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Home - Approfondimenti - Analisi - Italia digitale, Di Raimondo (Asstel): “La sfida è ora: ecco le strategie da attuare”

Italia digitale, Di Raimondo (Asstel): “La sfida è ora: ecco le strategie da attuare”

di Laura di Raimondo
25 Settembre 2019
in Analisi

Crescita digitale, siamo di fronte ad un’Europa a due velocità. La forbice della digitalizzazione sembra essere sempre più ampia e l’Italia si trova sul versante sbagliato, sempre più lenta e sempre più incapace di colmare il divario.

I dati dell’ultimo Digital Economy and Society Index (DESI), lo strumento che misura l’evoluzione digitale dei paesi dell’Unione Europa, hanno fotografato una realtà molto preoccupante: sui 28 paesi dell’Ue, l’Italia si posiziona al 26esimo posto per competenze digitali del capitale umano, con un punteggio di 32,6 punti rispetto a una media europea di 48; solo il 44% delle persone tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base, rispetto al 57% nell’Unione Europea; i laureati con un titolo nell’ambito dell’Ict sono soltanto l’1%.

I dati mostrano delle evidenti criticità nel sistema formativo, che rallentano la crescita del Paese. Il gap digitale e la mancanza di una cultura volta a colmarlo rischiano di aumentare il già elevato tasso di esclusione sociale, precludendo l’accesso ad un mercato del lavoro che richiede in misura crescente competenze digitali, mettendo a rischio la possibilità di esercitare i diritti sociali nel dialogo con la Pubblica Amministrazione ed impedendo ai giovani di essere parte attiva della cittadinanza digitale. È giunto il momento di reagire, di correre insieme al resto dell’Europa e del mondo, perché la trasformazione digitale è qui ed è adesso.

Digital divide, ecco da dove ripartire

Ma come possiamo agire? Con la creazione di una strategia di lungo periodo che coinvolga aziende, persone, legislatore, organizzazioni sindacali, volta alla riduzione del divario digitale e all’ampliamento dell’inclusione sociale.

In tal senso, siamo sempre più convinti che la definizione e l’introduzione in via sperimentale del contratto di espansione, previsto dal Dl Crescita e al momento rivolto alle imprese che hanno più di mille dipendenti e che attivano processi di Digital Transformation, si muova nella giusta direzione. Il contratto di espansione è infatti un accordo tra Stato, aziende e i sindacati, volto a tutelare tutte le parti coinvolte e che ingloba politiche attive e politiche passive. L’obiettivo è, tramite una formazione mirata, di riqualificare le forze di lavoro, attuando nuovi piani formativi che tengano conto della rivoluzione digitale, di favorire nuove assunzioni, nuovi modelli organizzativi per lo sviluppo del digitale, una maggiore mobilità dei lavoratori tra i diversi settori e facilitare il cambio generazionale.

Il contratto di espansione è importante punto di partenza, un tassello di un processo di rinnovamento complesso che deve agire strategicamente su tre pilastri: scuola e università, lavoro e transizioni professionali. Agire su scuole e università significa ripensare integralmente i modelli educativi del presente e del futuro, nella logica dell’alfabetizzazione digitale e delle partnership didattiche con il mondo delle imprese, con l’obiettivo di acquisire le competenze tecniche, scientifiche, digitali e i soft skills che il mercato del lavoro andrà richiedendo. Saranno fondamentali le partnership tra pubblico e privato per l’avvio di un’istruzione completa che comprenda tanto la teoria quanto la pratica, per fare della digitalizzazione qualche cosa che si apprende e si usa e non un quadro di riferimento tanto astratto quanto inefficace.

Strategici gli investimenti in formazione continua

Ed una strategia efficace non può non tenere conto anche di chi oggi fa già parte del mondo del lavoro. Occorre allora investire nella formazione costante, nel reskilling e nell’upskilling delle forze di lavoro, perché siano in grado di affrontare con le giuste competenze un mercato sempre più dinamico, senza dimenticare le soft skills che saranno un vero e proprio asset strategico nell’ottica dei rapporti uomo-macchina. Uno skill mix completo sarà la chiave per una gestione solida delle transizioni professionali. Transizioni che dovranno essere supportate da un potenziamento delle politiche attive del lavoro e da partnership tra pubblico e privato, per ottimizzare il raccordo tra domanda e offerta e accrescere la mobilità professionale, non solo verticalmente, ma anche tra settori diversi.

 

Solo l’attivazione e la combinazione coerente e simultanea del mix degli strumenti illustrati può favorire la creazione di un patto intergenerazionale volto allo sviluppo della nuova occupazione, alla sostenibilità di quella esistente e a un reale cambiamento, a beneficio tanto della competitività delle imprese, quanto dello sviluppo del capitale umano, garantendo il valore delle persone, attraverso modelli organizzativi che offrano flessibilità e un migliore equilibrio vita-lavoro.

Per costruire questo patto intergenerazionale serve sì potenziare le politiche attive del lavoro, ma saranno altresì fondamentali alcune azioni mirate: costruire un efficace piano di formazione digitale, utilizzando i fondi europei già disponibili, e indirizzare la programmazione del prossimo settennale dal 2021; creare un quadro normativo semplice e coerente; sviluppare relazioni industriali innovative; adottare la contrattazione di anticipo esercitata da parti pienamente rappresentative, consapevoli e responsabili.

Digital transformation: come arrivare pronti al 5G

La combinazione coerente e simultanea dell’insieme di queste proposte può progressivamente portare ad un reale cambiamento a favore di imprese e lavoratori, e non può prescindere dai reali benefici che la diffusione del 5G e della Banda Ultralarga possono portare nella vita di ciascun lavoratore, di ciascun essere umano. Oggi più che mai non può esistere la trasformazione digitale senza queste tecnologie.

Va sempre in questa direzione la volontà di costituire un Fondo di Solidarietà per tutta la filiera TLC: uno strumento che può consentire di passare da una logica solo difensiva ad una espansiva per affrontare i cambiamenti in atto nel mondo del lavoro.

Non abbiamo più tempo, è arrivato il momento di agire e dobbiamo farlo facendo tesoro della nostra storia, che ci insegna che il nostro Paese è precursore di cambiamenti quando restiamo uniti su obiettivi condivisi.

Laura Di Raimondo, direttore generale Asstel

 

Laura di Raimondo

Laura di Raimondo

Direttore Generale Asstel Assotelecomunicazioni

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