Negli ultimi giorni del 2025 sono stati raggiunti due importanti accordi aziendali nel settore del credito. Protagoniste, accanto a tutti i cinque sindacati del settore, le due più grandi banche del nostro paese, Intesa Sanpaolo e Unicredit. Subito dopo Natale è stata la volta di Intesa, il giorno prima di San Silvestro quella di Unicredit. Due accordi importanti perché toccano, tra gli altri, temi socialmente molto rilevanti: la denatalità e il ricambio generazionale.
Questo ultimo tema è stato al centro dell’intesa con Unicredit. Prevede da un lato l’accoglimento di domande per uscite volontarie per 484 persone, dall’altro l’assunzione di 436 persone, alle quali se ne aggiungeranno altre 58, riservate a donne vittime di violenza fisica o economica e ai figli di vittime di femminicidi. Questa ultima indicazione è strettamente collegata alla firma, avvenuta il 24 novembre 2025, di un protocollo contro la violenza sulle donne da parte di Abi e dei sindacati del credito. Appare evidente il valore sociale, oltre che economico, di questo ricambio, che consente da un lato l’uscita agevolata di dipendenti vicini al pensionamento, dall’altro l’ingresso nella banca di centinaia di giovani con un bagaglio culturale e un’attenzione alla digitalizzazione molto sviluppata.
I sindacati dei bancari sono da decenni molto avanti nella gestione del personale in esubero. Alla fine dello scorso millennio fu evidente che tutto il settore del credito avrebbe dovuto a breve affrontare un surplus molto ingente di personale e per questo, in occasione di un rinnovo contrattuale particolarmente partecipato, nacque il Fondo di solidarietà, che aiutò le persone in esubero a uscire dal mondo del lavoro in maniera non traumatica. La regola prevedeva che le uscite dovevano essere accompagnate da nuove assunzioni pari almeno al 50%. Questa percentuale negli anni si è allargata fino a sancire il principio che il ricambio deve essere pari al 100%, tanti escono, tanti entrano. E così è stato per Unicredit con questo nuovo accordo, che anzi ha previsto un leggero surplus di persone in ingresso.
La strategia dei sindacati ha due obiettivi: difendere l’occupazione, come è giusto che faccia un sindacato confederale, dall’altro, come ha spiegato al Diario del lavoro Fulvio Furlan, il segretario generale della Uilca, il sindacato dei lavoratori del credito della Uil, combattere la desertificazione delle filiali, un problema reale soprattutto nei piccoli centri, dove la banca locale rappresenta il fulcro delle attività e del benessere. Conosco bene il problema vivendo in un piccolo centro dell’Umbria dove recentemente è stata chiusa l’unica filiale esistente e il paese è rimasto privo di questa importante molla economica. Ma l’obiettivo dei sindacati è anche quello di assicurare, con questo intenso ricambio, l’innalzamento della qualità del lavoro prestato. E infatti non a caso l’intesa Unicredit prevede che nei prossimi mesi 300 persone possano chiedere di cambiare il proprio lavoro entrando nell’area di funzioni di business.
Importante anche l’accordo raggiunto con Intesa Sanpaolo, che prevede una serie di interventi a favore della persona. L’elemento più caratteristico è quanto è stato deciso in tema di genitorialità per incoraggiare le giovani famiglie. È infatti previsto un buono di 1.200 euro per tutti i nuovi nati e la possibilità, per chi ha figli fino ai 3 anni di età, di usufruire di ulteriori permessi fino a 12 ore settimanali o, in alternativa, di una settimana cortissima di 4 giorni per 7,5 ore quotidiane. Il pacchetto prevede altre agevolazioni in questo campo, tra queste l’assistenza ai figli fino ai 6 anni di età e congedi di paternità più consistenti, per un miglioramento delle condizioni lavorative e un più giusto equilibrio tra vita e lavoro, come ha sottolineato Patrizia Ordasso, che per Intesa ha curato l’accordo, intervistata dal nostro giornale.
Esempi di buona contrattazione che non costituiscono casi limite perché altre situazioni, soprattutto nell’industria, raccontano di comportamenti analoghi. Tante altre realtà, soprattutto nel terziario e in altri settori, mostrano invece regole della contrattazione antiquate, offrono poca certezza sulla rappresentatività dei diversi protagonisti che pure scalpitano sulle scene sindacali, sopportano contratti pirata, solo apparentemente poco diffusi, e a tutto ciò si aggiungono comportamenti del governo non limpidi, quando non decisamente favorevoli alla cattiva contrattazione. La speranza di uscirne è in buona parte legata a un esito positivo del confronto che da sei mesi hanno avviato Confindustria e le tre confederazioni sindacali. Le parti impegnate nel dialogo hanno mostrato di voler e poter fare sul serio. L’auspicio è che ci riescano e che lo facciano in fretta.
Massimo Mascini



























