Nell`ultimo ventennio, la “politica economica nazionale ha disinvestito dal Mezzogiorno, ha svilito anziché valorizzare le sue interdipendenze con il Centro-Nord. Il progressivo disimpegno della leva nazionale delle politiche di riequilibrio territoriale ha prodotto conseguenze negative per l`intero Paese”. E’ quanto si legge nel rapporto Svimez 2019 sull`economia e la società del Mezzogiorno, che chiede un “cambio di prospettiva” nell’analisi della stagnazione italiana e vede in un’Europa “diseguale” un “doppio divario” che condanna l’Italia, non solo il Sud.
I dati rivelano “il pronunciato processo di convergenza sperimentato dall`Europa dell`Est, l`allontanamento dei paesi dell`Europa del Sud, Italia inclusa, dai livelli medi di tenore di vita europei; la crescita tendenziale del reddito pro capite nell`Europa del Nord”.
Il Nord Italia, prosegue il rapporto, “non è più tra le locomotive d`Europa, alcune regioni dei nuovi Stati membri dell`Est superano per Pil molte regioni ricche italiane, avvantaggiate dalle asimmetrie nei regimi fiscali, nel costo del lavoro, e in altri fattori che determinano ampi differenziali regionali di competitività”. La stagnazione “è aggravata da dinamiche demografiche avverse che riguardano tutto il Paese e segnatamente il Mezzogiorno”.
Per effetto della rottura dell`equilibrio demografico (bassa natalità, emigrazione di giovani, invecchiamento della popolazione), “il Sud perderà 5 milioni di persone e, a condizioni date, quasi il 40% del Pil. Solo un incremento del tasso d`occupazione, soprattutto femminile, può spezzare questo circolo vizioso”, si legge.
Per la Svimez bisogna tornare a “una visione unitaria della stagnazione italiana, smarcandosi dalla lettura dell`aumento delle disuguaglianze esclusivamente legata al confine immutabile tra Nord e Sud. Per questo motivo vanno valorizzate le complementarietà che legano il sistema produttivo e sociale delle due parti del Paese”.
In particolare, si riallarga il gap occupazionale tra Sud e Centro-Nord, nell`ultimo decennio è aumentato dal 19,6% al 21,6%: ciò comporta che i posti di lavoro da creare per raggiungere i livelli del Centro-Nord sono circa 3 milioni”.
La crescita dell`occupazione, si legge nel rapporto, nel primo semestre del 2019 riguarda solo il Centro-Nord (+137.000), cui si contrappone il calo nel Mezzogiorno (-27.000). Al Sud aumenta la precarietà che si riduce nel Centro-Nord, riprende a crescere il part-time (+1,2%), in particolare quello involontario che nel Mezzogiorno si riavvicina all`80% a fronte del 58% nel Centro-Nord.
Nel complesso, l`occupazione italiana segnerebbe +0,9% quest`anno, +0,07% il prossimo e +0,30 nel 2020: al Centro-Nord +0,9% nel 2018, +0,13% nel 2019, +0,35% nel 2020. Al Sud +0,7% quest`anno, poi scenderebbe a -0,14 il prossimo, per risalire a +0,14% nel 2020.
E.G.



























