di Andrea Ciampani – Professore di Storia del movimento sindacale, Università LUMSA Roma
1. Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica si concentrava intorno all’assetto parlamentare ed istituzionale seguente alle elezioni politiche, non è passato inosservato un avvenimento interno al movimento sindacale che ha già iniziato ad animare gli equilibri delle relazioni industriali: l’elezione il 27 aprile scorso, da parte del Consiglio generale della Cisl, di Raffaele Bonanni a segretario generale confederale dell’organizzazione fondata da Giulio Pastore, seguita dall’elezione del segretario generale aggiunto Pier Paolo Baretta. Ha colpito, soprattutto, la decisione con la quale la segreteria appena eletta ha saputo, nel giro di pochi giorni, delineare un “nuovo corso” della Cisl negli scenari socio-politici italiani, dopo il periodo di “stallo”, per usare un’espressione di Bonanni, che ha seguito l’iter congressuale del 2005. Per comprendere il profilo di tale evento appare utile richiamare l’attenzione sulla situazione congiunturale in cui si colloca, sull’esperienza sindacale dei protagonisti e sull’individuazione delle loro strategie.
2. Non c’è dubbio che i prossimi mesi saranno decisivi per l’equilibrio tra forze sociali e governo politico. E’ ormai oggetto di dibattito il rapporto tra riformismo politico e movimento sindacale per contribuire alla ripresa non solo economica del Paese. Mentre una visione radicale del conflitto socio-politico, pur ancora diffusa, mostra ancora una volta i suoi limiti, due prospettive si misurano da qualche anno, convergendo e contendendosi la guida del sindacalismo libero e responsabile.
Una prima strada, nel corso del tempo rafforzata con l’ausilio di un’aggiornata modellistica neo-funzionalista, punta a sollecitare il completamento del percorso di maturazione riformista della Cgil. Ad essa si è accompagnata l’adesione, più o meno convinta, dei partiti di sinistra per raccordare ad una dinamica d’assunzione di responsabilità connessa alla partecipazione nel governo politico una base sociale finora orientata alla conflittualità e legata a comportamenti antagonisti di fronte all’acuirsi delle disparità socio-economiche. Questa via riscuote, a tratti, l’interesse pragmatico di una parte imprenditoriale per una gestione politica dei rapporti economici e per una semplificazione della pluralità sindacale, considerata orto minore dell’agone politico o patologia sociale.
Un secondo indirizzo, forte dei legami associativi derivanti dall’aderenza dei sindacati alla realtà dei processi di trasformazione del lavoro, fa leva su un riconoscimento delle dinamiche di autonomia collettiva e, per questo, di responsabile partecipazione delle parti sociali ai processi di formazione delle decisioni socio-economiche. Questa prospettiva, palese anche in molti documenti della recente stagione congressuale di sindacati confederali ed “autonomi”, rivela la capacità attrattiva dell’esperienza sindacale della Cisl e delle risorse del pluralismo sociale. E’ la strada che interessa un governo politico volto ad ottenere coesione sociale attraverso una governance socio-economica rispettosa dei ruoli e delle responsabilità; una strada che parte del mondo imprenditoriale individua come opportuna per conseguire, attraverso una cultura di coinvolgimento dei lavoratori, flessibilità negoziale, ammodernamento e contenimento dei rischi dell’impresa.
Entrambe le posizioni possono richiamarsi alla pratica della concertazione; ma ad essa assegnano contenuti distinti. Il prevalere dell’una o dell’altra prospettiva, o il loro accompagnarsi, avrà conseguenze significative sull’esercizio della libertà e sulla partecipazione della società alle sfide che attendono l’Italia. E, prima ancora, inciderà sull’assetto interno al sindacalismo italiano che si appresta a vivere a livello mondiale la costituzione di una confederazione internazionale frutto dell’incontro tra sindacati “liberi” e “cristiani”, rappresentando tutti i lavoratori liberamente e democraticamente associati nei sindacati.
In tali ampi scenari assume un particolare respiro la prima dichiarazione di Bonanni che, come segretario generale, è stata ripresa dai media: egli ha volutamente evidenziato il rischio che l’ipoteca della Cgil di Epifani sulle scelte economiche dell’Ulivo si rivelasse una “pietra al collo” per il Governo Prodi. La Cisl, così, non solo ha riaffermato la sua posizione circa l’autonomia che distingue i sindacati dai partiti, ma, soprattutto, ha richiesto al Governo “in fieri” il rispetto della sempre più estesa sfera d’azione del sindacato e del confronto responsabile tra le parti sociali, senza indebite intrusioni normative e preordinate mediazioni politiche.
3. Chi dubitasse di tale respiro nella dichiarazione che ha posto la Cisl immediatamente al centro di un dibattito che sembrava assopito, può andare a rileggere i brevi ma densi interventi di Bonanni e Baretta al momento della loro elezione. Questi hanno alle spalle peculiari percorsi sindacali, come facilmente si evince dalle loro biografie, ma entrambi li hanno vissuti con una piena consapevolezza della storia della Cisl e delle sue ragioni costitutive, con sensibilità di culture sindacali regionali e categoriali che sono espressione dell’articolata modalità associativa dei lavoratori nella complessa realtà economica e sociale del nostro Paese. Per questo non vi è da dubitare sulla loro dichiarazione dell’unità dell’organizzazione come consapevole risorsa per il “nuovo corso” della segreteria Bonanni.
In questo modo la Cisl, attingendo alle radici della sua presenza sindacale, può annunciare una segreteria coraggiosa, ma non avventata; intesa a dettare l’agenda, piuttosto che a subirla; incentrata sulle ragioni nell’azione sindacale piuttosto che sull’analisi introspettiva. E’ stata riconosciuta la capacità di Bonanni di intervenire nel dibattito sul cuneo fiscale, coinvolgendo Bombassei e Epifani sul merito delle sue proposte; è stato avvertito l’approccio originale della segreteria Cisl sulla “legge Biagi”, impegnata ad indicare interventi operativi nella negoziazione contrattuale, piuttosto che a duellare tra schieramenti politici o interpretativi; ha suscitato interesse il richiamo di Bonanni al significato economico e sociale di processi di privatizzazioni che non hanno condotto a quella concorrenza imprenditoriale e a quei vantaggi economici per i consumatori che dovevano giustificarli. Tutto ciò è stato messo ben in evidenza dal Sole 24 Ore quando ha rilevato l’ “aria nuova” che soffia nella “svolta maturata in casa Cisl.”
Ma per cogliere l’intensità e le ragioni di tali interventi occorre riandare ad una questione che Bonanni sembra richiamare con forza, spiazzando e contaminando il linguaggio mediatico: la soggettività sociale del movimento sindacale esprime la voce e la rappresentanza degli interessi dei lavoratori. Per questo egli rilancia la centralità dell’azione contrattuale nell’affrontare le nuove sfide del lavoro e incalza l’interlocutore imprenditoriale. Per questo la Cisl sembra proporre risolutamente una negoziazione su flessibilità contrattuale e maggiore salario e tutele per i lavoratori (facendo emergere l’esperienza maturata nel settore edile), nonché il rilancio della riforma contrattuale che, aggirando le risse sui modelli, sia infine il frutto condiviso di un dibattito dei lavoratori svolto nei posti di lavoro. E’ muovendo dalla rappresentanza del lavoro organizzato, sembra suggerire, che è possibile giungere a scenari di concertazione responsabile.
C’è in tutto questo l’energia di una strategia sindacale, come ha sottolineato Bonanni, capace di interrogare gli interlocutori sociali e politici. Il suo esito, comunque, sarà determinato dalla capacità di rinnovare il patto associativo che sostiene la Cisl: “La natura associativa della Cisl, che è un valore fondativo della nostra concezione di sindacato, deve indurci a praticarla con una coerenza radicale nel nostro fare sindacato secondo un modello democratico”. Un’affermazione, questa di Bonanni, non priva di accenti autocritici, tanto che egli non ha esitato ad accennare all’”autentico scossone” richiesto per ridare all’associare sindacale “vitalità e capacità d’attrazione ai nostri valori”. La sfida della Cisl, dunque, si giocherà ancora una volta, e forse in maniera decisiva, “sulla proposta e sulla rappresentanza”; cioè sulla cultura, come capacità d’interpretare la realtà, sull’organizzazione, come coinvolgimento collettivo dei lavoratori associati, e sulla formazione, come elemento costitutivo della confederazione.
4. “La Cisl torna a ruggire”, ha scritto il Riformista l’indomani dell’elezione di Bonanni. Il primo maggio il Corriere della Sera, invitando la Cgil a ripensare l’intero sistema delle protezioni e della rappresentanza, evidenziava l’invito a dar vita a un nuovo sindacato. Bonanni ha ricordato che la pretesa del “sindacato nuovo”, introdotta dalla Cisl negli anni Cinquanta, ha già una sua storia, è viva e si ripropone, misurandosi ogni giorno con la realtà socio-economica attraverso la sua una presenza sociale. Diradando “il velo dei falsi problemi”, essa ancora si mette alla prova nel promuovere riforme e processi di civilizzazione nella società italiana.

























