Nel mondo è in atto un “gigantesco processo di ristrutturazione e di assestamento del settore siderurgico”, con la comparsa di nuovi soggetti e la scomparsa di altri e l`imporsi di nuove regole del gioco. Nel nuovo scenario sono favoriti i produttori delle nuove economie emergenti come Cina, Russia, Bielorussia, Turchia e India. In Europa, il comparto sta invece soffrendo a causa di una sovracapacità produttiva a livello globale che spinge i prezzi al ribasso e incoraggia comportamento commerciali sleali.
A lanciare l’allarme sono Fim, Fiom e Uilm che hanno riunito oggi a Roma le Rsu delle aziende siderurgiche per fare il punto della situazione in occasione della giornata di mobilitazione organizzata da Industriall ed Eurofer per chiedere all’Europa una politica industriale in grado di proteggere la manifattura e la siderurgia del vecchio continente. A Bruxelles sono attesi cinquemila manifestanti da Francia, Belgio, Regno Unito, Germania e Italia.
“Senza acciaio e alluminio non ci può essere alcun futuro per il manifatturiero industriale”, hanno detto i segretari generali di Fim e Uilm, Marco Bentivogli e Rocco Palombella, e il segretario nazionale della Fiom, Rosario Rappa. La domanda di acciaio cresce soprattutto nelle regioni dove sono fortissime le dinamiche di sviluppo. Le economie dei Paesi emergenti godono molto spesso, hanno sottolineato i segretari delle categorie dei metalmeccanici, di vantaggi competitivi naturali: basso costo delle materie prime e dell`energia, basso costo del lavoro, modesti o nessun vincolo ambientale.
Vantaggi, hanno spiegato Bentivogli, Palombella e Rappa, che le siderurgie dei Paesi sviluppati non hanno più o non hanno mai avuto. Il consumo di acciaio nell’Ue è sceso in media del 30% rispetto al 2007. La capacità produttiva è stata ridotta di 20 milioni di tonnellate l’anno e altri 10 milioni sono in attesa di essere tagliati. Il settore ha già perso più di 40mila posti di lavoro.
I metalmeccanici italiani ritengono che la presentazione di un piano europeo per l’acciaio sia un “importante segnale” di controtendenza, ma “ancora troppo lontano dalle esigenze e dalle risposte che la crisi del settore pretende”. E` “indispensabile” che le linee del piano si incrocino e si innestino sulle diverse condizioni del settore nei singoli Paesi e sulle specifiche politiche industriali degli stessi.
La capacità produttiva di acciaio della sola Cina (340 milioni di tonnellate, due volte e mezza la dimensione della domanda europea) rischia dunque di destabilizzare il mercato con l’esportazione dei suoi prodotti a basso costo. Una minaccia che non riguarderebbe solo il settore dell’acciaio qualora fosse concesso alla Cina lo status di economia di mercato, la cui decisione è al vaglio della commissione Ue.
Per queste ragioni, i sindacati sollecitano l`apertura di un tavolo di confronto permanente sulla siderurgia, che era stato insediato al ministero dello Sviluppo economico, e ritengono necessaria una “strategia comune” per supportare un comparto essenziale e strategico per il sistema industriale italiano.



























