Valeria Fedeli non è più con noi. Una grande amica, una grande donna, una grande sindacalista. Faceva parte della grande famiglia della Cgil, dove ha seguito tutto il cursus honorum, dalla gavetta a Milano fino alla segreteria confederale, passando per la segreteria generale del sindacato dei tessili, un impegno che ha molto amato. E quando ha lasciato il sindacato si è fatta onore nel difficile mondo della politica, vicepresidente del Senato e ministra dell’Istruzione. Passando ogni volta con molta leggerezza, che era la sua caratteristica fondamentale, ma anche con grande tenacia e una profonda attenzione alle sue responsabilità, che non dimenticava mai.
Dentro il sindacato ha avuto un ruolo importante quando alla guida della confederazione c’erano prima Sergio Cofferati e poi Guglielmo Epifani. E quando quest’ultimo lasciò, perché era scaduto il suo secondo mandato, Valeria era in pole position per prendere da lui il testimone. Con Susanna Camusso non fu mai vera guerra, perché si stimavano e si comprendevano, ma Valeria ebbe molte chances di vittoria. Era sostenuta naturalmente dalla categoria dalla quale veniva, ma era stimata molto anche dalle controparti imprenditoriali, che le riconoscevano una grande capacità di mediare, di andare subito al nocciolo dei problemi, dote che non abbondava nel sindacato di quegli anni.
Ricordo un momento divertente che la vide protagonista. I 5 Stelle avevano da poco avuto un risultato elettorale importante e Luigi Di Maio, che era vicepresidente della Camera, se ne uscì con delle affermazioni un po’ azzardate sul ruolo del sindacato. Come Diario del lavoro organizzammo un confronto online sul ruolo del sindacato tra lui e Valeria, che era suo alter ego in quanto vicepresidente del Senato. Dialogarono per un’ora abbondante ai nostri microfoni e la superiorità intellettuale di Valeria fu quanto meno imbarazzante. Tanto che dopo qualche anno, me lo raccontò proprio lei, si incontrarono e lui sorridendo le riconobbe che quel giorno lei lo aveva proprio “steso”.
Fu protagonista del movimento femminista “Se non ora quando”, che ebbe molto seguito e si distinse per una serie di battaglie fondamentali per il sostegno del ruolo della donna nella nostra maschilista società. E riuscì a svolgere un compito rilevante anche nel suo ruolo di ministra. Da sindacalista capiva bene la funzione e i limiti della formazione e per questo si impegnò molto per l’alternanza scuola lavoro, sapendo che solo per questa via è possibile eliminare o quanto meno attenuare i disagi e le difficoltà dell’ingresso nel mondo del lavoro.
Era vivace e tenace. Ed era una grande amica. Il ricordo di questa bella donna, con i suoi fiammeggianti capelli rossi, indomabili, mi accompagneranno, la sua immagine resterà sempre nel mio cuore.
Massimo Mascini
La camera ardente per l’ultimo saluto a Valeria Fedeli sarà aperta giovedì in Campidoglio dalle 10 alle 18.





























