“Cos’è cambiato in questi 12 mesi trascorsi dalla sua morte? Di sicuro non si sono più visti certi colpi di genio. Perché Sergio Marchionne aveva un’inventiva straordinaria. Nella sua carriera ha più volte tirato fuori conigli dal suo cilindro che nessuno si aspettava. Aveva una fantasia finanziaria che non si è più vista, non solo in Fca”.
Cosi’ Giuseppe Berta, nel primo anniversario della morte di Marchionne, analizza la situazione del Lingotto dopo la scomparsa del manager. Per Berta, la Fca ha perso ”una guida strategica. Non c’è più quella forza nel dettare le mosse del gruppo che invece caratterizzava Marchionne”. Quanto al successore, Mike Manley: “Manley è un manager indecifrabile. Di sicuro, è un uomo dell’auto: ha fatto cose buone sul mercato americano, ha guidato bene Jeep e ora sta ottenendo successi anche con il marchio Ram. Marchionne, al contrario, non era affatto un uomo dell’auto, però aveva una capacità analitica fulminea”.
Berta ricorda che Marchionne teneva molto all’accordo con General Motors, e rimase molto male quando falli’, mentre forse non avrebbe avallato la fusione con Renault: “Non credo fosse nei suoi piani, nutriva poche simpatie nei confronti di Carlos Ghosn. Del resto, erano due uomini agli antipodi: sobrio e informale il manager italiano, decisamente sopra le righe quello francese, con le sue case di lusso e le feste a Versailles”.
Tra le poche defaillances di Marchionne, secondo Berta, non aver creduto nell’elettrico: “Non era un uomo dell’auto, non aveva una tensione per l’innovazione e il cambiamento delle regole della mobilità. Questa è una caratteristica che appartiene ad altri tipi di manager e ad altre aziende, come ad esempio Ford o Gm. In più, Fiat-Chrysler è sempre stata caratterizzata da ridotte capacità di investimento, anche per le sue dimensioni complessive minori rispetto ad altri colossi”.
Il merito piu’ grande, comunque, resta quello di aver salvato la Fiat e di aver portato a compimento la fusione con Chrysler, che ha prolungato la vita di un gruppo che era giunto davvero ai limiti della sopravvivenza. “Senza Marchionne -conclude Berta- oggi la Fiat non esisterebbe più. Dopodiché, i salvataggi di questo tipo non possono mai dirsi definitivi. Oggi l’azienda sta andando verso un’epoca di intense trasformazioni”.