Nel 2017 i giovani tra i 15 e i 34 anni occupati sono in aumento dello 0,9% rispetto all’anno precedente (+45mila, +1% gli uomini e +0,7% le donne). La crescita è stata più vivace al Nord (+1,3%, +35mila) rispetto a quanto osservato nel Centro (+0,7%, +8mila) e nel Mezzogiorno (+0,1%, +2mila). Lo rende noto il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, nel corso di un’audizione sul Def presso le commissioni speciali riunite.
Il tasso di occupazione dei 15-34enni è aumentato di 0,7 punti, portandosi al 40,6% (era 39,9 nel 2016). Anche in questo caso, ha proseguito Alleva, la crescita interessa sia gli uomini sia le donne (+0,7 punti in entrambi i casi) ed è maggiore nelle regioni settentrionali (+0,8 punti) rispetto al Centro (+0,6 punti) e al Mezzogiorno (+0,5 punti). Nel complesso il divario nel tasso di occupazione giovanile tra le regioni meridionali e quelle del Nord è di oltre 20 punti.
Nel 2017 l’aumento degli occupati 15-34enni ha interessato solamente i dipendenti a tempo determinato (+176 mila; +14%). I lavoratori a termine costituiscono circa un terzo dei lavoratori alle dipendenze e il 28,2% del totale dell’occupazione giovanile (31,1% per le donne): rispetto al 2008, l’incidenza del lavoro a termine per i giovani è aumentata di nove punti percentuali, a fronte di un aumento più contenuto sul totale dell’occupazione (+1,9 punti). Restringendo l’analisi alla fascia con 25-34 anni, il lavoro a termine costituisce il 21,7% del totale degli occupati, in aumento di 2,0 punti rispetto al 2016 e di 7,6 punti rispetto al 2008.
Nel dettaglio, circa la metà dei giovani a tempo determinato ha un lavoro di durata inferiore a sei mesi (48,4%), quota più elevata per quanti svolgono una professione non qualificata (63,8%). Appena il 17,4% svolge un lavoro autonomo (23,2% nel totale degli occupati): nelle regioni meridionali, in oltre la metà dei casi si tratta di lavoratori in proprio (55,6% contro il 44,6% del Nord e il 42,7% del Centro), per lo più impiegati nel commercio. Rispetto al totale degli occupati, tra i giovani è più elevata la quota di quanti lavorano a tempo parziale (18,7% contro 23,3%), soprattutto involontario (61,0% contro 74,8%).
La fascia di età dei 15-34enni rappresenta oggi il 22,1% degli occupati, con significative differenze settoriali: la percentuale è più elevata nel settore degli alberghi e ristorazione (39,0%) e nel commercio (27,7%), mentre è ridotta nel comparto dell’istruzione (10,3%) e dei servizi generali della PA (7,9%).
Esistono rilevanti differenze di genere per i giovani che, usciti dalla famiglia di origine, sono genitori: il tasso di occupazione per questi ultimi varia dall`84,4% per la componente maschile al 42,9% per le donne. Il gap di genere è elevato in tutte le ripartizioni, passando dai 35,8 punti del Centro ai 40,8 del Nord, ai 44,7 punti del Mezzogiorno. Allo stesso tempo, le giovani madri presentano un tasso di disoccupazione doppio rispetto ai loro coetanei nella stessa condizione (18,3% contro 9,1%).
Infine, secondo i dati provvisori del primo trimestre 2018, gli occupati di 15-34 anni risultano in aumento dello +0,6% (+29 mila occupati in termini congiunturali). L’aumento riguarda in particolare i 15-24enni (+27mila; +2,6%), mentre è più lieve per i 25-34enni (+2mila; +0,1%).
Alleva ha proseguito con i dati sull’occupazione all’interno del nucleo familiare. In Italia si stimano 1,1 milioni di famiglie in cui tutti i componenti appartenenti alle forze di lavoro sono in cerca di occupazione (4 famiglie su 100) e non percepiscono quindi redditi da lavoro (erano 535mila nel 2008), di queste, più della metà (il 56,1%) è residente nel Mezzogiorno.
L’incidenza di queste famiglie è decisamente più bassa al Nord (circa 2 ogni 100, rispetto a 7 su 100 nel Mezzogiorno). Nel complesso si stima un leggero miglioramento rispetto al 2016 (quasi 15mila in meno), ma la situazione al Sud, ha evidenziato, è in peggioramento (quasi 13mila in più).
Escludendo le famiglie in cui non ci sono appartenenti alle forze di lavoro, la quota con tutti i componenti attivi disoccupati si attesta al 6,4% (era 6,6% nel 2016), con un range che va dal 3,5% nel Nord (3,7% nel 2016) al 12,0% nel Mezzogiorno (11,8% nel 2016).
Sono ancora le famiglie monogenitore quelle che faticano in misura maggiore a entrare nel mondo del lavoro (12,5% con almeno un componente in cerca di occupazione), in particolare quelle composte da un genitore donna (13,1%). Se si considera anche la dimensione territoriale, si stima che quasi il doppio della media nazionale (23,7%) delle famiglie con un solo genitore donna residenti nel Mezzogiorno abbia almeno un componente alla ricerca di un lavoro.





























