Si fa sempre più complessa la battaglia tra i pretendenti alla presidenza di Confindustria. Perché i nomi sono tanti, ben quattro hanno presentato la loro candidatura, ma soprattutto perché non esistono uno o due favoriti, tutti sembrano avere le stesse probabilità di vittoria (o, meglio, di sconfitta). Il terreno sul quale si stanno confrontando è comunque lo stesso per tutti, quello delle relazioni industriali, il futuro dei contratti. I candidati si dividono e vengono schierati in base a quanto pensano sul divenire della contrattazione, sul favore che dimostrano per i negoziati in fabbrica o per il peso che attribuiscono ai contratti nazionali.
Non è però un’anomalia che la corsa alla successione di Giorgio Squinzi si articoli proprio su questi temi. In fin dei conti Confindustria nasce proprio per questo, per rappresentare le imprese nei confronti dei sindacati. E per anni questo è stato il core business della confederazione degli industriali. Adesso che la partita della concertazione sembra finita per sempre, tornano prepotentemente di scena i rapporti sindacali e l’organizzazione si modella a seconda del pensiero corrente proprio sulle relazioni industriali.
E allora ecco che i diversi candidati vengono misurati a seconda se preferiscono un atteggiamento più o meno duro verso i sindacati, più o meno attento verso la localizzazione della contrattazione. Bonimetti più falco, Vacchi più colomba, Boccia continuista, Regina attento a una politica di maggiore rinnovamento e coraggio. Le posizioni si sfumano, tornano nitide, si confondono. Come sempre in queste competizioni, dove poi la verità viene fuori solo col risultato finale, spesso a sorpresa, almeno nelle quantità.
Tutti su posizioni diverse le une dalle altre, ma il pensiero corrente in Confindustria è comunque a favore di un sempre più ampio spazio alla contrattazione d’azienda. E’ lì che si realizzano i profitti, che si creano le risorse che vanno poi distribuite, è giusto che lì si contratti. Lo pensano molti, sempre di più. E del resto anche i sindacati pensano qualcosa di molto simile, anche loro sanno bene che, per quanto sia importante mantenere la forza del contratto nazionale, è alla contrattazione di secondo livello che è necessario guardare con sempre maggiore attenzione. Il documento varato a gennaio dagli esecutivi di Cgil, Cisl e Uil questo ha detto non troppo tra le righe.
Il punto è che tutti pensano questo, ma poi nei fatti nessuno fa nulla perché davvero si contratti di più in azienda. Tanto che la contrattazione di secondo livello, anno dopo anno, sta calando invece di crescere. Solo il governo e il legislatore hanno fatto qualcosa a favore dei contratti decentrati defiscalizzando, più o meno, il salario contrattato in azienda, quello che Maurizio Sacconi chiama il salario di prossimità.
E questo avviene non perché le imprese italiane siano tutte troppo piccole, per cui è impossibile pensare a una vera contrattazione d’azienda, ma perché servirebbe una trasformazione profonda delle organizzazioni di rappresentanza che poi nei fatti nessuno se la sente di realizzare. Per avere più contratti decentrati i sindacati di categoria dovrebbero mandare i loro uomini sul territorio, ma nessuno se la sente di cambiare lavoro e soprattutto testa, per cui spesso si continua come sempre fatto e addio al sogno di avere più contratti d’impresa.
Una questione di pigrizia associativa, ma anche di potere, perché se una confederazione trasferisce le sue strutture, le sue forze, sul territorio, questo significa che acquistano più forza, e potere, le strutture di rappresentanza sparse sul territorio, a scapito di quelle nazionali. E lo stesso fenomeno si ripresenta nelle organizzazioni datoriali, perché anche qui un decentramento di forze comporterebbe maggiore forza per le strutture territoriali. E le federazioni di categoria non a caso stanno contrastando questo fenomeno, in parte già in atto.
Insomma, le rappresentanze sociali, sia sindacali che imprenditoriali, sono alla vigilia di decisioni forti, perché nessuno nega che ormai i nodi siano venuti al pettine e sia necessario prendere delle decisioni importanti, anche e soprattutto per la realtà della contrattazione, soprattutto perché è la globalizzazione adesso a dettare le regole, ma la tendenza generale è più quella di rinviare, aspettare, cercare di vedere prima cosa accade, che quella di intervenire con piglio. E’ anche per questo che la corsa alla presidenza di Confindustria diventa sempre più calda, ma, come si diceva una volta, cercando di non farsi troppo male.
Il Diario del Lavoro inaugura questa settimana una nuova sezione: il “Diario della crisi”, uno spazio dedicato interamente alle piccole vertenze territoriali, ma anche a quelle di portata nazionale che ancora non hanno trovato riscontro in appositi tavoli nazionali e che non trovano, generalmente, riscontro nemmeno sui media. Con questa iniziativa puntiamo quindi a fornire ai nostri lettori una informazione sempre più capillare e ad ampio raggio.
Contrattazione
Rischia di saltare l’accordo su Meridiana: in occasione dell’incontro sul Memorandum of Understanding siglato con Qatar Airways, la compagnia aerea ha infatti chiesto un accordo preventivo su 900 esuberi, prima di procedere alla firma definitiva per la joint venture. Ma i sindacati si oppongono.
Nel corso della settimana sono stati siglati diversi accordi: tra la Leone Film Group e gli studios di Cinecittà per attrarre le grandi produzioni internazionali; alla Magneti Marelli, per confermare il ricorso ai contratti di solidarietà per i 430 lavoratori della Pcma di San Benigno; e, infine, quello tra Invitalia e Blutec che destina oltre 95 milioni alla reindustrializzazione del sito ex Fiat di Termini Imerese.
Inoltre, si è tenuto un nuovo incontro tra sindacati dei metalmeccanici e il sottosegretario De Vincenti sull’ormai pluriennale vertenza Alcoa, nel corso del quale il governo si è impegnato a tenere aperta la partita. Le parti si rivedranno il prossimo 7 marzo. I sindacati palermitani, invece, si sono incontrati con l’assessore alle attività produttive del comune di Palermo per discutere della vertenza Almaviva.
Infine, Fincantieri e Fim e Uilm hanno firmato un accordo che proroga di altre 13 settimane la cassa integrazione per i lavoratori dei cantieri navali di Palermo, mentre la Fiom ha ribadito il proprio no.
Diario della crisi
I sindacati del pubblico impiego hanno lanciato l’allarme sul possibile licenziamento di 2 mila lavoratori della Croce Rossa Italiana, chiedendo l’apertura di un tavolo di confronto.
Dalla regione Sicilia arrivano diverse notizie: i sindacati del pubblico impiego bocciano la finanziaria regionale, che mette a rischio migliaia di posti di lavoro; il Tar, interpellato dai sindacati, ha dichiarato illegittimi gli atti del comune di Tortorici che prevedevano esuberi, mobilità e prepensionamenti; i lavoratori della Tecnis impegnati nel cantiere dell’anello ferroviario di Palermo, sono entrati in sciopero così come quelli della Amam messinese. Infine, per la mensa Fincantieri di Palermo, i sindacati hanno scritto al Prefetto per richiedere un incontro, dopo che quello fissato era stato disdettato dalle controparti.
I sindacati della regione Abruzzo chiedono un intervento immediato sul piano di risorse destinate alle politiche sociali.
Dalla Campania, i sindacati metalmeccanici denunciano la grave situazione che si aprirebbe se Airbus decidesse di abbandonare, come sta minacciando di fare, il programma Atr regionale.
Nel Lazio, i lavoratori di Tiburtina Scarl hanno indetto uno sciopero a oltranza fino al 24 febbraio, mentre i lavoratori del marchio del lusso Gucci denunciano le pressioni dell’azienda che per incentivare le dimissioni spontanee minaccia di ricorrere a tagli salariali.
Video
Le telecamere del Diario del Lavoro erano presenti questa mattina, in piazza Ss. Apostoli a Roma, per lo sciopero nazionale dei lavoratori del gruppo Eni Saipem.
La nota
Nunzia Penelope continua a seguire la corsa per la presidenza di Confindustria, nella quale si profila sempre più decisiva la posizione dei candidati sul modello di relazioni industriali indicato da Federmeccanica..
Opinioni
Gaetano Sateriale, sul tema della rappresentanza, risponde all’analisi di Carlo Callieri sulla “marginalizzazione” dei ruoli di sindacati eConfindustria.
Documentazione
Dopo Matteo Renzi, anche il ministro Giuliano Poletti ha diffuso una serie di slide sui 24 mesi del ministero del Lavoro. Disponibili inoltre diversi documenti: l’Almanacco dell’economia Cgil n° 2 e n° 3; il rapporto mensile Abi; il rapporto di Filcams e Fondazione Di Vittorio suiconsumi delle famiglie; il primo rapporto Uil sulla cassa integrazione gennaio 2016; e la nota del Centro Studi Confindustria sulle nuove regole per le banche.



























