Quadro positivo per l’occupazione dall’ultimo bollettino economico di Bakitalia. Secondo quanto rilevato, nei mesi autunnali il numero di occupati è tornato a salire e il tasso di disoccupazione si è ulteriormente ridotto; quello di partecipazione al mercato del lavoro, invece, è diminuito tra i giovani.
Sul fronte salariale, nella media dei primi undici mesi del 2025 le retribuzioni contrattuali nel settore privato non agricolo sono cresciute del 3,2 per cento, 1,5 punti percentuali in più dell’inflazione. Risultato, questo, della proficua stagione di rinnovi contrattuali, alcuni dei quali scaduti da molti mesi (15 in media), che hanno interessato oltre quattro milioni di lavoratori, di cui circa un terzo dipendenti del settore privato.
Nel dettaglio, nonostante il recupero iniziato nel 2023, a novembre scorso le retribuzioni contrattuali in termini reali risultavano ancora più basse del 7,7 per cento rispetto ai livelli di gennaio del 2021, con differenze settoriali persistenti. Nei servizi la riduzione del potere d’acquisto è stata quasi doppia di quella osservata nell’industria, per via del maggiore ritardo nei rinnovi e della minore diffusione delle clausole di recupero dell’inflazione.
I rinnovi più recenti hanno definito incrementi salariali leggermente inferiori al 3 per cento annuo, prosegue lo studio, in considerazione delle moderate aspettative di inflazione. Dopo una trattativa di 17 mesi, a novembre è stato siglato il contratto nazionale dell’industria metalmeccanica privata e dell’installazione di impianti, il più diffuso della manifattura, che interessa oltre 2 milioni di lavoratori (pari al 17 per cento dei dipendenti)3. L’accordo ha validità fino a giugno 2028 e ha mantenuto la clausola di recupero a posteriori del differenziale tra l’inflazione attesa (IPCA-NEI) al momento del rinnovo e quella realizzata.
Questo meccanismo, prosegue Bankitalia, introdotto nel contratto del 2016, ha consentito un parziale recupero del potere d’acquisto eroso dalla recente accelerazione dei prezzi: tra gennaio 2021 e novembre 2025 le retribuzioni reali del settore sono scese del 3,3 per cento, un calo inferiore a quello registrato negli altri comparti. A regime gli aumenti tabellari comporteranno complessivamente una crescita della retribuzione annua dell’8,7 per cento tra giugno del 2024 (data di scadenza del precedente contratto) e giugno del 20285.
Per il 2026, secondo l’analisi di Bankitalia sono previsti pochi rinnovi: oltre l’80 per cento dei dipendenti è coperto da contratti validi che rimarranno in vigore per tutto l’anno. La dinamica salariale sarà quindi determinata pressoché interamente da aumenti definiti da accordi già firmati. Il wage tracker (WT) per l’Italia, indicatore che misura la crescita delle retribuzioni sulla base dei soli contratti in vigore (cfr. il riquadro: L’impatto dei recenti aumenti contrattuali sulla dinamica retributiva, in Bollettino economico, 4, 2024)6, segnala che la crescita delle retribuzioni contrattuali, ridottasi dal secondo trimestre del 2025, continuerà a indebolirsi anche nel 2026, pur rimanendo al di sopra dell’inflazione attesa.
Quanto al quadro economico generale, il bollettino rileva che nel terzo trimestre 2025 il Pil dell’Italia è leggermente aumentato, per effetto del deciso rialzo delle esportazioni e dell’espansione degli investi menti, che hanno beneficiato degli incentivi fiscali e delle altre misure connesse con il Pnrr. Nelle proiezioni elaborate a dicembre si prefigura una crescita del prodotto dello 0,6 per cento nel 2026, che si rafforzerebbe nel biennio 2027-28.
I consumi delle famiglie sono cresciuti in misura contenuta, si legge, risentendo di attese ancora sfavorevoli sull’evoluzione del quadro economico internazionale.
Sulla base delle nostre valutazioni, nel quarto trimestre l’attività economica ha continuato a espandersi moderatamente, dice Bankitalia, sospinta dal settore dei servizi, soprattutto quelli destinati alle imprese, e da un recupero nell’industria.
Le prospettive per la mani fattura restano incerte, anche per l’intensificarsi della concorrenza cinese in diversi comparti.
Nel quarto trimestre l’inflazione si è collocata su livelli bassi nel confronto con l’area dell’euro, per la crescita più moderata dei prezzi dei servizi e per il calo più pronunciato di quelli dell’energia. L’inflazione al netto delle componenti più volatili è scesa al di sotto del 2 per cento.
Le pressioni all’origine continuano ad attenuarsi. Secondo le nostre proiezioni elaborate nel mese di dicembre, si legge, l’inflazione al consumo scenderà all’1,4 per cento nel 2026, dall’1,7 dello scorso anno; risalirà gradualmente nel biennio successivo, portandosi su valori prossimi al 2 per cento nella media del 2028, riflettendo il temporaneo aumento della componente energetica dovuto all’introduzione della normativa europea ETS2.





















