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Home - Approfondimenti - La nota - Governo e parti sociali discutono la riforma del lavoro che verrà

Governo e parti sociali discutono la riforma del lavoro che verrà

14 Febbraio 2012
in La nota

La riforma del mercato del lavoro è stata al centro del dibattito che si è tenuto oggi a Roma per presentare l’edizione 2011 dell’Annuario del lavoro. All’incontro erano presenti il viceministro al Lavoro Michel Martone, il presidente dell’Unione industriali di Roma Aurelio Regina, l’economista Carlo Dell’Aringa, i leader delle tre confermazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Al centro degli interventi, ovviamente, il prossimo incontro tra governo e parti sociali che fara’ il punto delle diverse posizioni rispetto alla riforma.

A questo proposito, dal dibattito è emerso un maggior ottimismo rispetto ai giorni scorsi sulla possibilità di arrivare a un accordo condiviso. In particolare, sull’articolo 18 i sindacati confermano la volontà di mantenere la legge, ma Cisl e Uil aprono alla possibilita’ di una riscrittura dell’articolo in materia di licenziamenti economici, per rendere la legge più chiara ed evitare interpretazioni eccessivamente discordanti tra loro da parte della magistratura. Più cauta la Cgil che sull’andamento della trattativa non ha voluto esprimersi.

Altro tema importante è stato quello degli ammortizzatori sociali. I sindacati chiedono che venga mantenuto l’attuale sistema di cassa integrazione e che venga esteso anche alle piccole imprese.
Rimane però da risolvere il problema delle risorse. Martone ha dichiarato che ci sarebbero disponibili “14 miliardi di euro di risparmi, che dovrebbero arrivare dalla riforma previdenziale, ma questo dipende dall’efficacia del dialogo in essere e dalla capacità di arrivare a una riforma condivisa”. Tutti hanno espresso la speranza che il governo si muova solo a seguito di un accordo tra le parti e hanno indicato l’accordo interconfederale del 28 giugno, firmato da tutte le parti sociali, Cgil compresa, come il punto da cui partire.

I lavori sono stati aperti da Carlo Dell’Aringa, autore dell’introduzione dell’Annuario del lavoro 2011. L’economista ha illustrato i temi che hanno caratterizzato le relazioni industriali dell’anno precedente e che sono stati ereditati dall’attuale congiuntura economica. Tra questi i due principali sono, ha detto Dell’Aringa, il mercato del lavoro con gli argomenti correlati di politiche e flessibilità del lavoro, e la contrattazione collettiva. D’attualità anche i temi del welfare e della concertazione.
Il governo, secondo Dell’Aringa, si trova ad affrontare una sfida enorme con strumenti e obiettivi che potrebbero apparire contraddittori perché l’attività economica ristagna e si profila all’orizzonte un periodo problematico sul fronte occupazionale. Ci sono però dei punti su cui già sembra esserci un accordo tra le parti sociali e il governo, ha spiegato il professore, e tra questi la flessibilità del lavoro in entrata con gli istituti dell’apprendistato e del contratto d’ingresso. Più ostico il tema della flessibilità in uscita e in particolare sulle modifiche all’articolo 18, che rappresenta un “punto politico determinante”, uno spartiacque tra i costi sostenuti dalle imprese e le tutele dei lavoratori.
Rimane il problema dei tempi lunghi della giustizia, ha detto Dell’Aringa, come è indiscutibile la necessità di combattere la cattiva flessibilità che si traduce in precariato.
La svalorizzazione del lavoro e dell’istruzione sono, secondo la leader della Cgil, Susanna Camusso, i temi principali che la riforma del lavoro dovrebbe risolvere. Mai come in questi anni di crisi, le conseguenze, non solo della crisi, si sono scaricate tutte sul lavoro, ha commentato.
Il lavoro infatti, ha spiegato la sindacalista, non è più considerato ai giorni nostri produttore di ricchezza ma dipendente da altri fattori su cui si scaricano tutte le operazioni (competitività, liberalizzazione). Non sono più gli investimenti finanziari a produrre profitto e reddito, non esiste più il rischio d’impresa che produceva ricchezza in tempi non brevi. A questo problema è collegato l’indebolimento del sistema dell’istruzione, dove è colpita la formazione professionale, tecnica di alta qualità, mentre aumentano i laureati senza più sbocco lavorativo, che vengono pagati meno. Queste due svalorizzazioni (lavoro, istruzione) producono un mercato duale del lavoro.
‘’Ora se veramente si vuole ridurre la precarietà -ha tagliato corto Camusso- la Cgil è pronta a discutere, ma se l’obiettivo è quello di indebolire le tutele, allora non ci sono margini di confronto”.

Obiettivo del governo, ha dichiarato il sottosegretario del Lavoro Martone è aumentare la produttività e l’occupazione giovanile e delle donne. La posizione del governo, ha detto, è molto difficile perché la crisi economica non terminerà domani e in questo momento bisogna avere coraggio di affrontare le riforme. In Grecia, ad esempio, si è aspettato troppo, e poi si è applicata una radicale riforma del lavoro che ha generato un forte conflitto sociale. Rispetto a questo scenario, in Italia si vuole arrivare alla riforma del mercato del lavoro dialogando con le organizzazioni sindacali, per consentire la riforma con il consenso sociale.

L’Italia, ha detto il presidente di Confindustria Roma, Aurelio Regina,”è il terzo paese al mondo per debito pubblico, ma anche la terza economia europea. La crisi rappresenta un grande pericolo, ma può essere anche un’opportunità”. Infatti, ha aggiunto “se riusciremo a dimostrare che siamo capaci di uscirne guadagneremo nuova credibilità. Per questo coloro che stanno al tavolo delle trattative sulla riforma del Lavoro hanno molta responsabilità”. Il governo, per Regina “deve avere un ruolo di facilitatore, ma il primato deve rimanere delle parti sociali”. Il presidente di Confindustria Roma apre anche sul fronte della razionalizzazione delle tipologie contrattuali chiesta dai sindacati. Parlando della riforma delle pensioni ha detto che “pur avendola appoggiata non si può negare che avrà un costo non piccolo per le aziende in ristrutturazione e per i giovani che avrebbero preso il posto dei lavoratori che senza la riforma sarebbero andati in pensione”. Sulla crescita Regina ha detto che le “esportazioni da sole non bastano a recuperare il terreno perso per la caduta del mercato interno”. Senza crescita, ha aggiunto, la riforma del mercato del lavoro da sola non può risollevare la situazione. Molto positivo invece il suo giudizio sull’accordo interconfederale del 28 giugno che “ha permesso la crescita dei salari legandoli alla produttività”. Alla domanda se l’articolo 18 fosse la differenza di maggiore peso nel programma per la corsa alla presidenza di Confindustria tra Alberto Bombassei e Giorgio Squinzi, ha risposto sostenendo che in realtà ‘’si tratta di un tema giornalistico perché quando avverrà l’elezione del presidente il governo avrà già fatto la riforma”. Inoltre, ha detto, ‘’le differenze non sono poi tante”.

A giudizio del segretario generale della Uil Angeletti, in questi mesi gli italiani sono stati bombardati dalla “falsa” storia che le risorse per i giovani non ci sono perché tutte dirottate dai sindacati sulle pensioni. Adesso che le pensioni sono state “iniquamente” tagliate, ha detto, ‘’non mi sembra che nemmeno un euro sia andato in loro favore”. Il sindacalista ha sostenuto anche che molta della tensione sul mondo del lavoro nasca dalla moneta comune. “Se due paesi – ha sostenuto – che hanno la stessa moneta hanno due economia con tassi di crescita molto diversi l’unico fattore su cui si interviene è il lavoro. Se non si riesce ad essere produttivi quanto un tedesco, si viene licenziati”. “Le caste – ha aggiunto – che hanno capito da tempo questo meccanismo si sono protette, mentre gli altri hanno pagato un prezzo durissimo”. Angeletti ha anche negato che l’articolo 18 sia la causa dei mancati investimenti nel nostro paese. Secondo il sindacalista ‘’ sono la burocrazie i tempi della giustizia che spaventano gli investitori”. “L’articolo 18 – ha proposto – va riscritto in modo chiaro così da evitare che le interpretazioni dei giudici possano variare nel tempo. Bisogna anche lavorare per far si che i processi di lavoro durino tempi ragionevoli”.
Parlando degli ammortizzatori sociali ha invece detto che senza un contributo delle aziende vi è ‘’il forte rischio che possano trasformarsi in un disincentivo a cercare un nuovo lavoro”.

Sull’andamento della trattativa sulla riforma del mercato del lavoro si è incentrato l’intervento del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. “Il dialogo era partito malissimo – ha detto – ma poi le cose sono migliorate”. L’ultimo incontro, ha precisato, “sono stati praticamente trovati accordi su tutte le questioni, tranne che sull’articolo 18″. Tema, ha detto, ‘’su cui la penso come Angeletti: si possono fare delle modifiche per rendere la tutela di questo diritto più limpida e chiare per tutti”. Sulla cassa integrazione, ha rivelato, “il governo non si oppone alla nostra proposta di allargarla anche alle piccole imprese”. Secondo Bonanni questo sistema, unito a controlli precisi e alla revoca dei sussidi in caso si rifiutino offerte di lavoro, sono preferibile ad altri sistemi di ammortizzatori sociali che possono portare ad abusi”. Anche sui tempi dell’apprendistato l’intesa sembra vicina. Il sindacalista chiede però, visto i benefici che gli imprenditori avranno, il passaggio al contratto indeterminato automatico dopo la fine del apprendistato. Bonnanni ci ha tenuto a precisare che il suo sindacato non è per il conservatorismo e ha molte proposte che vuole discutere con l’esecutivo per migliorare il mercato del lavoro. Sui contratti, ha aggiunto infine che il governo è d’accordo per l’abolizione delle false partite iva, dei contratti di partecipazione e delle imprese individuali. Tutte forme, ha precisato, “che celano spesso rapporti di lavoro continuativi”.

 

Tags: CgilUilCislConfindustria
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