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Home - Approfondimenti - Analisi - Prospettive e difficoltà del dialogo sociale

Prospettive e difficoltà del dialogo sociale

24 Gennaio 2006
in Analisi

di Raffaella Vitulano – giornalista

I partner sociali europei hanno predisposto un programma di lavoro che coprirà il periodo 2006-2008. Unice/Ueapme, Ceep e Ces (e il Comitato Eurocadres/Cec) reiterano il loro sostegno alla Strategia di Lisbona per fare dell’Europa l’economia della conoscenza più competitiva del mondo, capace di una crescita economica durevole, con più e migliori impieghi di qualità ed una maggiore coesione sociale. In un documento comune, sottolineano che occorre attaccare la debolezza dell’Europa in materia di crescita e occupazione e far fronte alle sfide dell’evoluzione demografica, della mondializzazione e delle innovazioni tecnologiche.
Il programma di lavoro del dialogo sociale europeo per il 2003-2005 ha contribuito con successo all’applicazione di tale strategia ed è servito ad elevare il livello del dialogo nel corso degli ultimi tre anni, accrescendo la sua autonomia. I partner sociali europei hanno soprattutto negoziato due accordi quadro sul telelavoro, due quadri d’azione sulla formazione continua e sulla parità uomo-donna, e messo a punto un programma d’assistenza ai partner sociali dei nuovi Stati membri per rilanciare il dialogo sociale
 
Con questo secondo programma d’azione per il 2006-2008, intendono contribuire alla crescita, all’occupazione e alla modernizzazione e promozione del modello sociale europeo. La Ces, l’Unice/Ueapme e il Ceep vedono questo programma di lavoro come un mezzo per continuare a rafforzare l’autonomia dei partner sociali. La qualità dei suoi risultati nella Ue allargata implica – per i sindacati – una rinnovata attenzione verso misure adottate congiuntamente, accompagnate da un uso effettivo ed un’organizzazione efficace delle disposizioni in materia e delle attività di sorveglianza.
I partner sociali europei ritengono che il loro nuovo programma di lavoro dovrebbe concentrarsi sulle principali sfide economiche e sociali dell’Europa, per assicurare che il dialogo sociale a livello europeo si occupi davvero dei principali problemi dei lavoratori e degli imprenditori europei. Di conseguenza, per contribuire alla crescita del potenziale d’impiego e di crescita dell’Europa del dialogo sociale europeo, i partner sociali stanno per condurre una analisi comune delle sfide chiave alle quali i mercati europei fanno fronte.
Sulla base di tre analisi:
1. invieranno raccomandazioni comuni alle istituzioni europee e nazionali sul modo di affrontare le questioni chiave per l’Europa, come le politiche macroeconomiche e del mercato del lavoro di fronte ai cambiamenti demografici ed il lavoro nero;
2. prepareranno un quadro d’azione sul lavoro in rapporto alle principali sfide e definendo priorità d’azione per i partner sociali, dopo aver comparato diverse strategie utilizzate su temi come  la flexecurity; la produttività e l’innovazione; la mobilità e la migrazione; la formazione continua; l’invechiameno attivo; l’integrazione dei giovani;
3. termineranno gli studi nazionali sull’evoluzione economica e sociale nell’Europa dei 10; li allargheranno in modo da coprire l’Europa dei 15 e, su questa base, riconsidereranno gli orientamenti di riferimento sulla gestione del cambiamento e sulle sue conseguenze sociali;
4. continueranno il loro lavoro d’aiuto allo sviluppo del dialogo sociale nei nuovi Stati membri, lo estenderanno ai paesi candidati ed esamineranno il modo in cui i centri di risorse di imprenditori e sindacati offrono assistenza tecnica ai 10 nuovi Stati membri e forniscono aiuto ai partner sociali di tutti i Paesi della Ue;
5. faranno rapporto sull’applicazione degli accordi relativi al telelavoro, allo stress sul lavoro e al quadro d’azione sull’uguaglianza di uomini e donne;
6. sulla base dell’applicazione dell’accordo sul telelavoro e del quadro d’azione per lo sviluppo delle competenze  e delle qualifiche, ne svilupperanno la loro comprensione comune degli strumenti e il modo in cui possano avere un impatto positivo a diversi livelli di dialogo sociale.
Ceep, Unice/Ueapme e Ces ritengono che tale programma di lavoro non costituisca una lista esaustiva. I partner sociali possono quindi decidere di integrare le consultazioni su diversi temi europei presentando – come hanno fatto per le molestie e la violenza sul lavoro –  proposte sulle quali i negoziati si terranno nel 2006. Inoltre, sindacati e imprese continueranno a monitorare l’applicazione pratica della strategia europea per la crescita e l’occupazione. I partner sociali europei continueranno a ricorrere a diversi strumenti per mettere in opera questo programma di lavoro.

Ma a che punto è, in concreto, lo stato della discussione, presa peraltro in esame dall’ultimo comitato esecutivo della Ces? Nella sua riunione del 14 e 15 giugno 2005 lo stesso comitato aveva adottato le proposte della Ces per gli orientamenti generali, destinati a costituire la base di lavoro per il secondo programma di lavoro autonomo dei partner sociali europei. Su tale base, poi, la Ces ha avviato le sue discussioni con l’Unice-Ueapme e il Ceep. Il punto tra imprese e sindacati è stato in seguito fatto nella riunione del Comitato del dialogo sociale lo scorso 8 novembre. A seguito di una decisione di questo Comitato 24 giugno 2005 proposta da una delegazione Ces, un piccolo gruppo ad hoc si è riunito il 30 settembre e il 17 ottobre scorsi per stabilire un primo progetto di questo nuovo programma di lavoro, che avrebbe dovuto essere presentato alla riunione dell’8 novembre. E’ apparso chiaro nella prima riunione che – riferisce la Ces – le intenzioni dell’Unice fossero di includere meno temi importanti nel programma di lavoro. Le proposte presentate in termini di strumenti costituivano un generico quadro d’azione sull’occupazione, che avrebbe trattato di questioni come “il cambiamento demografico” e la “capacità di adattarsi al cambiamento”. Di contro, l’Unice  ha annunciato la sua disponibilità a proseguire il lavoro effettuato in comune sull’aumento delle capacità per i partner sociali nei nuovi Stati membri. Infatti, l’obiettivo dell’Unice era di avviare una serie di discussioni a livello europeo per “lanciare una dinamica nelle azioni degli Stati membri”, tralasciando tuttavia ogni discussione o negoziato su questioni di livello europeo. Il Ceep ha dato prova di un approccio più costruttivo e si è mostrato più desideroso di discutere questioni che fossero oggetto di una preoccupazione comune su scala europea e che, se fossero state trattate, avrebbero senza dubbio offerto un miglioramento della situazione dei lavoratori come delle imprese.


Dal canto suo, la Ces ha puntato l’attenzione sulla necessità di concentrarsi sulla qualità del dialogo sociale europeo e dei suoi strumenti, sulla necessità di disporre di un programma di lavoro flessibile che trattasse esclusivamente di questioni autonome risolte dai partner sociali e prendesse in considerazione ogni proposta della Commissione europea che non fosse inclusa nel programma di lavoro. E sulla necessità, ugualmente, di concentrarsi su questioni centrali come l’adattamento  ai cambiamenti e alla loro anticipazione, la flexecurity, la formazione continua e il cambiamento demografico, nonché, infine, di mettersi d’accordo su almeno un tema in vista di un negoziato autonomo che associasse i differenti partner sociali in modo da arginare possibili minacce da parte della Commissione europea. Il progetto di proposta presentato al Comitato dialogo sociale riflette le difficoltà con cui le parti si sono confrontate nel corso delle due riunioni del gruppo ad hoc.
La maggior parte delle proposte presentate dalla Ces si è scontrata con un rifiuto degli imprenditori. In generale, i membri del Comitato dialogo sociale hanno dichiarato che, per quanto non del tutto soddisfacente, questa proposta comune costituisse un buon punto di partenza. La maggioranza dei membri è infatti dell’avviso che la Ces non possa rompere le sue relazioni con le organizzazioni degli imprenditori, e gli stessi colleghi dei nuovi Stati membri hanno evocato il fatto che il programma di lavoro dell’Unione europea sia il solo strumento di cui essi dispongono per avviare qualsiasi tipo di dialogo con gli imprenditori a livello nazionale. Così, per quanto sia cosciente che poca evoluzione possa essere registrata in tempi brevi in termini di contrattazione, la Ces ritiene che la possibilità di fare progressi in alcuni ambiti tramite discussioni comuni e dialogo sia del tutto concreta. In ogni caso, l’assenza di dialogo e discussioni non favorirà in nessun modo la politica sociale nel corso dei prossimi anni se i partner sociali romperanno il dialogo.


Nella sessione plenaria del Comitato dialogo sociale, la delegazione della Ces ha ribadito che il progetto di proposta resta appropriato come punto di partenza, ma è comunque ben lontano dal dare prova di una sufficiente ambizione.
Tre i messaggi emersi con chiarezza:
a) la fase attuale del dialogo sociale europeo dovrebbe concentrarsi sulla qualità dei risultati piuttosto che sulla quantità. Per la Ces, il fatto di aver accettato, in quanto partner sociali, alcuni strumenti, comporta l’obbligo di comprendere e rispettare tali impegni, quindi i diritti e incarichi che tali strumenti implicano;
b) tale programma di lavoro deve contenere almeno una proposta di accordo. Tre temi possibili sono stati segnalati: la formazione continua, la contrattazione collettiva transnazionale, la promozione di un accesso più facile al mercato del lavoro per le categorie svantaggiate;
c) l’importanza di un certo numero di questioni chiave che devono essere affrontate nel programma di lavoro. Tra queste, si possono citare la mobilità, le migrazioni, i cambiamenti demografici, etc.
La delegazione sindacale ha fatto con chiarezza sapere di voler proseguire il dialogo sociale, ma in maniera attiva e positiva. Il testo, nel suo attuale contenuto, costituisce per la Ces un minimo assoluto, ed ogni tentativo di indebolirlo ulteriormente sarebbe “inaccettabile”.


La risposta imprenditoriale ricevuta dalla Confederazione europea dei sindacati dimostra le maggiori difficoltà relative al progetto di proposta, espresse soprattutto dalle organizzazioni tedesche, svedesi e britanniche. I commenti formulati dalla delegazione degli imprenditori nella sessione plenaria hanno chiaramente mostrato che alcune delle questioni che figurano nel programma, come l’anticipazione del cambiamento, la flexecurity e l’identificazione di alcuni risultati relativi agli strumenti, si sono rivelate problematiche, e che occorrerà prima concentrarsi sull’analisi delle stesse questioni, per poi mettersi d’accordo, in una seconda fase, sugli strumenti comuni.
La delegazione degli imprenditori ha chiesto più tempo per le sue discussioni interne ed ha convenuto che una nuova riunione del Comitato dialogo sociale dovrebbe aver luogo in questo inizio anno, per verificare se reali progressi siano davvero possibili. Per la Ces, non esistono molte opzioni per sbloccare la situazione attuale. Il comitato esecutivo si consulterà con i membri del Comitato dialogo sociale sul percorso da seguire. Il confronto dovrebbe concentrarsi sui seguenti aspetti: i vantaggi di un programma di lavoro autonomo; l’importanza di temi autonomi per i negoziati tra i partner sociali; l’importanza di trattare questioni che non trovano spazio in accordi quadro, ma che contribuiscono comunque alla definizione di posizioni comuni a livello europeo; il ruolo delle organizzazioni sindacali nazionali rispetto alle organizzazioni nazionali degli imprenditori, in modo da aiutare lo sblocco dell’attuale situazione.

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