Prepariamoci a un annus horribilis. La posta in gioco alle prossime elezioni è altissima, chi le vincerà metterà le mani su palazzo Chigi e, due anni dopo, probabilmente espugnerà il Quirinale. Così Giorgia Meloni, per tentare il colpo doppio, ha deciso di attingere all’armamentario peggiore della destra. E non è un’opinione, è dimostrato dai fatti e dalle cronache degli ultimi giorni.
Quasi quattro anni al governo, insomma, e nessun passo avanti, nessuna evoluzione verso un conservatorismo moderno. L’underdog della Garbatella sceglie di attestarsi sulle antiche trincee di Colle Oppio. A ben guardare è quasi una regressione, considerate le timide ed episodiche aperture verso una destra moderata. La causa: la comparsa sulla scena del fascista Roberto Vannacci. Un competitor pericoloso per chi, come la premier, non ha rotto i ponti con il passato e teme nemici a… destra.
Così Meloni, da buona populista, si tuffa con passione – in gara anche con Matteo Salvini – nella pancia della gente, la solletica, coltiva odio, rabbia e paure. Tenta di trasformare gli italiani in un popolo di aspiranti pistoleri e giustizieri. E chi se ne frega, se ciò costa perfino uno scontro istituzionale durissimo con il capo dello Stato, Sergio Mattarella.
L’accelerazione è avvenuta dopo l’agguato feroce subìto da Meloni alla Camera, da parte della sua stessa maggioranza, sul delicato dossier della legge elettorale. Un dolorosissimo schiaffone che ha spinto la premier, indebolita e confusa, a reagire e a tornare repentinamente alle antiche, rassicuranti, parole d’ordine. Le stesse in cui sguazza da tempo, tra una batosta e l’altra, Salvini. Un mondo al contrario, esattamente tale e quale a quello disegnato da Vannacci, dove il disagio sociale, gli umori delle viscere, la cloaca dell’odio, il ribollire securitario, vengono cavalcati per provare (appunto) a frenare l’avanzata dell’ex generale della Folgore. E il bilancio è desolante: piuttosto che occuparsi dell’impennata dei prezzi, dei salari al palo, delle famiglie povere sempre più povere, dell’economia ferma, la premier e il vicepremier si limitano a proporre al Paese altra paccottiglia targata ultradestra.
Ma andiamo ai fatti. Meloni, il giorno dopo la batosta sulla legge elettorale, si è lanciata nell’impresa sfruttando la condanna a 14 anni e 9 mesi di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour. Un campione della giustizia fai da te, un alfiere della vendetta privata, come hanno certificato in tre gradi di giudizio magistrati e inquirenti: il commerciante ha rincorso e freddato, colpendoli alle spalle, due rapinatori in fuga e ferito un terzo. Un fuorilegge, insomma, visto che legge non consente di vendicarsi o di farsi giustizia da soli a colpi di pistola. Ma questo a Meloni e a Salvini non importa: serviva un “eroe”, una presunta vittima degli odiati magistrati e il gioielliere era perfetto. Tanto perfetto, da andare allo scontro con Mattarella, invocando (anzi, cercando di imporre) la grazia per il pistolero. Un bravo e onesto cittadino, senza alcun dubbio meritevole di clemenza, visto che in precedenza aveva minacciato con la solita pistola la famiglia dell’ex fidanzato della figlia e che dopo la condanna definitiva si è rivolto sprezzante a Mattarella: “Si metta una mano sulla coscienza e mi conceda la grazia. Il presidente ha graziato uno scafista che ha ammazzato trenta persone…”. Falso. Ma poco importa.
In questa torsione della verità ai fini della propaganda, in questo calpestare le regole dello Stato di diritto e della convivenza civile, Meloni non si risparmia nulla. Tanto da incassare il sostegno dell’ultrà nazista Elon Musk: “In galera ci devono finire i giudici che hanno condannato Roggero”. E tanto da schierarsi, senza se e senza ma, senza alcun approfondimento del caso, dalla parte degli agenti che a Bologna hanno ammanettato e trattenuto schiacciato sull’asfalto Abderrahim Fakir, fino alla sua morte
I sondaggi danno però ugualmente Vannacci in forte ascesa, così Meloni ha pensato bene di raschiare il fondo del barile. Sta per graziare i medici “No-vax”, che violarono l’implicito patto sociale che spinse gli italiani fuori dalla pandemia, reintegrandoli nei loro ruoli. E, visto che c’è, la premier ha compiuto l’ennesima stretta securitaria, aprendo le porte delle galere anche ai quattordicenni e concedendo anche ai vigili urbani la possibilità di effettuare il fermo preventivo per i minorenni. Un delirio di populismo penale che in meno di quattro anni ha già portato al battesimo di 57 nuovi reati, di 60 nuove aggravanti e al raddoppio dei minori in carcere.
Ebbene, a conti fatti, se è questa la destra che ambisce a eleggere il prossimo presidente della Repubblica, c’è da aver paura. Altro che ladri e rapinatori. Marina Berlusconi sembra averlo capito. Forza Italia, pur timidamente, sta cercando di mettere argine a questa violenta e smaccata sterzata degli alleati verso l’ultra destra. Ma se bisogna attaccarci e sperare nella figlia del Cavaliere, anche lei inseguita da un latente conflitto d’interessi, non siamo messi mica tanto bene. No davvero.
Alberto Gentili




























