Nella legge di bilancio 2026 interessante è capire alcune novità che riguardano il diritto dei cittadini a prestazioni e fabbisogni standard come i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) che sono termini fondamentali nel sistema italiano di welfare: i LEA riguardano i servizi sanitari garantiti a tutti dal Servizio Sanitario Nazionale, mentre i LEP sono un concetto più ampio che include anche i LEA, ma si estende a tutte le prestazioni e servizi essenziali in ambito civile e sociale (istruzione, trasporto, assistenza) che lo Stato deve garantire uniformemente su tutto il territorio nazionale, come previsto dalla Costituzione, per assicurare diritti fondamentali e pari opportunità. I servizi così declinati nella legge di bilancio all’art 123-4-5-6-7-8 per la prima volta tentano una integrazione tra sociale e sanitario con l’individuazione del personale necessario per assicurare le prestazioni con un criterio di destinazione e monitoraggio che contempla la formula sistematica “senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.”
Quindi per realizzare questa concreta piattaforma operativa di tipologia di servizi offerti, definendone per ciascuna i costi, i fabbisogni standard, nonché le metodologie di monitoraggio, di valutazione dell’efficienza e dell’appropriatezza dei servizi offerti, si delegano i Ministri competenti in tempi brevi con metodo sussidiario e interoperativo a varare i vari decreti attuativi attenendosi ovviamente alle risorse già previste, sarà compito dei ministeri interessati soprattutto individuare le fonti di finanziamento e integrarle a supporto dei servizi che devono individuare.
La questione più grave è riferita alla realizzazione della Riforma della disabilità legata come ben sappiamo al Fondo per la non autosufficienza e alla sperimentazione avviata nel 2025 in capo alla ministra per la disabilità Locatelli- ministro senza portafoglio- per stabilire attraverso commissioni di certificazione in capo ad Inps interdisciplinari a livello territoriale per l’accertamento sanitario con l’introduzione del nuovo certificato medico per il riconoscimento dell’invalidità civile. Quindi non più commissioni medico-legali diversificate, ma un solo referente nazionale con uniformità di giudizio e procedure standard per tutti e per realizzare il percorso di trasformazione del modello di welfare sulla disabilità, sempre più orientato alla personalizzazione degli interventi attraverso il cd Progetto di vita.
Ma sui territori i problemi per far funzionare queste commissioni e quindi dare risposte alle persone non autosufficienti è complesso, soprattutto perché comporta dei tempi di attesa molto prolungati per l’accertamento dell’invalidità, dovuti alla carenza di personale sanitario medico dedicato, con grave disagio riscontrato chiaramente nei primi mesi di sperimentazione sia del 2025 che già ora con previsione di andare a regime nel 2027.La carenza di questi professionisti sanitari ha un impatto concreto su tutto, questo significa che le persone interessate ad avviare un Progetto di vita indipendente devono aspettare a lungo, anche mesi, semplicemente per riuscire a ottenere la Valutazione di base, che rappresenta solo il primo passo di questo iter del decreto legislativo 62/2024 incentrata sulla certificazione di invalidità e garantire finalmente a tutte le persone con disabilità il diritto alla vita indipendente come previsto dalla Convenzione Onu.
La nuova certificazione della disabilità in Italia, introduce un processo unitario e semplificato affidato interamente all’INPS dal 2026, che sostituisce i vari accertamenti esistenti (invalidità civile, inclusione scolastica/lavorativa, ecc.). Si parte con un certificato medico introduttivo telematico, poi l’INPS gestisce un’unica visita collegiale (con medici INPS, psicologo/sociale e specialista) per la valutazione di base (ICD/ICF), che stabilisce il livello di sostegno necessario, compreso il “Progetto di Vita” e l’accomodamento ragionevole, con sperimentazione in corso in 9 province dal 2025.
Non esiste riforma senza un finanziamento specifico. Servono soprattutto risorse ordinarie, destinate a durare nel tempo. E serve, come nel caso delle riforme sopra affrontate, un riordino delle misure esistenti. Attualmente, sono due i canali di finanziamento principali: una quota di spesa sanitaria e una di spesa assistenziale, assorbita in gran parte dall’indennità di accompagnamento. Queste risorse sono utilizzate in modo frammentato e poco efficace. Una vera riforma richiede un pooling delle risorse e la creazione di un fondo dedicato realizzato con cessazione di parte delle risorse attribuite ai vari ministeri, come si è fatto in molte esperienze europee e soprattutto la volontà dei vari Ministri coinvolti a responsabilizzarsi e operare in sinergia.
Alessandra Servidori



























