Il Ceta non sia approvato in questo scorcio di legislatura e il confronto sia rinviato alla prossima legislatura. È l’appello lanciato da un ampio cartello di organizzazioni nel corso di un incontro con i parlamentari promosso da Cgil, Coldiretti, Arci, Greenpeace, Legambiente, Fairwatch, fondazione Univerde, Adusbef, Federconsumatori, Movimento consumatori.
Nel corso della discussione sono stati sottolineati gli effetti negativi del nuovo accordo commerciale tra l’UE e il Canada sul mondo del lavoro e dell’agricoltura.
Per la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso “l’obiettivo che dobbiamo porci non è solo quello che non sia ha approvato in questa legislatura ma di utilizzare questa nostra campagna per dire le ragioni non astratte del nostro dissenso”. La leader della Cgil sottolinea soprattutto “il divario di doveri tra le imprese investitrici e il paese dove queste vanno ad operare: le aziende godono di una sorta di extraterritorialità dal punto di vista giuridico e della condizione dei lavoratori. Non c’è il riconoscimento neanche della base minima dei diritti previsti dall’Ilo. Non è poi previsto il vincolo di applicazione del contratto di lavoro e questo produce fenomeni di dumping, come già si vede negli appalti”.
Insomma, conclude Camusso, il Ceta “non va bene: non capiamo perché i trattati commerciali devono essere giocati sulla dualità tra liberalizzazione e protezionismo. Noi non siamo protezionisti ma una totale liberalizzazione è’ un errore”.
Anche il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, ha auspicato che il trattato “venga derubricato a questione da rimandare al prossimo governo per permetterci un confronto con i candidati alla prossima legislatura. Questo trattato- sottolinea- ci allontana dall’obiettivo di un modello di sviluppo attento alle persone, siano essi cittadini o lavoratori, e in agricoltura è una legalizzazione della pirateria agroalimentare perché il vero Made in Italy convive con le sue imitazioni”.





























