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Home - Approfondimenti - Interviste - Intesa Sanpaolo, l’accordo di Natale che punta al sostegno di donne, famiglie e natalità. Intervista con Patrizia Ordasso, responsabile per i rapporti coi sindacati e il welfare

Intesa Sanpaolo, l’accordo di Natale che punta al sostegno di donne, famiglie e natalità. Intervista con Patrizia Ordasso, responsabile per i rapporti coi sindacati e il welfare

di Nunzia Penelope
9 Gennaio 2026
in Interviste
Intesa Sanpaolo, Ordasso: sul lavoro flessibile siamo all’avanguardia

PATRIZIA ORDASSO INTESA SANPAOLO

Giusto alla vigilia di Natale, Intesa Sanpaolo ha firmato con i sindacati un contratto di secondo livello che amplia ulteriormente il sistema di welfare, offrendo nel contempo spunti di riflessione interessanti. I contenuti parlano infatti, oltre che al personale del gruppo, anche a problemi che riguardano tutto il paese: a partire dalla denatalità e dalle difficoltà dei giovani – ma soprattutto delle giovani donne- rispetto alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, e di conseguenza a creare famiglie. Di questo aspetto in particolare abbiamo parlato con Patrizia Ordasso, Responsabile Relations with Workers’ Representatives And Welfare (Responsabile relazioni coi i sindacati e welfare, ndr) del Gruppo Intesa Sanpaolo.

Ordasso, l’accordo di Natale colpisce perché è centrato fortemente sull’aiuto alle coppie di genitori. È una nuova tendenza?

L’accordo nasce in seguito a uno studio specifico che abbiamo fatto sul tema. Chi lavora in Intesa Sanpaolo gode già di opportunità di work life balance molto solide, grazie a un’organizzazione del lavoro attenta ai bisogni famigliari. Alternando le nostre formule di smart working e settimana corta, a seconda dei casi e degli incarichi, si può rispondere alle esigenze un po’ di tutti. In questo scenario che dunque era già positivo, ci siamo guardati attorno cercando di capire che cosa potevamo fare per migliorare ancora. Va considerato che nella banca è in corso un ricambio generazionale, al momento l’età media è di circa 50 anni: le misure per i genitori ci rendono più attrattivi per i giovani, soprattutto per le risorse Stem, le più difficili da reperire volendo mantenere di equilibri di genere. E il vantaggio si ripercuote in generale sul Paese perché contribuiamo a non farli andare altrove.

In poche parole, dovete essere il più possibile attrattivi?

Ci siamo chiesti cosa potevamo offrire di più, non solo per essere attrattivi ma anche per dare il nostro contributo a risolvere il problema del paese di cui leggiamo ogni giorno: l’invecchiamento da un lato e la bassa natalità dall’altro. Abbiamo anche lanciato un sondaggio interno, destinato agli under 35. E siamo arrivati alla conclusione che, innanzitutto, occorreva concentrarci sul rispondere a quelle che sono le maggiori esigenze espresse dalle giovani donne al rientro dalla maternità.

Lo confermano i dati statistici sul numero enorme di giovani donne che lascia il lavoro dopo aver avuto un bambino. A differenza dei padri, che proseguono la carriera.

 Quando arriva un figlio e si pone il problema di occuparsene, la retribuzione a cui si rinuncia è quella più bassa, che a causa del gender pay gap è molto spesso quella delle donne. Come Intesa Sanpaolo abbiamo definito congedi di paternità aggiuntivi rispetto alla legge, e premiamo i congedi parentali paterni aumentandoli del 10% rispetto a quelli materni. Questo per incoraggiare i padri a prendere il congedo e le donne a tornare al lavoro.

Rientrando al lavoro dopo la maternità le donne tendono anche a prendere il part time, che però rischia di diventare una gabbia, sia in termini di retribuzione che di carriera.

Il part time porta le donne a guadagnare meno. Noi abbiamo voluto provare a raffreddarne la richiesta mettendo a disposizione dei genitori ulteriori risorse, in un difficile bilanciamento con il controllo dei costi aziendali.  Abbiamo quindi introdotto, per ora in via sperimentale, la possibilità per il genitore di usufruire, a parità di retribuzione, di ulteriori permessi fino a 12 ore settimanali, pari a due ore e mezzo al giorno, di fatto consentendo di lavorare solo la mattina; oppure, in alternativa, una settimana “cortissima”, cioè con quattro giorni lavorativi di sette ore e mezzo anziché nove, sempre a parità di retribuzione. Come ho detto, è una sperimentazione, vediamo se risulterà utile.

Lei pensa che soluzioni di questo tipo da parte delle aziende, cioè facilitare il rapporto tra cura della famiglia e lavoro, potranno avere qualche influenza sulla denatalità?

 So bene che queste misure non basteranno ad aumentare il numero dei bambini che nascono in Italia, perché ci sono molte altre cause per la denatalità: dall’ingresso tardivo sul mercato del lavoro, alla mancanza di reali sostegni alla famiglia, agli asili nido, eccetera. Ma noi abbiamo comunque voluto fare qualcosa per aiutare le famiglie.

Quanto ha contato in queste scelte di welfare il fatto che ci sia lei, una donna con figli, a capo degli affari sindacali?

 Forse si, mi ha portato ad avere più attenzione ai problemi delle donne, e delle donne con figli, perché sono problemi che conosco e ho sperimentato. E come responsabile del welfare in Intesa Sanpaolo ho cercato di dare una impostazione che vada in questa direzione, ricevendo ascolto e appoggio dal management. Ci tengo a sottolineare che il nostro CEO Carlo Messina crede molto nelle politiche di genere, le sostiene e ci incoraggia in questa direzione.

Le capita di riscontrare, anche nel mondo delle aziende più in generale, una attenzione crescente a questi temi?

 Si, perché se continuiamo in questa direzione il bacino di giovani da assumere sarà sempre più ristretto. Per avere le persone migliori le aziende devono oggi offrire attenzioni specifiche alla qualità della loro vita quotidiana in ogni fase della vita. Vale per le grandi aziende ma anche per le piccole e medie, ricorrendo a misure diverse. Volendo, le soluzioni si possono trovare anche nelle piccole imprese, attraverso formule di flessibilità. Capisco tuttavia che in certi casi sia difficile, sia per la disponibilità di risorse, sia per la complessità del quadro amministrativo.

In che senso?

Per esempio, sarebbe interessante creare una banca delle ore su base pluriennale, lavorare più a lungo da giovani, mettendo da parte ore che si potranno riscattare più avanti, magari appunto quando si decide di farsi una famiglia o di prendersi del tempo prima della pensione, ma è un problema da gestire sia a livello legislativo sia per gli aspetti contributivi ed è difficile trovare interlocutori.  

 Un altro tema che affrontate con il vostro welfare aziendale è quello della non autosufficienza. I bambini da un lato, i vecchi dall’altro.

 In un paese come l’Italia, che invecchia velocemente, questo sarà un tema cruciale del nostro futuro; ma, così come la sanità, l’assistenza ai non autosufficienti è un capitolo di spesa pesante in un bilancio statale. Noi abbiamo una polizza di long term care che copre tutti i maggiorenni del gruppo, cioè i dipendenti e le loro famiglie, oltre 200 mila persone. Inoltre, diamo la possibilità anche ai figli non più a carico dei genitori la possibilità di mantenere l’iscrizione sia al nostro fondo sanitario che alla polizza per la non autosufficienza. Che, ripeto, è una sfida cruciale per il futuro prossimo.

 Poco dopo il vostro accordo, nei giorni scorsi, anche Unicredit ha firmato con i sindacati un altro contratto integrativo importante, basato sul ricambio generazionale. Un tempo le banche erano considerate ‘’brutte e cattive’’, mentre oggi si accollano i problemi del paese? Senza contare che di fatto finanziano la gran parte della manovra del governo.

 Non so se sono ‘’buone’’, le banche, ma certamente oggi si fanno carico anche di problemi generali che riguardano il paese. Del resto, anche questa è una mission in cui crede molto il nostro Ceo Carlo Messina: Intesa Sanpaolo vuole essere la banca del sociale, le persone per noi rappresentano la risorsa più importante, e non solo le persone interne alla banca, ma anche all’esterno. Rispetto ai prepensionamenti, per rimanere nel mio ambito di attività, consideri che sono sempre a carico della nostra banca, e non gravano sulla spesa pubblica.

Parliamo dei sindacati. Avete firmato un ottimo accordo, di cui tutti i rappresentanti dei lavoratori si sono dichiarati entusiasti. Come definirebbe i vostri rapporti?

Con i sindacati abbiamo buoni rapporti, ma i ritmi oggi sono veloci mentre riscontriamo da parte loro una certa lentezza. Giusto creare il consenso, ma si rischia di perdere opportunità. L’accordo firmato il 24 dicembre, l’ultimo giorno utile prima della pausa invernale, è propedeutico al piano di impresa che sarà presentato il 2 febbraio, e che deve avere un quadro di riferimento certo. Per questo abbiamo messo un po’ di pressione, per portare a casa un risultato utile a tutti, soprattutto alle persone che lavorano in Intesa Sanpaolo.

Nunzia Penelope

Nunzia Penelope

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Vicedirettrice de Il Diario del lavoro

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