Sono 65 lavoratori del call center Almaviva di Milano hanno ricevuto comunicazione, datata 11 ottobre, di un trasferimento presso la sede di Rende (Cosenza)
Per i sindacati i trasferimenti sono in realtà licenziamenti mascherati ed una rappresaglia dell’azienda dopo la bocciatura di un accordo sulle condizioni di lavoro. Analisi su cui concorda il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, che ha chiesto ai responsabili dell’azienda di sospendere i trasferimenti.
Pronta la risposta di Almaviva, che accoglie l’appello del governo a sospendere le misure finora adottate “in attesa dell’incontro in sede ministeriale, previsto nei prossimi giorni, per la necessaria definizione di un intesa che garantisca l’indispensabile equilibrio del sito produttivo”.
Almaviva Contact spiega in un comunicato di aver “preso atto che la consultazione tra i lavoratori della sede di Milano ha respinto l’ipotesi di accordo sottoscritta nei giorni scorsi dalla maggioranza delle rappresentanze sindacali aziendali, diretta a fronteggiare la definitiva cessazione di un rilevante contratto da tempo gestito nel sito milanese.”
“Il mancato rinnovo del contratto da parte del cliente – peraltro contrariamente ad una consolidata prassi di rinnovo basata sul confronto competitivo – ha determinato per Milano una riduzione pari al 25% delle attività, generando una condizione di esubero del personale e di non equilibrio del centro produttivo. Una condizione che, in assenza di una nuova gara per l’assegnazione delle stesse attività da parte del committente, ha eluso l’applicazione delle clausole sociali a salvaguardia dell’occupazione, previste dalla legge”, conclude Almaviva.
E.M.





























