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Home - Rubriche - Giochi di potere - Giorgia, Elly e il fantasma condiviso dell’establishment. Ma è solo un alibi

Giorgia, Elly e il fantasma condiviso dell’establishment. Ma è solo un alibi

di Alberto Gentili
13 Luglio 2026
in Giochi di potere
Elezioni, cresce la voglia di pareggio. Il destino di Meloni e Schlein legato alla riforma elettorale. Il ruolo dei Berlusconi

LA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIORGIA MELONI SULLO SCHERMO ELLY SCHLEIN SEGRETARIA PD

C’è un fantasma minaccioso e oscuro che agita i sonni e anima gli incubi di Giorgia Meloni ed Elly Schlein. Uno spettro che è un nemico comune, nonostante la premier e la segretaria del Pd militino su fronti opposti: l’establishment. Un apparato, un sistema di potere, che a sentire le due signore della politica italiana contrasta e detesta entrambe in egual misura. Meloni ne fa una questione politica ed ideologica: “Per un certo establishment la sola idea di una persona di destra al Quirinale risulta terribile”, ha denunciato la premier in tv. Schlein invece, come ha confidato nell’ultima direzione del Pd, si sente nel mirino dei presunti poteri forti in quanto donna quarantenne che ama un’altra donna. Dunque, non un establishment antifascista e di sinistra come quello denunciato da Giorgia, ma patriarcale, bacchettone e omofobo. Il risultato è comunque lo stesso: c’è chi, in Italia, tramerebbe per impedire il cambiamento che loro incarnano, per impedire a Elly di andare a palazzo Chigi e per negare a Meloni l’ascesa al Quirinale.

Il vittimismo e il senso di persecuzione avrebbe avuto, forse, un senso un tempo. Una volta in Italia c’erano davvero i Padroni con la P maiuscola. Quelli che, pur senza scendere in politica, ne erano i registi occulti. Grandi capitalisti come gli Agnelli, i Pirelli, i Ferruzzi, solo per fare tre nomi. Grandi finanzieri e banchieri del calibro di Enrico Cuccia. E poi c’erano i sindacati che, fino a qualche anno fa erano potenti, avevano milioni di iscritti e le redini della pace sociale era nelle loro mani. Con gli scioperi generali facevano tremare i governi. E come dimenticare le trame di burattinai della caratura di Licio Gelli? Uno che, hanno raccontato le cronache giudiziarie, faceva e disfaceva con l’aiuto di boiardi di Stato infedeli e di Servizi deviati. Gli stessi che, in combutta con il lato oscuro di Washington, coltivavano la conventio ad excludendum impedendo al Pci sul finire degli anni Settanta di andare al governo.

Ora però questa ragnatela di poteri forti è evaporata. Non c’è più. Sparita. I grandi industriali si sono estinti, anche a causa della crisi economica. I sindacati si sono indeboliti, rappresentando ormai più gli interessi dei pensionati che dei lavoratori. La massoneria e la mafia vivacchiano nell’ombra e hanno diversificato i propri interessi: una politica debole è meno attrattiva, meno lucrosa. E neppure il Vaticano, con una sequela di papi stranieri, si occupa più delle miserie italiane. Che comandi il Pd o Fratelli d’Italia, si può star certi, a Papa Leone XIV non interessa un piffero.

L’establishment, insomma, appartiene ormai al mondo dei cari estinti. E’ finito male come altri totem dello scorso millennio, tipo la tv generalista, la finanza allegra, le baby pensioni, la Democrazia cristiana, Lucio Dalla e i Ricchi e poveri, il senso civico e il senso dello Stato, il riformismo socialista e laico. E se questo è il quadro, prendersela con l’establishment come fanno Meloni e Schelin è come puntare il dito contro la terra piatta e le scie chimiche.

Allora nasce spontanea una domanda: perché la premier e la segretaria dem dicono di temere agguati e trame di apparati e sistemi di poteri non più sul campo? Giorgia, probabilmente, per continuare nella narrazione dell’underdog osteggiata da tutti, utile per marcare la propria “diversità” e la sua presunta “novità”. Elly per le stesse ragioni, con l’aggiunta di voler provare a coltivare l’appeal di “vera alternativa” alla politica tradizionale. In realtà puntare il dito contro l’establishment, è anche il modo per mettere le mani avanti. Per incolpare, preventivamente, quel brutto fantasma notturno dell’eventuale insuccesso. Perché una cosa è sicura: solo una delle due, alle prossime elezioni, ce la farà.

C’è solo da aggiungere che, in fondo, sarebbe un bene avere un establishment degno di questo nome. Forse sarebbe in grado di fermare la giostra dei populismi che da ormai troppo tempo, prima Silvio Berlusconi, poi i 5Stelle, infine Fratelli d’Italia e Lega, si passano il bastone del comando. E fanno collezione di macroscopici errori e provocano danni seri inseguendo, da populisti doc, i borbottii delle pance degli italiani. Senza elaborare alcuna visione per il futuro del Paese. L’importante è accaparrare voti e arraffare il potere. Tutto il resto è noia.

Alberto Gentili

Alberto Gentili

Giornalista

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