“Mentre noi eravano qui a discutere, proprio stamattina sono arrivati altri due contratti, firmati da sigle totalmente ignote”. L’annuncio è del vicepresidente del Civ Inps Guido Lazzarelli, chiamato a concludere il dibattito organizzato dallo stesso Civ sul tema dei contratti e dei salari. E poco prima, era stato il leader Cgil Maurizio Landini a denunciare la firma, sempre in mattinata, di un fantomatico contratto Federservizi-Ugl. Un paradosso niente male, visto che nel corso della discussione tutti i partecipanti avevano puntato il dito contro il proliferare dei contratti pirata, una delle cause riconosciute dei bassi salari nazionali.
L’evento in questione era la presentazione dell’”Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti pubblici e privati”, predisposto dal Coordinamento generale statistico attuariale e dalla direzione centrale studi e ricerche dell’Inps. Alla presentazione dei dati è seguita una tavola rotonda a cui hanno partecipato tutte le parti sociali: Maurizio Landini per la Cgil, Pierpaolo Bombardieri per la Uil, Mattia Pirulli per la Cisl, Simone Gamberini per Lega Coop, Riccardo Giovani per Confartigianato, Francesco Menin per Confcommercio, Pierangelo Albini per Confindustria. Tutti concordi nell’indicare la necessita di dotarsi, innanzi tutto, di regole più cogenti per la rappresentanza, nonché di una messa a punto del sistema contrattuale del patto della fabbrica, datato ormai 2018.
E bastano due dati per capire come vanno le cose: nel 1993 i contratti nazionali riconosciuti erano 150, oggi sono oltre mille. Denuncia Landini: ‘’possibile che sia sufficiente depositare un contratto al Cnel perché’ sia valido? se due parti si mettono d’accordo per firmare un contratto e lo depositano al Cnel, e poi qualcuno decide di usare quel contratto, quel contratto esiste ed è legale, a prescindere dai suoi contenuti, e questo non è pensabile”. Denuncia sui cui si trovano d’accordo anche le controparti datoriali: un recente report di Confcommercio, per dire, ha evidenziato che tra il ‘’suo’’ contratto e un contratto pirata dello stesso settore, c’è una differenza, a scapito de lavoratore, di ben 8 mila euro annui. Ma la ‘’pirateria’’ non si esercita solo sul salario: anche tutto il resto viene stravolto, dall’orario all’organizzazione del lavoro, alle tutele minime.
L’unica strada per bloccare questa proliferazione anomala è dunque stabilire regole sulla rappresentanza. Su questo stanno lavorando da settembre in primo luogo Confindustria e sindacati (due nuovi appuntamenti sono già fissati per la seconda metà di gennaio) ma con l’intenzione di allargare il confronto anche ad altre rappresentanze di impresa. Cgil, Cisl e Uil, malgrado le distanze su altri terreni, sembra che stiano trovando una intesa di base, che andrebbe poi rafforzata con un intervento legislativo di sostegno, come è emerso dagli interventi della mattinata.
‘’Smettiamo di discuterne ai convegni e passiamo alle trattative”, sprona Landini, che si spinge ad affermare che entro la primavera si potrebbe arrivare a un accordo definito sui vari temi, chiedendo poi al governo una vera riforma fiscale, che vada in direzione della protezione dei salari. Conferma Pirulli, parlando a nome della Cisl: ‘’siamo sempre stati disposti a parlare della rappresentanza, anche se non per via legislativa. Intanto, se l’Inps rendesse noti i dati di cui già dispone, ci risparmieremmo tanti problemi’’. Appello sottoscritto anche da Bombardieri: ‘I dati sulla rappresentanza sono in questo palazzo, sfido l’Inps a renderli noti”.
Afferma Albini: ‘’qui non si tratta di decidere chi ha il diritto di entrare nella Sala Verde di palazzo Chigi, ma di far funzionare la contrattazione, altrimenti il rischio è che il salario lo decidano il parlamento, col salario minimo, o i tribunali”. Nell’ottica di Confindustria, il salario va deciso attraverso i contratti, identificando i soggetti che ne hanno diritto, sia attraverso le regole sulla rappresentanza, sia ridefinendo con precisione i ‘’perimetri’’ contrattuali che spettano a ciascun comparto: senza sconfinamenti, e soprattutto ‘’senza approfittarsene per fare politica associativa’’, ovvero ‘’se ti iscrivi da me, ti faccio un contratto che ti costerà meno’’.
Dunque, afferma il rappresentante di Confindustria, ‘’accolgo l’invito di Landini: se lavoriamo bene possiamo realizzare sia una manutenzione del Testo unico sulla rappresentanza, che ricordo era stato firmato da tutti, sia qualche ragionamento che vada anche più avanti’’. Impresa complessa, certo, ma fondamentale: il dilagare del dumping, avverte Albini, finirebbe infatti per far scomparire le rappresentanze di sindacati e imprese, ‘’consegnando il paese alla disintermediazione’’. Riuscirà l’impresa? Dice Bombardieri: ‘’spero si riesca a fare l’accordo molto velocemente con tutte le parti datoriali’’. E Pirulli concorda: ‘’Noi ci proviamo’’.
Nunzia Penelope



























