“Ciò che la Banca d’Italia descrive come scenario di rischio, noi lo viviamo già come realtà quotidiana. La guerra in corso non è solo una tragedia umanitaria: è uno shock economico brutale, che si scarica direttamente su famiglie e imprese”. Così Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative commenta la preoccupazione espressa dal governatore di Bankitalia nella sua relazione. “Il conflitto in corso ha già prodotto danni quantificabili e devastanti: si stimano perdite complessive di oltre 3.000 miliardi di euro tra crollo dei mercati azionari e impennata del costo dei carburanti. Una famiglia di quattro persone – aggiunge Gardini – sopporta già oggi un onere aggiuntivo di oltre 1.000 euro all’anno per i soli rincari energetici. Per le nostre cooperative, quella voce di costo si traduce in margini bruciati, senza possibilità di recupero sui mercati”.
Lo scenario tracciato dalla BCE e le sue proiezioni di rischio in caso di conflitto prolungato vedono un’inflazione che salirebbe al 4,5% (dall’1,9%) e un PIL più che dimezzato che scenderebbe dallo 0,9% allo 0,4%.” Su tutto questo, il blocco dello Stretto di Hormuz – dice il presidente di Confcooperative – aggiunge una dimensione specifica che colpisce il cuore della nostra economia: non solo l’energia, ma le materie prime e i fertilizzanti che alimentano l’intera filiera agroalimentare. Una filiera che vale per le cooperative italiane un peso rilevante nell’export e nell’occupazione, e che rischia di essere colpita duramente”.
Il Governatore Panetta ha avvertito del rischio di un “circolo vizioso tra prezzi e salari”: “è una preoccupazione legittima sul piano della politica monetaria. Per chi produce il corto circuito arriva quando il costo delle materie prime supera il prezzo realizzabile sul mercato. A quel punto l’impresa è messa spalle al muro. Come ha ricordato il governatore– sottolinea Gardini – anche una rapida cessazione delle ostilità richiederebbe tempi non brevi per il ritorno a condizioni ordinate nei mercati energetici. Questo significa che le imprese devono prepararsi a un orizzonte di incertezza prolungata, e che le politiche di sostegno non possono essere emergenziali e a breve termine”. Dunque, Confcooperative “continuerà a portare nelle sedi istituzionali europee e nazionali la voce delle proprie imprese associate, con la consapevolezza che in questo momento la coesione tra imprese, filiere, politica e istituzioni è la sola risposta credibile – conclude Gardini – a uno shock di queste dimensioni”.

























