Non basterà la verifica di Natale ad aprire quella nuova fase concreta e responsabile che tutti auspichiamo nell’azione di Governo. I comitati di esperti e le task force servono a ben poco se non c’è a monte un “Progetto Paese”, una visione condivisa con le parti sociali su quelle che sono oggi le vere priorità, in modo da non disperdere le risorse europee e non sprecare questa occasione storica di ricostruzione del paese”. È quanto sottolinea in un intervento sul quotidiano “Il Messaggero” la leader della Cisl, Annamaria Furlan.
“La gravità della situazione economica e sociale non può essere affrontata solo con i decreti “ristoro” e con gli altri provvedimenti di emergenza. Senza un piano per la crescita ed una nuova politica economica e fiscale, senza politiche attive per il lavoro, soprattutto se non si genera nuova ricchezza ed una reale capacità di consumi, andremo inevitabilmente incontro ad una primavera davvero esplosiva sul piano sociale, quando finirà il blocco dei licenziamenti”, aggiunge la leader Cisl. “Ecco perché il sindacato lo ha detto con chiarezza in queste settimane al Premier Conte: ritorniamo al clima responsabile e virtuoso di marzo quando abbiamo sottoscritto insieme i protocolli sulla sicurezza che ora vanno rivisti. È necessario imboccare la strada del dialogo sociale con i sindacati e le associazioni delle imprese, con chi rappresenta le forze produttive del paese, come la stessa Europa, con grande determinazione, ha auspicato nel suo Next Generation Eu. Questo renderebbe il nostro Governo più autorevole e credibile anche sul piano Europeo”, sostiene la Furlan.
“Non è con l’autosufficienza del Governo che si crea quella necessaria coesione sociale più volte richiamata dal Presidente della Repubblica Mattarella. Il piano sul Recovery fund che abbiamo letto solo sui giornali, in mancanza di una sede di confronto, è quanto di più velleitario e dispersivo si possa immaginare in questa fase così complicata e difficile.
Bisognerebbe scegliere cinque – sei priorità (digitalizzazione, formazione delle nuove competenze, innovazione, scuola, nuove infrastrutture, tutela del territorio, sanità) e su queste innescare quegli investimenti pubblici in grado di accompagnare la transizione verde, rivitalizzare il nostro sistema industriale, stimolare l’azione delle aziende private, partendo dalla aree più deboli e dalla disoccupazione presente nel Mezzogiorno. Non abbiamo bisogno di libri dei sogni. Ma prevedere solo 6 miliardi per la sanità pubblica è una provocazione per tutti i medici e gli infermieri che stanno lottando in questi mesi terribili contro la pandemia, una offesa alle tante famiglie che hanno perso i loro cari, anche a causa di un sistema sanitario falcidiato da quasi 40 miliardi di tagli negli ultimi anni, con una medicina territoriale totalmente abbandonata a se stessa”.
E.G.
























