di Aris Accornero
(In Documentazione)
Rispetto alla media europea, in Italia ci sono meno lavoratori precari ma un maggiore senso di precarietà del lavoro: come mai? Questa contraddizione fra precarietà rilevata e precarietà percepita è un problema sociale e politico sorto nell’ultimo decennio e via via aggravato dai cambiamenti introdotti dai governi nelle regole sul mercato del lavoro e sull’incontro fra domanda e offerta. Sia il centro-sinistra che il centro-destra non hanno però adeguato gli “ammortizzatori sociali” alle nuove modalità d’impiego, né hanno aggiornato la legislazio-ne di tutela, nonostante le promesse (Carta dei diritti, Statuto dei lavori). Con la “riforma Biagi”, poi, il governo Berlusconi ha creato modalità d’impiego e canali di intermediazione “alla carta”, che hanno alimentato il senso di precarietà pur avendo dato risultati deludenti. Ma il lavoro può essere flessibile senza per questo diventare precario. Basta che chi si muove di più non venga penalizzato, ma semmai ricompensato, e che nel post-fordismo si affermi un nuovo principio di sicurezza sociale: lo Stato deve garantire continuità di cittadi-nanza nella discontinuità dei tragitti lavorativi.


























