Secondo quanto emerge dai conti economici trimestrali dell’Istat, nel secondo trimestre 2017 il prodotto interno lordo è stato confermato a +1,5% rispetto allo stesso periodo di un anno fa, con una crescita acquisita dell’1,2%.
L’Istituto di statistica ha rivisto le stime congiunturali dei primi due trimestri portando quello del primo da +0,4% a +0,5% e quella del secondo da +0,4% a +0,3%.
Nel secondo trimestre sono cresciuti dello 0,9% gli investimenti fissi lordi rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,2% i consumi finali nazionali. Le importazioni sono aumentate dell’1,2% e le esportazioni hanno segnato una variazione nulla.
La domanda nazionale al netto delle scorte ha fornito un contributo di +0,3 punti percentuali alla crescita del Pil, spiega l’Istat, derivante da apporti di +0,1 punti dei consumi delle famiglie e delle istituzioni sociali private, di +0,2 punti degli investimenti fissi lordi, mentre l’apporto è risultato nullo per quanto riguarda la spesa della PA.
La variazione delle scorte ha contribuito positivamente alla variazione del Pil per +0,4 punti percentuali, mentre il contributo della domanda estera netta è risultato negativo per 0,3 punti percentuali.
L’Istituto di statistica rileva andamenti congiunturali positivi per il valore aggiunto dell’industria (+0,5%) e dei servizi (+0,3%), mentre l’agricoltura ha registrato un calo del 2,4%.
Nel secondo trimestre il potere d’acquisto delle famiglie italiane è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente. Il risultato deriva da un aumento dello 0,2% sia del reddito disponibile sia del deflatore implicito dei consumi. Rispetto al secondo trimestre 2016 il potere d’acquisto è però sceso dello 0,3% come risultato dell’aumento dello 0,9% del reddito disponibile a fronte di un aumento del deflatore implicito dei consumi dell’1,3%.
La propensione al risparmio delle famiglie nel trimestre è scesa di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,5 punti sul secondo trimestre del 2016 attestandosi al 7,5%. In termini congiunturali, spiega l’Istat, la flessione della propensione al risparmio deriva da una crescita della spesa per consumi finali più sostenuta rispetto a quella registrata per il reddito disponibile (0,4% e 0,2% rispettivamente).
La pressione fiscale nel secondo trimestre del 2017 si è attestata al 41,8% del Pil, restando invariata rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le entrate totali nel secondo trimestre 2017 sono aumentate in termini tendenziali dell’1,3% e la loro incidenza sul Pil è stata del 46,7%, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2016.
Nei primi due trimestri dell’anno l’incidenza delle entrate totali sul Pil è stata del 44,7 %, invariata rispetto al corrispondente periodo del 2016.
Le entrate correnti nel secondo trimestre 2017 hanno segnato, in termini tendenziali, un aumento dell’1,7%. In particolare, spiega l’istituto di Statistica, a fronte di incrementi delle imposte dirette (+1,8%), delle imposte indirette (+1,9%) e dei contributi sociali (+2,3%), le altre entrate correnti sono diminuite (-1,1%).
L’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche rispetto al Pil è salito allo 0,5% nel secondo trimestre rispetto allo 0,4% dello stesso trimestre del 2016. Nel primo semestre del 2017 l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche è sceso al 2,4% del Pil, in miglioramento rispetto al 2,6% dello stesso periodo di un anno fa.
Il saldo primario nel solo secondo trimestre 2017, è stato positivo per 16.465 milioni di euro, pari ad un’incidenza sul Pil del 3,8% a fronte del 4,1% dello stesso periodo del 2016. Complessivamente nei primi sei mesi di quest’anno il saldo primario è stato positivo e pari all’1,7% del Pil rispetto al +1,4% dello stesso periodo del 2016.
Il saldo corrente nel secondo trimestre del 2017 è risultato positivo per 13.091 milioni di euro (12.183 milioni nel corrispondente trimestre dell’anno precedente). L’incidenza sul Pil è stata del 3,1%, a fronte del 2,9% nel secondo trimestre del 2016. Nei primi due trimestri del 2017 il saldo corrente in rapporto al Pil è stato positivo e pari allo 0,7% (0,4% nel corrispondente periodo del 2016).
E. M.



























