi sono state attivate 3 linee di ricerca: 10 focus group con 150 lavoratori di 10 stabilimenti, un questionario a 5.000 lavoratori di 30 stabilimenti, interviste a manager, tecnici e specialisti. Il tutto gestito da un Comitato Scientifico con docenti del Politecnico di Milano e di Torino e altri esperti.
“Si tratta della prima inchiesta operaia di massa sugli effetti delle ultime innovazioni tecnologiche e organizzative nelle fabbriche più moderne presenti in Europa, sottolinea in una nota la Fim Cisl. Pomigliano infatti è stata premiata nel 2012 da una giuria di giornalisti specializzati tedeschi come migliore fabbrica di auto in Europa”.
In breve, i risultati della ricerca hanno portato a queste conclusioni: la Fabbrica del ‘900 è in via di sparizione, ma molti stabilimenti sono ancora in mezzo al guado; La nuova cultura del WCM ha condotto i lavoratori a pensare alla Fiat come un’azienda di successo, i dipendenti la considerano una ottima fabbrica e la consigliano come posto per lavorarci (69% risposte positive); il lavoro è cambiato: però ci sono aspetti valutati come molto positivi (salute e sicurezza, pulizia, ordine, rotazione e polivalenza), e aspetti ancora critici ( la fatica, i tempi, i riconoscimenti per i suggerimenti, lo “stress” cognitivo); il Team è una nuova realtà, laddove è formalizzato: con aspetti positivi (il Team Leader, dove c’è, è ben riconosciuto) e negativi (basso senso di appartenenza, scarsa rotazione); la cultura della partecipazione e della proattività è ancora in mezzo al guado: un’eccezione è rappresentata dalla diffusa voglia di suggerire e di essere ascoltati. Che è forse, sottolinea il sindacato Fim Cisl, il vero segno dei tempi nuovi e della “voglia di partecipare”.
In dettaglio, il primo risultato della ricerca è che ci sono molte differenze nei giudizi dei lavoratori tra le diverse fasi di evoluzione del Wcm, che possono essere riassunte in tre passi: Fase 1, Lancio del WCM e partecipazione limitata ai manager e ai tecnici, Fase 2: diffusione alle aree “modello” e inizio dei team operai, Fase 3: fondazione di nuove fabbriche con WCM a livelli di eccellenza e team operaio coinvolto nella progettazione (sono in fase 3 Pomigliano, Melfi, Cassino, Verrone, Pratola Serra). Nella fase 3, finale, i giudizi positivi dei lavoratori sono in media del 65% con punte a Pomigliano dell’80-85% e più. Nella fase 1 iniziale invece i giudizi positivi sono in media solo del 40-45%. Infine nella fase 2 intermedia, c’è uno sventagliamento e ci sono molte differenze, il percorso non è lineare, ci sono anche casi di delusione, spiegabili con le diverse storie degli stabilimenti e la loro diversa composizione sociale.
Un secondo risultato riguarda le condizioni di lavoro. Su questo punto c’è un universale consenso sul fatto che la sicurezza, l’ambiente, la pulizia e l’ordine del posto di lavoro, sono nettamente migliorati con il WCM. Nel caso di stabilimenti avanzati come Pomigliano c’è anche un giudizio diffuso che la progettazione ergonomica dei posti di lavoro abbia ridotto la fatica fisica. Invece sul problema dei tempi di lavoro i giudizi sono diversi da caso a caso e la questione è controversa: in molti casi la riduzione delle attività non produttive, come ad esempio camminare per cercare un pezzo, è vissuta dai lavoratori come un tempo più pieno e meno “libero” o più “stressante”. In altri casi c’è il riconoscimento che l’uso di moderne tecnologie e dell’ergonomia riempie di più il tempo, ma riduce la fatica e le malattie. In generale man mano che avanza il WCM cresce la necessità di attenzione, la cura della qualità, lo scambio di informazioni e questo sembra aumentare il cosiddetto impegno cognitivo, un tema nuovo da studiare. Altri aspetti su cui c’è un universale consenso sono il miglioramento della qualità del prodotto finale e delle prestazioni complessive delle fabbriche.
Un terzo risultato riguarda i modi della partecipazione diretta dei lavoratori. In particolare, ci sono giudizi molto positivi e superiori alla media per: la Conoscenza del WCM che è alta dovunque; la formazione ricevuta che è in genere ritenuta soddisfacente; i suggerimenti, che sono considerati molto bene e sono forniti da tutti indistintamente; la rotazione, che sembra essere un fattore molto desiderato, anche da chi non la fa. Invece hanno valutazioni più basse e inferiori alla media: i premi per i suggerimenti, che hanno il gradimento più basso in assoluto; il feed back sui suggerimenti, (elevato a Pomigliano e Cassino ma più basso negli altri); i tempi disponibili per la discussione del team, che sono ritenuti troppo bassi; la conoscenza dei fattori produttivi; il senso di contare di più, che è alto a Pomigliano e nelle fabbriche di “alto wcm”, ma presenta valori minimi nelle fabbriche storiche
Il giudizio sulla nuova organizzazione per team operai, è molto positiva negli stabilimenti avanzati come Pomigliano, Cassino e Melfi, è intermedio nelle fabbriche di motori e cambi, è incerto in tutte le altre fabbriche dove il team non è ancora diffuso in modo formale e si sviluppa solo informalmente.
Un quarto risultato è la misura indiretta del senso di appartenenza ottenuto con la domanda “ Consiglieresti Fiat come un buon posto in cui lavorare”: Sorprendentemente la media di tutti gli stabilimenti è sul 69% di risposte positive (ben sopra la media Italia che secondo Eurobarometer è del 49,9%). A Pomigliano e Cassino i giudizi positivi raggiungono una punta del 92%, cioè i valori della Finlandia e di poche altre fabbriche italiane al top dei settori alimentare e moda.
E.G.




























