L’Assemblea del Cnel ha approvato il documento ‘Osservazioni e proposte in materia di caporalato e prevenzione dello sfruttamento lavorativo, in cui si sottolinea la necessità di un approccio sistemico e multilivello che integri repressione e prevenzione. Tra i punti qualificanti, vi sono il rafforzamento della contrattazione di qualità; la tutela effettiva delle vittime, anche tramite permessi di soggiorno e percorsi di integrazione lavorativa; aumento dell’efficacia del reato di caporalato (603-bis c.p.); potenziamento del coordinamento ispettivo e delle banche dati; investimenti in trasporti e alloggi per i lavoratori stagionali; valorizzazione della bilateralità e introduzione di condizionalità sociali per l’accesso a contributi e risorse pubbliche.
L’obiettivo finale è quello di contribuire al percorso di confronto in materia di caporalato e sfruttamento lavorativo, stimolando un aggiornamento normativo coerente con i principi e le finalità della legge n. 199 del 2016 che ne rafforzi l’efficacia applicativa alla luce delle evoluzioni del contesto economico e produttivo.
Un passaggio giudicato positivamente da Silvia Guaraldi, segretaria nazionale della Flai, e Alessandro Genovesi, componente del Cnel e responsabile Contrattazione inclusiva, appalti, contrasto al lavoro nero Cgil nazionale, che pure invitano a tenere “alta la guardia sull’effettiva messa a terra delle soluzioni proposte”. “Serve dare gambe e attuazione a quanto scritto”, affermano in una nota, anche alla luce del riconoscimento “di pilastri storici delle nostre lotte”: il rilancio del collocamento pubblico tramite i Centri per l’Impiego, il contrasto alla contrattazione pirata, trasporti e alloggi dignitosi per i lavoratori agricoli, la valutazione dell’introduzione degli indici di coerenza come elemento di legalità e contrasto alla concorrenza sleale, la valorizzazione delle rappresentanze maggiormente radicate. Tuttavia, “resta l’amarezza per il mancato pieno riconoscimento della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, uno strumento strategico che meritava ben altra valorizzazione, soprattutto nella sua declinazione territoriale”.
“Siamo arrivati a questo voto – ricordano Guaraldi e Genovesi – dopo un anno di mediazioni aspre e confronti serrati. Siamo soddisfatti pur restando critici su un’impostazione a tratti troppo premiale, quando in realtà si dovrebbe intervenire prioritariamente con condizionalità ex ante e una qualificazione all’ingresso di chi opera, chiamando a maggiore responsabilità l’intera filiera, compresi chi vende e trasforma i prodotti agricoli. Tuttavia – proseguono – è fondamentale che sia stata sancita la centralità del ruolo pubblico nella creazione di sinergie necessarie a superare la piaga del caporalato e dello sfruttamento lavorativo e che si comincino a riconoscere gli indici di coerenza e la corretta correlazione tra produzione e numero di lavoratori dichiarati come una condizionalità ex ante per operare e per beneficiare di contributi pubblici. Una rivendicazione centrale per la categoria e per la Cgil”.
Secondo Guaraldi e Genovesi: “Positive anche le indicazioni in merito alla costruzione dei prezzi dei prodotti agricoli nel rapporto con la GDO e le proposte in merito alle modifiche normative volte alla tutela dei lavoratori e delle lavoratrici che denunciano e vivono fenomeni di sfruttamento, a partire dall’ipotesi di modifica delle normative in tema di immigrazione con l’ipotesi di introdurre automatismi per il riconoscimento del permesso di soggiorno ex articolo 18 ter del testo unico (permesso per sfruttamento lavorativo), ma anche rispetto alla ri-collocazione lavorativa delle vittime di caporalato”.
“Ora auspichiamo – concludono i due sindacalisti – che questo documento non rimanga un esercizio accademico del Cnel, vista la convergenza raggiunta tra le parti sociali e istituzionali, ma sia la traccia per interventi immediati e concreti. La piaga del caporalato si sconfigge solo trasformando il confronto in azioni politiche tangibili e urgenti, tanto a livello nazionale che sui territori”.


























