Dare un nome un volto a chi muore sul lavoro, raccontare le loro storie per uscire dalla fredda logica delle statistiche, ma anche supportare i familiari della vittime sotto il profilo legale, burocratico ed economico. È questo lo scopo della neonata associazione “Insieme per la giustizia”, la cui assemblea di lancio si è tenuta presso la seda della Cgil Roma e Lazio che supporta l’iniziativa.
Come hanno spiegato i parenti delle vittime presenti oltre al dolore per una morte improvvisa, le famiglie non solo devo portare il peso del lutto ma sono chiamate ad affrontare tutta una serie di adempimenti burocratici e legali. Forze dell’ordine, avvocati, medici legali irrompono in vite già provate, e tutto questo questo non fa che accrescere il senso di smarrimento. Inoltre le famiglie devono fronteggiare una situazione economica e materiale inaspettata. Molto spesso con il decesso della persona cara viene a mancare l’unica fonte di reddito.
Quando ciò avviene l’onere finanziario della famiglia ricade sulle vedove, che non hanno un occupazione o se questa è presente è saltuaria e precaria. Molto spesso i figli sono costretti ad abbandonare l’università e a dover cercare un impiego. Per questo l’associazione ha come primo obiettivo quello di non lasciare solo nessuno.
“Quando mio cugino è morto – ha raccontato un familiare – la grande famiglia che siamo sempre stati si è fatta subito sentire. Tutti ci siamo mossi. Io sono in Cgil e quindi sapevo a chi mi dovevo rivolgere. Grazie al cugino di mia moglie, che è medico, abbiamo subito trovato un suo collega di medicina forense. C’è stato dunque un insieme che si è mosso per far fronte a questa tragedia. Ma sappiamo che non tutte le famiglie hanno queste possibilità per affrontare il lutto. L’associazione rappresenta questo “insieme” che può supportare chi resta”.
Le rilevazioni dell’Inail ci raccontano che la tragedia dei decessi e degli infortuni sul lavoro ancora non sembra arrestarsi. Nei primi 11 mesi del 2025 i casi mortali denunciati sono stati 1.010, in aumento dell’1% sullo stesso periodo del 2024. Gli infortuni segnano un + 0,4%, mentre per la componente in itinere l’Inail segnale un incremento del 3% delle denunce di infortunio e del 3,4% dei casi mortali.
Per far fronte a una media di 3 morti al giorno la Cgil chiede da tempo l’istituzione di una procura speciale, con una magistratura specificamente formata sulla normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Questo, sostiene il sindacato, ridurrebbe le lungaggini processuali, evitando la prescrizione, e offrirebbe anche una maggiore uniformità di giudizio su tutto il territorio. L’attività ispettiva deve essere rafforzata e sottoposta a un maggior coordinamento. Accanto a questo per la Cgil è necessario riconoscere a chi muore sul lavoro la condizione di vittime del dovere, o offrire un patrocinio gratuito da parte dello stato alle vittime.


























