Con i dati aggiornati al 26 febbraio 2026, la spesa del PNRR si attesta a 104,6 miliardi di euro (il 53,8% del totale), su un totale di risorse provenienti dall’Europa pari a 194,4 miliardi di euro. effettiva del Piano. Ciò significa che in soli 6 mesi l’Italia dovrebbe riuscire a spendere il 46,2% delle risorse. Sono alcuni dati che emergono da un’analisi dello stato di attuazione del PNRR (dati aggiornati al 26 febbraio 2026), elaborata dal Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della Uil. “L’analisi sui progetti finanziati fotografa una lenta messa a terra del Piano”, sottolinea la Segretaria confederale di via Lucullo Ivana Veronese.
E i dati, in effetti, confermano.
La Missione 1 (Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura e Turismo), ha effettuato una spesa effettiva del 67,2%; la Missione 2 (Rivoluzione verde e transizione ecologica), il 44,5%; la Missione 3 (Infrastrutture per una mobilità sostenibile) il 65%; la Missione 4 (Istruzione e ricerca), il 56,9%; la Missione 5 (Inclusione e coesione), il 42,9%; la Missione 6 (Salute), il 51,3%; la Missione 7 (RepowerEU), solo il 25,6%.
Guardando i dati della spesa delle Amministrazioni Centrali, il Consiglio di Stato e il Tar presentano un livello di spesa pari 75%; il Ministero della Giustizia il 72,9%; il Ministero dell’Economia e delle Finanze il 72,8%; il Ministero Imprese e del Made in Italy il 70,9%; il Ministero dell’Università e della Ricerca il 65,9%. Più indietro, il Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare fermo al 17,4%; il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali al 28,1%; il Ministero della Cultura al 29%; la Presidenza del Consiglio al 39,7%; il Ministero del Turismo al 39,8%.
“I dati rilevano, purtroppo- ha precisato Ivana Veronese – un andamento ad effetto “moviola” sia della messa a terra dei progetti sia della spesa effettiva. Siamo molto preoccupati dalla performance del piano e anche l’ultimo Decreto (il settimo riferito all’accelerazione della spesa), non risolve i temi di fondo per l’attuazione del PNRR. Anzi abbiamo la netta sensazione che queste misure rischiano di aumentare la burocrazia operativa per enti e imprese, anziché semplificarla concretamente. Non vorremmo -ha concluso Veronese- che queste norme fossero arrivate in ritardo, dal momento che siamo ai titoli di coda del PNRR”.


























