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Home - Approfondimenti - La nota - Qualche luce e molte ombre nel rapporto congiunturale di Federmeccanica

Qualche luce e molte ombre nel rapporto congiunturale di Federmeccanica

di Fernando Liuzzi
30 Maggio 2025
in La nota
Qualche luce e molte ombre nel rapporto congiunturale di Federmeccanica

“Qualche flebile luce, e molte ombre, avvolte da una fitta nebbia.” Parafrasando un celebre motto di Winston Churchill, relativo alla Russia, Stefano Franchi, Direttore generale di Federmeccanica, ha sintetizzato così il quadro offerto dall’edizione n. 174 dell’Indagine congiunturale sull’industria metalmeccanica del nostro Paese.

E’ la mattina di giovedì 29 maggio e siamo a Roma, in una sala convegni sita nei pressi della Camera dei Deputati. Sala in cui, con cadenza trimestrale, l’Associazione delle imprese metalmeccaniche e meccatroniche, aderenti a Confindustria, presenta alla stampa la sua ricerca sulla Congiuntura Metalmeccanica.

Perché, dunque, “qualche flebile luce”? Perché, dopo un‘annata, quella del 2024, segnata sostanzialmente dal continuo peggioramento dei vari indicatori economici relativi al principale settore della nostra industria manifatturiera, adesso, ovvero nel momento in cui sono disponibili i dati relativi ai primi tre mesi del corrente anno, si può finalmente parlare di un dato positivo. Anche se, avverte subito Franchi, si tratta di una cifra da “prefisso telefonico”. Siamo insomma davanti a un segno “più” seguito, come si suol dire, da uno “zero virgola”.

Per essere precisi, in Italia, nel primo trimestre 2025, i volumi di produzione del settore metalmeccanico sono “mediamente aumentati dello 0,7% rispetto al trimestre precedente”, ovvero rispetto al quarto trimestre del 2024. Trimestre in cui, ci pare utile ricordarlo, era stato invece registrato un calo congiunturale pari al -1,8% rispetto al terzo trimestre dello stesso anno.

Siamo, insomma, di fronte a una piccola crescita congiunturale. Una crescita che può essere salutata positivamente non tanto per le sue proporzioni, evidentemente modeste, ma perché segna comunque un’inversione di tendenza rispetto ai cali congiunturali susseguitisi nel corso del 2024.

Se dal piano congiunturale si passa però al piano tendenziale, si vedrà subito che non c’è molto da stare allegri. Infatti, se il primo trimestre 2025 viene paragonato all’analogo periodo dell’anno precedente, ovvero al primo trimestre 2024, si vedrà che ci si trova di fronte a un dato negativo, pari a un -5,8%. Dato su cui pesano i ripetuti cali produttivi registrati – via, via – nel corso dello stesso 2024.

Se poi dal solo settore metalmeccanico si passa all’insieme dell’industria manifatturiera, ci si trova di fronte a una crescita congiunturale più modesta – +0,4 invece che +0,7. Mentre, sul piano tendenziale, ovvero – lo ricordiamo – confrontando il primo trimestre 2025 al primo trimestre 2024, anche per l’intera industria manifatturiera si resta in territorio negativo: -3,4%.

Siamo insomma entrati nella zona problematica definita da Franchi come quella delle “molte ombre”. Zona da cui possiamo prendere in considerazione anche quella, più ampia, che è “avvolta dalla nebbia”.

Dopo l’introduzione di Franchi, nella conferenza stampa di ieri, ha preso la parola Ezio Civitareale, direttore del Centro studi di Federmeccanica. Il quale ha allargato il discorso all’andamento globale dell’attività economica. Affermando che “nei primi mesi del 2025” sono stati già registrati evidenti “segnali di indebolimento” e che “le attese per l’anno in corso” sono già state “ulteriormente ridimensionate”.

Ora, per restare nel complesso di immagini proposte da Franchi, il fatto è che mentre nel buio si può sempre tentare di accendere qualche luce, fendere la nebbia è cosa senz’altro più difficile. E qui la nebbia è data dal fatto che, come ha detto il Vice Presidente di Federmeccanica Diego Andreis, intervenendo da remoto nel corso della conferenza stampa, “diventa sempre più difficile fare analisi congiunturali quando le cose possono cambiare da un giorno all’altro”. “Da aprile – ha detto ancora Andreis, ovvero, aggiungiamo noi, da quando il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha fatto i primi annunci relativi alla sua nuova politica dei dazi – viviamo letteralmente alla giornata tra annunci e misure che incidono pesantemente sull’economia globale e sull’attività di chi fa impresa.”

E non per caso, i notiziari economici del mattino di ieri si erano aperti proprio sull’ennesimo fatto nuovo relativo alla suddetta politica dei dazi. Fatto nuovo, e certo imprevisto, costituito, in questo caso, dal fatto che la Corte statunitense per il Commercio internazionale ha affermato che il Presidente degli Stati Uniti non poteva invocare l’Economic Emergency Act del 1977 per giustificare, come ha fatto Trump, l’uso di decreti presidenziali in materia di dazi, e che solo il Congresso avrebbe il potere di farlo.

Tornando all’Italia, e alle sue “flebili luci”, ma restando anche sui rapporti politico-economici con gli Stati Uniti, Federmeccanica scrive che, nei primi tre mesi del corrente anno, “l’export complessivo del nostro Paese” ha segnato “una leggera ripresa”. Però, purtroppo, con l’introduzione dei citatissimi dazi, “la politica commerciale degli Stati Uniti” incombe sulle prospettive di ripresa “non solo per gli effetti diretti sulle nostre esportazioni, ma anche per quelli indiretti attraverso i nostri principali partner commerciali”.

Sempre per ciò che riguarda le nostre esportazioni metalmeccaniche, un’altra “debole luce” è quella costituita dal fatto che, ancora in confronto col primo trimestre 2024, “sono riprese le esportazioni verso la Germania”, con un +7,1%. Federmeccanica sottolinea poi che, invece, è negativo il dato relativo alle esportazioni verso gli Stati Uniti. In un analogo confronto, è stato registrato infatti un calo pari al -1,1%.

Fin qui abbiamo citato dati macroeconomici selezionati da Federmeccanica a partire da varie fonti. Ma veniamo adesso ai dati relativi al campione di imprese metalmeccaniche creato dalla stessa Federmeccanica.

Il 24% delle imprese intervistate ha dichiarato che il suo portafoglio ordini è cresciuto, mentre il 28% lo ha visto diminuire.

Il 19% delle imprese intervistate prevede una decrescita dei propri volumi produttivi, mentre il 26 prevede una loro crescita e il 50% pensa di mantenerli stabili.

Aumenta al 12% il numero delle imprese intervistate che valuta “cattiva o pessima” la situazione della propria liquidità aziendale.

Il 14% delle imprese intervistate (in discesa dal precedente 17%) pensa di accrescere la propria forza lavoro, mentre il 19% (in aumento rispetto al 14% dello scorso dicembre), ne prevede qualche ridimensionamento.

Infine, last but not least, ovvero ultimo ma non per importanza, viene questo quinto dato: la quota di imprese che non intende usufruire degli incentivi offerti da “Piano Transizione 5.0” è pari al 68%.

Da notare che, di questo 68%, il 47% non intende usufruire dei suddetti incentivi a causa della loro “mancata rispondenza alle esigenze aziendali”, mentre il 25% ha maturato tale convinzione a causa delle “difficoltà burocratiche” (ci si immagina, riscontrate o intraviste), e il 13% per “assenza dei requisiti” previsti dalla normativa.

Questo è un punto cui Federmeccanica, comprensibilmente, attribuisce grande importanza. A questo proposito, Andreis ha ricordato che la legge nota come “Industria 4.0” – voluta e varata, lo ricordiamo noi, quando il Ministro che si occupava di industria era Carlo Calenda – ha funzionato bene, mentre l’attuale 5.0 non sta riuscendo ad “aumentare la propensione agli investimenti”.

Andreis ha poi osservato che, prima di varare norme in materia di incentivi, occorrerebbe confrontarsi con le esigenze e con le possibilità gestionali effettive proprie non solo delle grandi imprese, ma anche di quelle di minori dimensioni, e comprendere così che occorrono normative semplificate. Infatti, non tutte le imprese hanno, al proprio interno, professionisti capaci di districarsi fra le mille incombenze poste da certe normative, e debbono dunque rivolgersi all’aiuto che può essere loro offerto da consulenti esterni. Consulenti la cui opera, in prima battuta, accresce in termini anche significativi i costi di cui le imprese committenti devono sobbarcarsi.

Già, ma il Contratto? A chi, tra i nostri lettori, si facesse questa domanda, possiamo rispondere che il tema della trattativa per il nuovo Contratto dei metalmeccanici, avviata proprio un anno fa (30 maggio 2024) nonché, a quanto pare, tutt’altro che vicina a una sua positiva conclusione, è emerso, nel corso della conferenza stampa di ieri, solo attraverso le domande di alcuni dei giornalisti presenti.

In estrema sintesi, possiamo dire che, su questo punto, non sono emerse novità. Franchi, in particolare, ha ribadito che Federmeccanica vuole rinnovare il Contratto. Lo stesso Franchi ha poi ricordato che, in base agli accordi interconfederali vigenti (leggi: Patto della Fabbrica), nel Contratto c’è un meccanismo (leggi: utilizzo della Ipca – Nei) che garantisce il potere d’acquisto delle retribuzioni rispetto all’eventuale inflazione. Inoltre, lo stesso Franchi ha affermato che, peraltro, è possibile redistribuire di più ai lavoratori laddove si sia in presenza di imprese con maggiori marginalità.

Fernando Liuzzi

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