Oggi, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, come ormai pomposamente si chiama quello che una volta era, più semplicemente, il Ministero dell’Industria, Commercio e Artigianato, e poi è stato, ancor più semplicemente, il Ministero delle Attività produttive, si è svolta una riunione del cosiddetto tavolo Automotive. Una riunione che, in teoria, avrebbe potuto essere molto importante, data la quantità e la qualità delle materie in discussione, ma che, come almeno alcuni temevano, si è risolta, in sostanza, in un nuovo rinvio.
L’intervento più complesso e dettagliato, nel corso dell’incontro, è stato sicuramente, come del resto era ovvio che fosse, quello di Emanuele Cappellano, ovvero del responsabile Europa di Stellantis. Ma, al di là delle molte cose da lui dette, la sostanza delle prospettive operative del grande gruppo automobilistico è rimasta fuori dall’incontro odierno. E ciò perché Stellantis, attualmente, sta lavorando per mettere a punto il suo nuovo piano industriale. Piano che, a quanto è finora noto, sarà presentato dal suo Amministratore delegato, ovvero da Antonio Filosa, a fine maggio.
L’incontro è stato quindi essenzialmente utilizzato dal titolare del Dicastero, Adolfo Urso, come un’occasione per rivendicare di aver dato un contributo, come Governo italiano, al mutamento di indirizzo della Commissione Europea per ciò che riguarda alcuni pur importanti aspetti della politica industriale nel campo dell’automotive. Ovvero nell’attenuazione della rigidità con cui l’Unione europea aveva deciso di schierarsi a favore della motorizzazione elettrica degli autoveicoli, condannando a morte certa, e relativamente rapida, il motore endotermico.
Ai sindacati dei metalmeccanici è rimasto quindi uno spazio relativamente ristretto che hanno cercato di utilizzare al meglio.
Innanzitutto, visto che la riunione si svolgeva presso la sede del succitato Mimit, ovvero a palazzo Piacentini, sito nel centro della Capitale, hanno convocato un presidio formato da lavoratrici e lavoratori provenienti da diversi stabilimenti italiani di Stellantis. Lavoratrici e lavoratori che hanno dato voce alle ansie che, comprensibilmente, sono oggi assai diffuse in tali stabilimenti. Così come hanno espresso la volontà di continuare a battersi per dare un futuro credibile a questi stessi stabilimenti.
In secondo luogo, i rappresentanti sindacali hanno ricordato all’Azienda che, al di là dei programmi fin qui annunciati, la situazione in diversi stabilimenti italiani del gruppo Stellantis, nonché in molti stabilimenti della componentistica, è tutt’ora allarmante. Si va infatti da diffusi cali produttivi e occupazionali, a un perdurante massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali. Ammortizzatori che, peraltro, in vari casi sono vicini alla loro scadenza. Mentre nei casi più gravi, come quello dello stabilimento di Termoli, ci si trova davanti all’annuncio di un nuovo motore che sarà sì messo in produzione, ma non prima di quattro anni.
In terzo luogo, hanno ricordato al Governo che ci si trova di fronte a una riduzione del fondo automotive da 8 a 1,6 miliardi. Mentre non si vede all’orizzonte nessuna iniziativa che possa intervenire, credibilmente, sul problema del costo dell’energia, ovvero su un problema decisivo per il futuro dell’industria manifatturiera nel nostro Paese.
Nei confronti dell’Azienda, i sindacati insistono quindi affinché i tempi delle nuove scelte vengano accelerati, per evitare che il passare del tempo possa, di per sé, compromettere le soluzioni auspicabili per i vari stabilimenti, nonché per l’insieme del Gruppo in Italia. Nei confronti del Governo, invece, i sindacati insistono affinché la Presidenza del Consiglio dei Ministri assuma in prima persona la guida del tavolo Automotive, collocandolo presso palazzo Chigi.
Intanto, la settimana prossima i sindacati italiani dei metalmeccanici daranno il loro contributo alla manifestazione che i sindacati europei terranno a Bruxelles per rivendicare una politica industriale degna di questo nome.
Fernando Liuzzi




























