Oggi, 5 febbraio, si è svolto lo sciopero della ristorazione collettiva che riguarda quasi 80000 addetti in tutta Italia. I lavoratori che si occupano dalla preparazione dei pasti alla consegna nelle grandi mense aziendali aspettano il rinnovo del contratto collettivo nazionale da circa trentatre mesi e denunciano che da parte delle associazioni datoriali il rinnovo sarà concesso solo prendendo in considerazione delle condizioni inaccettabili. Ecco perché insieme allo sciopero ci sono state mobilitazioni in tante città d’Italia.
“Siamo consapevoli delle difficoltà del momento, ma non possiamo accettare proposte che continuino a peggiorare le condizioni di lavoro di un settore già altamente precario e in difficoltà -spiega la segretaria nazionale Filcams Cgil, Elisa Camellini. La prova di forza, dimostrata con lo sciopero, non può restare inascoltata, auspichiamo che le aziende riconoscano il coraggio delle lavoratrici e dei lavoratori, e accolgano le loro richieste.”
Allo stesso modo il segretario generale della Fsascat, Pierangelo Raineri conferma che «Il malessere delle lavoratrici e dei lavoratori è palpabile e l’adesione in massa alla protesta di oggi è l’emblema dello stato di disagio. A quasi tre anni dalla scadenza del contratto nazionale invitiamo le associazioni datoriali del comparto ristorazione collettiva a fare un passo indietro sulle posizioni che minano i diritti e le tutele individuali e collettive garantiti dalla contrattazione. Si rifletta sulle conseguenze di un mancato rinnovo contrattuale – ha continuato Reineri – sia in termini economici che normativi in un comparto a occupazione per la maggioranza femminile, dove il rapporto di lavoro è prevalentemente part-time e le lavoratrici e i lavoratori sono molto spesso monoreddito. Esortiamo le associazioni datoriali – ha sottolineato Raineri – a tornare al negoziato per individuare un punto di mediazione per consentire la positiva conclusione delle trattative e definire un aumento salariale dignitoso oltre ad un avanzamento della normativa sul welfare e sulla partecipazione».
La protesta di questa mattina è stata chiamata in seguito alla rottura delle trattative avviate con le associazioni datoriali Angem ed Aci ed allo stallo delle trattative con le altre associazioni imprenditoriali Fipe Confcommercio, Federturismo Confindustria e Confesercenti, anch’esse firmatarie il contratto nazionale del turismo parte speciale ristorazione collettiva. L’Angem ha dichiarato che, a differenza di quanto sostengono i sindacati, lo sciopero ha registrato un’adesione minore di quanto i sindacati stessi si aspettassero.
“Le lavoratrici e i lavoratori del settore sono senza contratto ormai da lungo tempo – ha dichiarato il presidente Angem, l’Associazione nazionale delle Aziende di Ristorazione Collettiva, Carlo Scarsciotti – e comprendiamo la richiesta di un aumento salariale. Richiesta che abbiamo accolto, ma a fronte di un incremento di maggiore flessibilità, come peraltro definita nella riforma del modello contrattuale di Cgil, Cisl e Uil. Abbiamo – ha aggiunto inoltre Scarsciotti – mantenuti invariati buona parte degli istituti contrattuali tra i quali la quattordicesima, eliminata in molti contratti e gli scatti di anzianità. Ma saremmo irresponsabili a promettere più di quanto a disposizione. Le aziende della Ristorazione Collettiva lavorano quasi esclusivamente attraverso appalti pubblici che oggi vivono una forte contrazione. E i Sindacati – ha concluso Scarsciotti -consapevoli inoltre di quanto duramente sia stato colpito il settore della Ristorazione Collettiva dalle ultime spending review, devono dare prova di responsabilità, riconoscendo la situazione in cui oggi il mercato ed il settore versano e accettando le proposte da noi avanzate.”
definire un aumento salariale dignitoso oltre ad un avanzamento della normativa sul welfare e sulla partecipazione».



























