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Home - Approfondimenti - Analisi - Non solo fiscale ma anche delle risorse

Non solo fiscale ma anche delle risorse

17 Settembre 2008
in Analisi

di Carlo De Masi, segretario generale Flaei-Cisl

Per l’autunno, il Governo ha annunciato l’introduzione del cosiddetto “federalismo fiscale”, la traduzione pratica in norme operative del Titolo V della Costituzione Italiana. Con ogni probabilità giungerà a compimento un processo che ha alimentato la dialettica politica per almeno un decennio. Si tratta di scelte complesse intorno alle quali si è spesso imposto un taglio ideologico, che ha favorito lo sviluppo di una contrapposizione sterile tra centralisti per partito preso e secessionisti senza prospettive.

Oggi questa dialettica improduttiva dovrebbe lasciare il campo ad un approccio più costruttivo. Un passo avanti su un tema delicato per il futuro del Paese. A questo cambio di marcia stanno contribuendo: la semplificazione del quadro politico, il successo delle forze storicamente federaliste, i nuovi approdi culturali e politici dell’opposizione riformista. La discussione si è concentrata sul federalismo fiscale, perché esso rappresenta il primo passo verso la realizzazione di uno Stato federale, di cui ne è – nella pratica attuativa – la struttura portante. Il dibattito, però, è eccessivamente spostato sulla relazione tra federalismo fiscale e riduzione delle tasse. In verità il livello di imposizione fiscale può benissimo scendere anche in uno Stato centralista.

Il problema vero è come connettere la riduzione delle tasse e il contenimento della spesa, così da allinearsi alla realtà di molti Paesi a struttura federale, nei quali la spesa pubblica è complessivamente più bassa che negli Stati centralizzati. Il tema delle tasse non può essere l’unico punto di vista, quando si parla di federalismo, perché in questa maniera se ne inaridiscono i contenuti e la natura. Responsabilizzare finanziariamente le comunità e gli amministratori – definendo la capacità di spesa solo in relazione alle entità delle entrate e non come indebitamento continuo che viene compensato attraverso la leva fiscale – costituisce sicuramente il passaggio qualificante del processo federale.

Il federalismo trova il suo significato più compiuto solo se si allarga la visione e  si sviluppa una riflessione più articolata e profonda sul “federalismo delle risorse” ossia su come il territorio, a partire da se stesso e da ciò che possiede, può alimentare uno sviluppo virtuoso ed autopropulsivo. Ecco, quindi, la necessità di andare oltre i due aspetti classici della discussione – il decentramento della spesa e il sostegno alle Regioni meridionali – per concentrarsi sulle risorse a disposizione di ogni realtà regionale ed utili per innescare i meccanismi di autofinanziamento. E questo ragionamento riguarda innanzitutto le regioni del Mezzogiorno d’Italia, quelle più in sofferenza. Si parte da una situazione in cui, però, non v’è traccia di quella corrente di pensiero meridionalista che, in epoche più illuminate, ha teorizzato l’opzione federalista come possibile motore di sviluppo e strumento di emancipazione economica e sociale. La sfida federalista dovrebbe nascere proprio come strumento di riscatto del Sud, come emancipazione dalla logica della spesa pubblica, dei finanziamenti a pioggia e delle cattedrali nel deserto.

E se anche appare evidente la necessità di qualche aggiustamento nella distribuzione della spesa, non si può non tenere conto dell’esistente nello studiare soluzioni appropriate. Queste possono essere diverse, ma non devono prescindere da alcuni punti fondamentali: • riavvicinare, nel medio periodo, i livelli di spesa regionali ai livelli di entrate regionali;
• garantire le risorse necessarie per finanziare uno standard efficiente dei servizi fondamentali.
Il federalismo delle risorse può contribuire a questo, ma anche a rendere sufficienti le stesse regioni meridionali che potranno guardare con ottimismo verso l’autonomia economico – finanziaria.

Le risorse energetiche
possono rappresentare il volano dello sviluppo e dell’occupazione, contribuendo ad aumentare la capacità finanziaria di ogni regione. Un campo dove il Sud contribuisce in maniera determinante, concedendo alle aziende energetiche lo sfruttamento del territorio. Su un tema così delicato, per la vita socio-economica del Paese, quale quello dell’energia, fermo restando le politiche centralizzate nella programmazione strategica di infrastrutture e insediamenti produttivi, è possibile attuare scelte funzionali al federalismo. La Norvegia, con i ricavi dell’energia (provenienti in particolare dall’estrazione del petrolio), ha creato un fondo d 300 Mdl di dollari destinati ad alimentare l’istruzione, la tecnologia e lo stato sociale. Ogni realtà regionale dovrebbe, infatti, avere piena consapevolezza del proprio bilancio ambientale, del rapporto tra energia consumata ed energia prodotta, introitando i ritorni economici per l’uso del Territorio e sul versante impositivo e fiscale. Il Mezzogiorno ha una grande occasione, a partire dalle energie rinnovabili, per aiutare l’economia delle Regioni del Sud in senso federativo, acquisendo in loco parte dei ricavi per gli insediamenti energetici. Emblematicamente il presidente della provincia autonoma del Trentino, in una recente intervista, ha dichiarato: “oggi, la gente trentina si riappropria di un bene prezioso, qual’è l’acqua. L’accordo con Enel ed Edison permetterà a società locali, d’intesa con grandi gruppi, di gestire in prima persona il territorio: da queste società ci attendiamo una gestione più attenta dell’ambiente e delle risorse naturali. Dal punto di vista economico, il nuovo assetto societario garantisce rilevanti ricadute fiscali”. Lo stesso ragionamento dovrebbe valere per i surplus di energia elettrica prodotta in Puglia, per il gas e il metano dei giacimenti petroliferi della Basilicata, per l’eolico della Sardegna, per il fotovoltaico della Sicilia e via discorrendo. Ragionare di federalismo energetico significa dare al territorio la “proprietà” e la libertà di utilizzo delle risorse energetiche disponibili e la possibilità di trasformare la capacità di produrre surplus nel rapporto tra produzione e consumo in vantaggi fiscali per comunità e cittadini. In definitiva, la gestione territoriale, finalizzata alla realizzazione ed allo sfruttamento delle fonti e delle opere energetiche, potrebbe supportare in maniera determinante il federalismo e con esso lo sviluppo del Territorio a beneficio di comunità e cittadini.
Per la Flaei-Cisl – nella logica di “federalismo delle risorse” – questo passaggio socio-economico, in un Settore di rilevanza strategica e con una redditività notevole come quello energetico, incarna l’idea di uno Stato federativo che da un lato sfida la globalizzazione e dall’altro avanza verso un regionalismo autonomo recuperando il Sud. Da ciò ne consegue il nostro impegno, come forza sociale che si occupa di energia, a sostenere con attiva partecipazione questo processo di integrazione.

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