Dura presa di posizione del SIM Carabinieri sulla riforma della sanità militare durante l’audizione alla Commissione Affari Sociali e Sanità del Senato sullo schema di decreto legislativo (A.G. n. 366). Il sindacato denuncia “tempi insufficienti” – solo 7 minuti concessi per esporre la propria contrarietà – e boccia in toto un provvedimento che, a suo avviso, penalizza gravemente l’Arma.
Lo schema di decreto, approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri l’11 dicembre scorso, prevede l’istituzione del Corpo unico della Sanità militare dal 1° gennaio 2027, con l’obiettivo di riorganizzare il sistema sanitario delle Forze armate secondo criteri interforze. Ma per il SIM Carabinieri la riforma presenta criticità insostenibili.
Primo nodo: la perdita della qualifica di Ufficiale e Agente di Polizia Giudiziaria per il personale sanitario dell’Arma. “Chi referterà le lesioni in contesto operativo o gestirà gli interventi sui soggetti arrestati?”, si domanda il sindacato sottolineando che “un sanitario dei Carabinieri non è un semplice burocrate in camice, ma un professionista che opera a supporto delle attività di pubblica sicurezza”.
Seconda criticità: il rischio di sotto-organico. Il SIM contesta l’idea di trasformare il Sistema Sanitario Militare in supporto strutturale per il Servizio Sanitario Nazionale. “Il SSM è già sotto organico per le sole esigenze militari”, avverte il SIM, denunciando il pericolo di “sottrarre risorse alla sanità civile per finanziare un’élite sanitaria militare”.
La riforma, secondo il sindacato, penalizza inoltre i graduati: riqualificare Appuntati con decenni di servizio come “volontari” viene definita “una lesione gravissima della dignità professionale”. Il nuovo limite d’età a 28 anni per il reclutamento escluderebbe inoltre i medici più specializzati.
Sul fronte operativo, il SIM evidenzia disparità: pur assistendo 116.000 carabinieri (quasi il 50% del personale militare complessivo) con solo il 10% della forza sanitaria totale, i medici dell’Arma rischiano di trovarsi subordinati ai colleghi delle altre Forze Armate nel nuovo Corpo Unico, a causa di percorsi di avanzamento storicamente più lenti.
“Siamo di fronte a una riforma concepita male per le Forze Armate e peggio per l’Arma dei Carabinieri. Non accetteremo che la specificità dei nostri sanitari venga diluita in un calderone burocratico che ignora il territorio e le stazioni”, avverte Serpi, paventando il rischio di un massiccio ricorso a professionisti esterni tramite Difesa Servizi S.p.A. “Perché pagare esterni quando basterebbe riconoscere il diritto alla libera professione ai nostri sanitari interni?”.
Il SIM Carabinieri annuncia battaglia: “Chiediamo che la riforma venga profondamente corretta per tutelare l’efficacia operativa dell’Arma e la salute dei carabinieri e dei cittadini”. Lo schema di decreto è ora all’esame delle commissioni parlamentari per il parere vincolante.

























