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Home - Approfondimenti - Analisi - Il temporary management in Europa – l’indagine europea di Inima

Il temporary management in Europa – l’indagine europea di Inima

di Maurizio Quarta
4 Aprile 2022
in Analisi
I manager si interrogano sul futuro del settore

Come sta evolvendo il mercato del temporary management in Europa? Per capirlo, abbiamo analizzato  la seconda indagine Europea condotta da INIMA, il network delle associazioni nazionali degli interim e temporary manager, parlandone con il suo Presidente, l’italiano Jonathan Selby, e con  rappresentanti inglese (Tony Evans), essendo UK il mercato storicamente più rappresentativo e sviluppato, e spagnolo (Gianpiero Brozzi), data una certa similarità con il mercato italiano.

“Fotografare il mercato del temporary management, in un singolo paese o in un’ottica europea più ampia, è sempre stata un’attività alquanto complessa”, come ci tiene a precisare Jonathan Selby, “data l’oggettiva difficoltà di una misurazione oggettiva, oltretutto grandemente influenzata dall’andamento delle economie locali. L’indagine di INIMA non è una ricerca di mercato in senso proprio, bensì la raccolta di opinioni e punti di vista dei temporary manager europei, ciò che fornisce comunque una serie di utili e interessanti indicazioni”.

A pandemia finita, o quasi, il sentiment generale sembra essere nel complesso positivo.

Secondo Tony Evans, Chairman di IIM Institute of Interim Management (UK), l’associazione inglese rappresentata in Italia da chi scrive, “è piacevole osservare una reale evidenza di ripresa in Europa, con l’allentamento della pressione del Covid e la consapevolezza che non sia più possibile tenere in stallo intere fasce del sistema economico. C’è qualche indicazione che il lavoro su base fractional inizi ad essere maggiormente utilizzato e alcuni segnali che i compensi giornalieri si stiano rafforzando.

Opinione condivisa da Jonathan Selby: “la situazione per i temporary manager denota un miglioramento nel 2021, come dimostrato dal numero totale delle giornate lavorate in tutta Europa e dalla stabilizzazione delle tariffe giornaliere nella maggior parte dei paesi; altro indicatore, il numero di manager impegnato su progetti a Gennaio 2022, più alto rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.”

“Tutti segnali, anche se non una diretta evidenza  – continua Selby – di una crescita del mercato del temporary. La preoccupazione dei manager sembra essere soprattutto sul lato dei compensi, esattamente come era stato rilevato lo scorso anno.”

Qualche indicazione particolare relative ai singoli mercati?

“Se nei primi sei mesi del 2021 le associazioni del Nord Europa rilevavano una contrazione se non proprio uno stop degli investimenti su nuovi progetti e ristrutturazioni, è confortante osservare come alla fine dell’anno il restructuring rappresenti la seconda più importante priorità di business per gli associati.”

In questo contesto che percezione avete ricavato sul mercato italiano?

“Come stima personale, ritengo che il mercato italiano valga all’incirca 150 milioni, meno di un decimo di Germania e UK.”

Ovunque si parla di digitalizzazione e, specie da noi, con riferimento alle PMI …

“Il tema della trasformazione digitale rappresenta un’opportunità per le aziende per implementare nuovi modelli di leadership e cambiare radicalmente il loro modello di business: d’altra parte, c’è scarsa evidenza di un aumento di progetti di temporary management in quest’area nelle grandi aziende del Nord Europa e ancora meno nelle PMI dei paesi del Sud Europa.”

Per cosa il temporary viene principalmente utilizzato in Europa?

“Sviluppo e crescita del business, spesso per linee internazionali, rappresentano uno dei tre obiettivi principali in Europa in generale, e in particolare in Polonia e Svizzera.

Le cinque aree funzionali più gettonate per incarichi di temporary management sono state: general management, operations, risorse umane, finanza e commerciale, mentre le tematiche principali gestate nel corso degli incarichi hanno principalmente riguardato il cambiamento e l’ottimizzazione dei processi.

Il project management è stato tra I temi più gettonati in Germania, Francia and Svizzera, come soluzione ai problemi causati dalla penuria di materiali, dall’interruzione di catene di fornitura e da start-stop in ambito produttivo. In particolare, la pandemia ha messo a nudo le debolezze strutturali di molte aziende, nonché la loro limitata capacità di reagire”. 

Qualche cenno sui mercati nazionali: Selby sull’Italia

“In generale i compensi percepiti dai manager italiani sono più bassi se comparati rispetto ad altri paesi, ma generalmente stabili (a differenza di UK e Spagna che denotano un significativo rialzo).

Abbiamo riscontrato anche un cambio di rotta, da flessibilità a stabilità, con una crescita dei classici progetti temporary full time e una leggera decrescita di quelli part time/fractional”.

Il Regno Unito è per tradizione il mercato faro nel mondo nel mondo del temporary management: cosa emerge dall’indagine? Risponde Evans

“Il Regno Unito denota una solida ripresa negli ultimi 12 mesi, in comparazione con il 2020. Più che su settori specifici, l’enfasi sembra essere stata posta sulla domanda di competenze professionali nello “spazio digitale”, con finanza e HR che offrono segnali confortanti. La connotazione digitale è rilevante per le competenze marketing e IT, soprattutto per la reazione da parte delle organizzazione agli enormi cambiamenti generati in primis dal Covid: basti pensare al ridisegno dei processi di supply chain, specie a seguito di decisioni strategiche di re-shoring o near shorin. A ciò si aggiungano, in UK, le difficoltà create dal sistema di tassazione sul lavoro indipendente, di cui il temporary management è parte, che rendono la vita più complessa e burocratica per i professionisti”.

Interessanti anche le considerazioni emergenti dal mercato spagnolo, sintetizzate da Gianpiero Brozzi, Secretario General di AIME:

  • il 64% dei manager opera come temporary da più di 3 anni, ma meno di 10, indicando che il temporary è ancora una figura in via di sviluppo nel mercato
  • prevalenza di progetti in PMI e aziende familiari con rispettivamente il 44% ed il 36% del totale; solo il 12% in grandi gruppi
    • 62% progetti in aziende con <100 dipendenti
    • 64% progetti in aziende con fatturato <20M€
  • Dalla tipologia di clienti derivano
    • Area di specializzazione: direzione generale e board level o   solo il 10% dei manager su un progetti full time, il 51% opera part-time
  • aumento di progetti gestiti all’estero Francia (30%) e Portogallo (28%) in primis, ma anche una crescita significativa dei paesi europei non-UE (21%)
  • La durata dei progetti e prevalentemente inferiore ad un anno (78%)
  • poca pressione sul livello degli onorari
  • percezione di una maggiore pressione fiscale sui professionisti.

Indicazioni e raccomandazioni per l’anno in corso?

Secondo Selby, “i temporary manager si focalizzeranno sempre più su professionalizzazione e competenze per poter fornire un vantaggio competitivo rispetto ad altri operatori del mercato. Per quanto riguarda l’Italia, elemento chiave saranno sempre maggiori competenze trasversali per poter gestire al meglio relazioni e organizzazioni di matrice imprenditoriale: l’aspettativa generale è di un incremento di incarichi finalizzati alla trasformazione digitale e al passaggio generazionale”

Ritorna quindi con “prepotenza” e insistenza il tema di come aumentare il livello di managerializzazione delle PMI, soprattutto italiane, già oggetto di interessanti riflessioni nel corso del roadshow 2020-21 di AIDP, ANDAF e IIM Italy.

L’indagine completa è disponibile al link https://www.inima.management/survey-2022 

 

Maurizio Quarta – Temporary Management & Capital Advisors

 

Maurizio Quarta

Maurizio Quarta

Managing Partner di Temporary Management & Capital Advisors

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