Ha fatto bene Giuliano Cazzola, nel suo ultimo intervento su Il diario del lavoro, a puntare i riflettori sull’eterno problema del mismatch, il mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro. Il fenomeno, ci informa Cazzola riportando i dati di Cnel e Istat, ha subito nell’ultimo anno una leggerissima regressione, ma resta vivo in tutta la sua pericolosità. Quasi il 50% delle ricerche di personale specializzato da parte delle aziende resta inevaso, posti di lavoro ben retribuiti che non trovano chi li voglia occupare. Un danno per il lavoro, per le aziende, ma anche per l’economia in generale, perché nessuna impresa investirà mai in costosi macchinari se non avrà la certezza di avere a disposizione il personale competente per farla funzionare. E l’economia ne soffre.
Alla base di questo fenomeno c’è soprattutto una carenza di formazione, a tutti i livelli. Esistono le risorse per finanziare la formazione, esistono i canali adatti per stimolarla, soprattutto i fondi interprofessionali come Fondimpresa, tutti sono convinti della necessità di questi investimenti, ma poi la realtà si dimostra avara. La consapevolezza della necessità di impegnarsi nella formazione non è infatti diffusa. Le aziende, e gli stessi lavoratori, spesso la considerano una perdita di tempo, quasi una seccatura, se possibile da evitare. Come per la battaglia contro gli incidenti sul lavoro, tutti sanno che è indispensabile impegnarsi, pochi lo fanno davvero.
Noi de Il diario del lavoro anche quest’anno ci impegniamo nell’organizzazione della nostra Scuola superiore di relazioni industriali, arrivata al suo dodicesimo anno. I corsi inizieranno la settimana prossima: l’11 marzo è prevista la prima sessione di tre giorni, alla quale seguiranno altre tre sessioni, tutte di tre giorni, una al mese fino a giugno. E’ un master che abbiamo affinato negli anni, con la collaborazione dell’Unità di ricerca Lavoro e Organizzazioni presso il Dipartimento di Scienze sociali ed economiche de La Sapienza di Roma. Da un paio di anni teniamo i corsi ad Ariccia, in un albergo ex convento, sui colli attorno a Roma: una scelta mirata per creare l’atmosfera del campus che faciliti l’apprendimento e la relazione tra i partecipanti ai corsi.
La Scuola superiore ha infatti una caratteristica particolare, realizza formazione congiunta: si affiancano cioè persone, per lo più tra i 30 e i 40 anni, che provengono sia da aziende, piccole e grandi, sia dal sindacato. L’esperienza ci ha insegnato l’utilità di questa vicinanza. Una persona che lavora nell’ufficio risorse umane di un’azienda e una che lavora in un sindacato, spesso ritengono di non avere nulla in comune: ma bastano un paio di giorni assieme e si accorgono che, oltre ad essere coetanei, svolgono un lavoro analogo. Inoltre, per affinare la loro preparazione, i partecipanti alla Scuola incontrano oltre 40 tra esperti, docenti universitari, dirigenti delle imprese e del sindacato, e le sperimentazioni ed esercitazioni sollecitano il confronto e la collaborazione tra tutti.
I corsi si possono seguire, oltre che di persona, ospiti per tre giorni dell’albergo, anche on line, in diretta o in differita. Il nostro consiglio è quello di essere presenti, non solo per poter partecipare alle sperimentazioni, specie alle simulazioni di trattative, molto apprezzate, ma per potersi immergere in questa realtà e coglierne tutti i benefici.
Assieme al professor Mimmo Carrieri, l’altro direttore della Scuola superiore di relazioni industriali, noi desideriamo così dare un contributo alla formazione di chi opera nelle relazioni industriali, nella convinzione che una valida contrattazione riesca a superare i piccoli e grandi problemi che imprese e lavoratori incontrano quotidianamente.
Massimo Mascini
























