Renata Polverini – Vicesegretario Generale Ugl
Merita una chiosa migliore di quella proposta dalla professoressa Gottardi l’appello all’unità del sindacato partito da Milano, e da quel laboratorio dove si sperimentano equilibri e nuove frontiere delle relazioni industriali che è la Regione Lombardia. Non solo per i contenuti e gli stimoli che quell’appello propone. Ma per la strumentalizzazione che la docente veronese fa di un’iniziativa senz’altro apprezzabile, a vantaggio di una tesi che però fatica non poco a dimostrare.
La tesi è che la disarticolazione dell’unità sindacale è opera del Governo Berlusconi che, promuovendo oltretutto la crescita e la rappresentatività dei “sindacati autonomi”, apre varchi alla contrattazione individuale ed all’impoverimento dei diritti dei lavoratori. Ora a me, e penso anche a qualche altro milione di italiani, sembra chiaro che le pulsioni politiche e partitiche che attraversano la Cgil hanno spinto quella Confederazione ad assumere posizioni pregiudiziali e oltranziste su tutti o quasi i provvedimenti proposti dall’Esecutivo: a partire dal Libro Bianco di Marco Biagi, passando dal Patto per l’Italia, per finire alla delega al Governo sul mercato del lavoro.
Che la posizione del sindacato di Cofferati prescinda dal merito delle questioni sul tappeto lo dimostrano tutti gli accordi sottoscritti in passato dalla confederazione di Corso Italia sulla precarizzazione del rapporto di lavoro (leggi “Pacchetto Treu”, L. 196/97), sull’esclusione dalla tutela dell’art. 18, o di tutta la L. 300/70, per alcune tipologie di lavoro, etc. Qualche sciopero generale si sarebbe pur potuto fare negli ultimi dieci anni: per esempio nel caso dei contratti non rinnovati, o rinnovati con ristorni ben più lontani dal tasso di inflazione reale di quelli recentemente ottenuti dai pubblici dipendenti, o ancora per protestare contro le modifiche, davvero non migliorative, apportate nel 2001 dal Governo Amato alla legge sul part- time.
Tutto questo non è successo come, in realtà, non è successo ancora nulla di grave e definitivo nelle relazioni industriali di questo Paese. Meglio così, si dirà. E senz’altro è giusto. Però, occorre che almeno gli “addetti ai lavori” (e la professoressa Gottardi dovrebbe esserlo) non si facciano trarre in inganno dalla “realtà”, cioè dall’apparente guerra in atto in alcuni ambiti delle relazioni sindacali. Infatti, al di là delle quotidiane dichiarazioni del presidente di Confindustria e dei bellicosi proclami del leader di turno della Cgil, c’è una sorta di entente cordiale tra i presunti nemici che continuano, come se niente fosse, a gestire i vecchi e ricchi enti bilaterali (prima di gridare alle “protezioni” dei sindacati “autonomi”, la professoressa Gottardi vada a vedere chi c’è dentro, anche a quelli neo costituiti come il FORTE), o i potenti fondi previdenziali di derivazione negoziale.
Certamente rimane aperto il problema della rappresentatività nel mondo del lavoro, ancora di più dopo l’abrogazione di parte dell’art. 19 della L. 300/70. Il problema, però, è che questo “dilemma” è stato sino ad oggi “risolto” esattamente nella direzione contraria a quella indicata dalla docente veronese, garantendo cioè a Cgil, Cisl e Uil il prosieguo del regime di “monopolio”.
La Cisnal prima, e l’Ugl poi, si è conquistata spazio e rappresentatività senza sconti, con mille sacrifici e discriminazioni dei propri rappresentanti, costretti a mettere innumerevoli volte a repentaglio la propria incolumità per difendere il diritto all’agibilità sindacale e la democrazia sui luoghi di lavoro.. Il nostro sindacato ha poi sottoscritto liberamente l’accordo del luglio’93 e, altrettanto liberamente, quelli del ’96 e del ’98 con i Governi di centrosinistra.
Non sarà difficile alla professoressa Gottardi fare le relative verifiche. Così come non le sarà impossibile appurare la maggiore rappresentatività dell’Ugl Credito e del Sincra nel settore delle banche di credito cooperativo dove, peraltro, “storicamente” il nostro sindacato è firmatario del CCNL.
L’Ugl crede fermamente, e da 53 anni, nel ruolo del sindacato confederale, condivide con la docente veronese, la preoccupazione per la “fuga dalla contrattazione collettiva” in favore di una deregolamentazione che favorisce l’individualizzazione del rapporto di lavoro. Proprio per questo, però, c’è bisogno di maggiore democrazia nel mondo del lavoro, che non dovrà più essere rappresentato per diritto “divino” soltanto dai soliti noti.
























