di Stefano Ruvolo, Femca Cisl
Entro novembre 2005 il Parlamento europeo voterà gli emendamenti alla proposta della Commissione del 29-10-2003, ed entro dicembre il Consiglio europeo adotterà una posizione comune per la definizione finale del regolamento R.e.a.c.h. cioè la registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze chimiche. Di fatto, il processo decisorio per la prima lettura diverrà irreversibile. La Commissione europea entro primavera 2006 presenterà una nuova proposta per la seconda lettura.
Praticamente sconosciuto al Governo italiano, l’adozione del Reach, porterà ad una gigantesca e lunga (circa tredici anni) operazione di analisi e classificazione delle sostanze chimiche, e ha come obiettivo principale quello di colmare un gap nella conoscenza dei possibili effetti su salute e ambiente di sostanze chimiche messe sul mercato prima del 1981, quando era possibile commercializzarle senza alcun tipo di autorizzazione formale. Si tratta, in altre parole, della riclassificazione – con costi a carico delle aziende – di oltre il 90% delle sostanze chimiche, con indubbi effetti sulla sicurezza dei prodotti e sulla salute degli europei.
Una operazione di questo genere ha notevoli effetti sulla politica industriale, sulla occupazione e sul commercio dei prodotti. Come è ovvio, il tema non riguarda solo l’industria chimica ma ha diretti effetti sui settori a monte e a valle. In Italia, oltre al settore chimico, l’operazione riguarderà tutto il settore della ricerca applicata fino ai settori del Made in Italy, e quello dell’agricoltura. Non credo di esagerare dicendo che è in gioco l’assetto dell’industria europea, le specializzazioni produttive, il lavoro di milioni di persone.
I Governi di Francia e Germania seguono in maniera costante l’evolversi delle definizioni del Reach e hanno fatto sentire più volte il peso delle loro mediazioni, così come la Ces ed i sindacati europei di categoria. D’altronde, la posta in gioco è visibilmente importante. Le imprese europee producono circa il 31 per cento delle sostanze chimiche mondiali, lasciando al secondo posto anche gli Usa con il 28 per cento, e sono il terzo settore manifatturiero dell’Unione, con un totale di quattro milioni e settecentomila posti di lavoro tra diretti e indiretti. Senza contare quelli dell’auto o dei settori facenti capo alla moda, per citare le relazioni produttive più dirette.
Un’agenzia centrale europea e le autorità nazionali dovranno sovrintendere alle registrazioni e custodirne i risultati, nonché avviare procedure per le sostituzioni delle sostanze pericolose, prodotte o importate che siano, ed infine fare i test circa gli effetti sulle persone. Di fronte ad un tale impegno, il ruolo del sindacato e dei Governi è decisivo.
Le mediazioni finali, che si stanno facendo in queste settimane , sono decisive non solo per l’insieme delle operazioni ma sopratutto per l’assetto industriale del nostro Paese. Si sta delineando, ad esempio, una mediazione che viene incontro alle piccole e medie imprese per la registrazione delle sostanze in quantità minori, concedendo più tempo (13 anni invece degli 11 previsti) al fine di poter programmare meglio gli investimenti e diluire i costi. Una ulteriore mediazione sta avvenendo circa i test sugli animali (invertebrati invece delle cavie), a volte indispensabili per valutare gli effetti sulla salute umana. Infine i tempi di attuazione della adozione del Reach e quello della possibile revisione.
Siamo di fronte ad un cantiere di proposte (attualmente oltre 3000 emendamenti), fra le quali si segnalano gli importanti contributi dei sindacati europei, sia della Ces che quello congiunto del sindacato chimico (Eceg ed Emcef).
Ma il regolamento Reach rimanda poi ai singoli Paesi una serie di problemi a cui è necessario rispondere .
Provo ad enumerarne alcuni:
· Esistono in Italia laboratori di ricerca in grado di affrontare una operazione di questa natura? O bisognerà ricorrere all’estero, dove sembra siano già pronti?
· Come dovremo affrontare i nuovi problemi della sicurezza e della qualificazione professionale nei luoghi di lavoro?
· I costi – notevoli – dell’operazione di analisi, registrazioni , valutazioni nonchè sostituzioni come incideranno sui costi dei prodotti a valle ?
· I prodotti importati – sottoposti anche loro al processo di registrazione – che rapporto avranno con quelli prodotti nel mercato europeo?
· Quale ruolo si ritaglieranno le organizzazioni sindacali in una operazione di questo genere? Solo il controllo o anche la gestione?
Sono i temi che derivano dal Reach assieme agli indubbi benefici dell’operazione, a patto che lo si affronti con serietà e voglia di approfondimento. In gioco è il futuro dell’industria italiana, la sua forza e consistenza, la sua collocazione internazionale, la sicurezza dei cittadini e dei lavoratori.
























