Incertezza, ma anche debolezza. Ecco due delle parole pronunciate da Massimo Longhi, il nuovo Direttore del Centro Studi di Federmeccanica, in apertura della conferenza stampa con cui l’associazione delle imprese metalmeccaniche aderenti a Confindustria ha presentato ieri, a Roma, l’edizione n. 176 della sua indagine trimestrale sulla Congiuntura metalmeccanica. Due parole che Longhi ha citato riferendosi alle recenti analisi dei maggiori osservatorii della situazione economica globale. Fra cui il G7 che ha parlato di una crescita del Pil globale pari a zero.
Già anni fa Ignazio Visco, l’allora Governatore della Banca d’Italia, aveva ripetutamente segnalato l’incertezza delle tendenze economiche globali come uno dei fattori che, tra la fine degli anni 10 e l’inizio degli anni 20 di questo secolo, rendeva particolarmente difficile il compito degli economisti che tentano di produrre delle previsioni economiche affidabili. Ma se, per ciò che riguarda gli economisti, una situazione di incertezza costituisce un fattore di difficoltà previsiva, per ciò che riguarda gli imprenditori tale situazione può diventare, invece, un fattore che produce di per sé un effetto economico negativo. Infatti, in un clima di incertezza le imprese sono inevitabilmente portate a una maggiore prudenza nell’effettuare le proprie scelte di investimento. Prudenza che, alla lunga, può tradursi in una serie di rinvii decisionali. Con ovvii effetti negativi sull’insieme dell’attività produttiva.
Già il giorno prima della conferenza stampa di cui stiamo parlando, ovvero mercoledì 10 dicembre, l’Istat aveva reso noti i dati sulla produzione industriale italiana relativi al mese di ottobre del corrente anno. Dati secondo cui, per tale mese, l’indice della produzione industriale è diminuito dell’1% rispetto al mese di settembre; mentre in termini tendenziali, ovvero rispetto a ottobre 2024, tale indice è calato dello 0,3%.
Restando ancora sui dati relativi alla produzione industriale del nostro Paese, nel corso della conferenza stampa di Federmeccanica è stato sottolineato come “i moderati segnali di ripresa” registrati a inizio anno, si siano “successivamente ridimensionati”. Tanto che, “malgrado il rimbalzo osservato a settembre”, nel terzo trimestre “i livelli di produzione sono tornati in territorio negativo”. In particolare, “nel terzo trimestre del 2025”, la produzione industriale nel suo complesso “ha registrato una variazione negativa rispetto al trimestre precedente (-0,5%) e una positiva nel confronto con l’analogo periodo del 2024 (+0,7%)”.
Per ciò che riguarda, invece, “l’attività produttiva metalmeccanica”, dai dati illustrati ieri da Elena Falcone, del succitato Centro Studi di Federmeccanica, si è appreso che tale attività “si è mantenuta positiva” in termini congiunturali, passando “dal +1,1% del primo trimestre al +1,6% nel terzo”, mentre “in termini tendenziali, dopo i risultati negativi dei primi due trimestri (rispettivamente -5,8 e -2,6), nel terzo ha registrato un incremento del 3,2%”.
Tuttavia, considerando assieme i primi tre trimestri dell’anno in corso, ovvero il periodo che va dal gennaio al settembre del 2025, si vedrà che “i livelli di produzione settoriale risultano mediamente inferiori del 2,1% rispetto allo stesso periodo del 2024”. E ciò “con una contrazione più accentuata di quella registrata per l’intero comparto industriale (-1,7%)”.
Da notare che, nell’indagine di cui stiamo parlando, viene osservato che “a condizionare l’attività produttiva metalmeccanica è stato, in particolar modo, il sensibile calo tendenziale della fabbricazione di Autoveicoli e rimorchi (-14,3%)”.
Come si accennava sopra, da questi confronti fra dati settoriali e dati relativi all’insieme della produzione industriale, nonché fra dati congiunturali e dati tendenziali, risulta difficile cogliere delle tendenze evidenti. E, aldilà dei contenuti di singoli dati, la percezione che di essi hanno organizzazioni imprenditoriali e singole imprese resta improntata a un’estrema prudenza.
Alessia Miotto, Vice presidente di Federmeccanica, ha infatti detto: “Siamo ancora dentro un tunnel e le luci sono flebili. Ci sono alcuni segni più, ma non si possono definire segnali positivi perché il quadro complessivo è molto fosco e perché siamo molto distanti dagli standard necessari per sostenere un’adeguata crescita del settore”. E ha poi aggiunto: “Occorre fare grandi sforzi come Sistema Paese per recuperare mettendoci in carreggiata e per andare avanti all’insegna della crescita”.
A pochi giorni dalla sigla dell’ipotesi di accordo per il nuovo Contratto nazionale dei metalmeccanici, era inevitabile che, dai giornalisti presenti, venisse qualche domanda sul senso e sugli effetti possibili di tale accordo. Domande cui ha risposto il Direttore generale di Federmeccanica, Stefano Franchi. Il quale ha osservato, innanzitutto, come l’ipotesi di accordo, di per sé, venga a costituire, all’interno del quadro complesso sopra descritto, un elemento di stabilità. Quanto ai contenuti, Franchi ha rivendicato che il testo concordato rappresenta un punto di equilibrio fra sostenibilità sociale e competitività industriale. Sottolineando, poi, che, al di là dell’attenzione che la stampa dedica sempre alle quantità salariali, nell’intesa vi sono elementi qualitativi di grande importanza, da quelli relativi alla formazione professionale, a quelli relativi alla prevenzione per ciò che riguarda salute e sicurezza dei lavoratori. “Come parti sociali – ha concluso – abbiamo fatto la nostra parte.”
Fernando Liuzzi


























