14ª Seduta (2a pomeridiana)
Presidenza del Presidente
ZAFFINI
Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Durigon.
La seduta inizia alle ore 19,50.
IN SEDE CONSULTIVA
(442 e 442/I) Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati
– (Tabb. 2 e 442/I-2) Stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno finanziario 2023 e per il triennio 2023-2025 (limitatamente alle parti di competenza)
– (Tabb. 4 e 442/I-4) Stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l’anno finanziario 2023 e per il triennio 2023-2025
– (Tabb. 15 e 442/I-15) Stato di previsione del Ministero della salute per l’anno finanziario 2023 e per il triennio 2023-2025
(Rapporto alla 5a Commissione. Esame. Rapporto favorevole)
Nel riferire sul disegno di legge in esame, il presidente ZAFFINI (FdI) pone innanzitutto in evidenza la brevità del tempo a disposizione del Governo per la predisposizione della manovra di bilancio, la quale, nota, mira a stimolare la crescita economica e a promuovere la giustizia sociale, pur nelle difficoltà determinate dalla guerra tra Federazione russa e Ucraina e dalla ripresa dell’inflazione.
Dà quindi conto delle principali misure in materia energetica, consistenti in aiuti alle imprese e alle famiglie, con la finalità di porre rimedio all’aumento dei prezzi. Riepiloga inoltre le misure fiscali, volte al sostegno del tessuto produttivo, quali la riduzione del cuneo a beneficio dei lavoratori, l’ampliamento della flat tax per i lavoratori autonomi e l’introduzione della flat tax incrementale per le partite IVA.
Quanto alle disposizioni di competenza della Commissione, richiama innanzitutto il diritto alla pensione anticipata al raggiungimento di un’età anagrafica di anni 62 con 41 anni di contributi, quindi l’introduzione della disciplina speciale in materia di indicizzazione dei trattamenti pensionistici, la proroga per il 2023 dell’istituto dell’APE sociale e la proroga della ridefinizione dell’istituto transitorio “opzione donna”. Rileva successivamente che il reddito di cittadinanza sarà riconosciuto nel 2023 nel limite di sette mensilità, ad eccezione dei casi di nuclei familiari con persone disabili, minorenni o persone con almeno 60 anni di età. Fa inoltre presente la previsione dell’inserimento dei soggetti percettori in corsi di formazione o riqualificazione professionale.
Prosegue segnalando l’incremento a partire dal primo gennaio 2023 dell’assegno unico universale per i figli a carico e osserva il carattere strutturale e non più transitorio della maggiorazione dell’assegno relativamente ai figli disabili.
Per quanto riguarda le misure finalizzate alla crescita, si sofferma sull’innalzamento del limite ai pagamenti in contanti e sull’istituzione del Fondo per il potenziamento delle politiche industriali di sostegno alle filiere produttive e dei fondi per la sovranità alimentare e per l’innovazione in agricoltura.
Con riferimento alla materia sanitaria, rileva positivamente le previsioni relative al Piano di potenziamento delle cure palliative, nonché l’aumento delle risorse per l’indennità accessoria per i dipendenti operanti nei servizi di pronto soccorso, sottolineando che è stato disposto un notevole ampliamento dei tempi per la realizzazione della stabilizzazione del personale dei ruoli sanitario e socio-sanitario.
Segnala successivamente il previsto avvio del Piano di contrasto all’antimicrobico-resistenza 2022-2025 e rimarca la disposizione finalizzata all’avvio dello screening nella popolazione pediatrica relativo al diabete di tipo 1 e alla celiachia, nonché il finanziamento degli IRCCS compresi nella “Rete oncologica” e nella “Rete cardiovascolare”.
Pone particolarmente in rilievo l’incremento del livello del finanziamento del fabbisogno sanitario standard rispetto a quanto stabilito dalla legge di bilancio per il 2022, nonché l’aumento del Fondo per la sanità e i vaccini, il rifinanziamento del “bonus psicologo” e l’intervento in materia di gestione dei fondi del payback farmaceutico, oggetto di ulteriori attività di approfondimento. Segnala infine con soddisfazione che la manovra in esame porta il Fondo sanitario nazionale a 126 miliardi e 150 milioni di euro.
Dichiara quindi aperta la discussione generale e propone un’immediata e breve sospensione della seduta, finalizzata a consentire la presentazione di ordini del giorno ed emendamenti.
La Commissione conviene.
La seduta, sospesa alle ore 20, riprende alle ore 20,05.
Il PRESIDENTE avverte che sono stati presentati gli ordini del giorno G/442 Sez I/1/10, G/442 Sez I/2/10, G/442 Sez I/3/10 e G/442 Sez I/4/10.
In discussione generale, ha la parola la senatrice FURLAN (PD-IDP), la quale esprime un giudizio negativo sulla manovra di bilancio, in quanto determina ulteriori iniquità e non prevede investimenti sufficienti per la crescita, oltre a impedire ai Comuni di spendere le risorse a loro disposizione. Critica quindi in modo particolare le previsioni relative alla flat tax, che determina una situazione di squilibrio a vantaggio del lavoro autonomo, non compensato da alcuna rimodulazione del carico fiscale gravante su dipendenti e pensionati. Giudica inoltre sfavorevolmente gli interventi in materia previdenziale, con particolare riguardo alla riduzione delle possibilità di fruizione dell’istituto “opzione donna” e segnala che risulta insoddisfatta la necessità di destinare risorse ai rinnovi dei contratti pubblici e alla detassazione dei premi di produttività, per un’effettiva perequazione rispetto al settore privato. Rileva che la mancanza di investimenti nella pubblica amministrazione risulta particolarmente evidente dalla persistente carenza negli organici del personale sanitario, destinata ad aggravarsi pesantemente nei prossimi anni. Esprime perplessità in ordine alle modifiche alla disciplina del reddito di cittadinanza, paventando gravi conseguenze sociali, mentre una riforma positiva dell’istituto avrebbe dovuto comportare interventi idonei ad agevolare l’occupabilità dei percettori.
Il senatore MAZZELLA (M5S) esprime grande preoccupazione riguardo categorie che reputa trascurate nella manovra in esame, quali i soggetti fragili e le persone affette da malattie rare, che pure rappresentano una parte importante della comunità nazionale. Auspica pertanto l’accoglimento dell’ ordine del giorno G/442 Sez I/3/10, finalizzato all’incremento progressivo del Fondo di solidarietà, attualmente di entità eccessivamente modesta.
La senatrice ZAMBITO (PD-IDP) ritiene inadeguata la misura concernente il fondo relativo alla disabilità nelle periferie, in quanto limitato alle dieci città maggiori, peraltro in un quadro di mancanza di risorse aggiuntive per la disabilità e per il finanziamento del fondo per i caregiver.
Sottolinea quindi l’insufficienza delle risorse destinate al Sistema sanitario nazionale, oltre a quanto destinato ad alleviare gli effetti della crisi energetica, anche sul piano della garanzia dei livelli essenziali di assistenza. Segnala a tale proposito la mancanza delle risorse necessarie alla realizzazione degli ospedali di comunità e delle case della salute e richiama l’attenzione sulla mancanza di possibilità di accesso alle cure delle persone senza fissa dimora.
Prosegue sottolineando il ritardo nella concessione dell’aumento delle indennità di pronto soccorso e segnala la mancanza di previsione per la remunerazione delle farmacie e per la realizzazione del Piano antimicrobico-resistenza.
Dopo aver rilevato l’assenza di interventi riguardanti la salute mentale, rileva la persistente precarietà dei medici titolari di borse di specializzazione e la mancata previsione di risorse aggiuntive per il piano oncologico nazionale.
La senatrice PIRRO (M5S) esprime il giudizio negativo della propria parte politica sulla manovra, rimarcando innanzitutto le carenze sul piano della prevenzione. Lamenta inoltre la riduzione della dotazione del fondo per il “bonus psicologo”, l’assenza di misure volte alla stabilizzazione dei ricercatori precari e le carenze riguardo la questione delle liste d’attesa, particolarmente grave a fronte della cattiva gestione delle risorse da parte delle regioni. Sottolinea altresì l’insussistenza di attenzione al tema della cronicità delle patologie, particolarmente rilevante a causa dell’invecchiamento della popolazione.
Si esprime poi in senso critico riguardo le disposizioni concernenti il reddito di cittadinanza, specificando che le carenze circa gli esiti dell’introduzione di tale istituto sono attribuibili all’inerzia delle amministrazioni regionali, responsabili dell’attuazione delle politiche attive per il lavoro, a partire dall’assunzione di personale per i centri per l’impiego. Fa inoltre presente l’elevata funzione sociale del reddito di cittadinanza a fronte di un mercato del lavoro troppo spesso basato sull’eccessiva contrazione delle remunerazioni. Avverte pertanto la maggioranza circa la responsabilità che si assume nel sostenere la riforma proposta.
La senatrice SBROLLINI (Az-IV-RE) manifesta a sua volta l’orientamento sfavorevole della propria parte politica rispetto al disegno di legge di bilancio per il 2023, facendo peraltro presente il mancato rispetto delle forze di opposizione, reso evidente dall’andamento dell’esame parlamentare.
Quanto al merito del provvedimento, osserva l’insussistenza di visione e di organicità e segnala l’assenza di investimenti idonei a porre rimedio alle carenze degli organici nella sanità, il cui potenziamento non poteva prescindere dal ricorso al MES, che avrebbe garantito risorse sufficienti a un intervento realmente strutturale.
Lamenta successivamente il cambiamento imposto alla normativa riguardante “opzione donna”, che danno luogo oltretutto a forme di diseguaglianza. Rileva inoltre l’inadeguatezza delle risorse necessarie ad affrontare le questioni della disabilità, delle patologie croniche e delle diseguaglianze sociali, cosicché risulta la sostanziale mancanza di attenzione del Governo alle reali esigenze del Paese.
Intervenendo in replica, il presidente relatore ZAFFINI (FdI) ribadisce lo sforzo compiuto dal Governo per l’ampliamento delle possibilità di stabilizzazione dei precari della sanità. Osserva poi che le misure fiscali relative al lavoro autonomo concernono il , così da non dare luogo a diseguaglianze sul piano del trattamento tributario dei redditi. Osserva quindi l’impegno del Governo per i rinnovi contrattuali nel pubblico impiego ed esprime il proprio favore rispetto alle posizioni sostenute dal senatore Mazzella a proposito dei soggetti affetti da malattie rare.
Ribadisce altresì l’impegno della maggioranza e del Governo riguardo i soggetti fragili, come posto in evidenza dalle specifiche previsioni di salvaguardia nell’ambito della riforma del reddito di cittadinanza.
Sostiene quindi l’importanza della prima azione, di cui al disegno di legge in esame, riguardo l’antimicrobico-resistenza e segnala l’impegno del Ministro della salute relativamente all’indennità degli operatori di pronto soccorso.
Rileva la necessità di un ulteriore impegno rispetto al problema delle liste d’attesa, peraltro sussistente da lungo tempo e fa presente che l’intenzione di rivedere, e non di cancellare, l’istituto del reddito di cittadinanza è stata esplicitata durante la campagna elettorale.
Conclude rilevando che un primo segnale di maggiore attenzione alle prerogative delle opposizioni proviene dall’atteggiamento dell’attuale Governo, reso evidente dalla possibilità di procedere a un’effettiva trattazione degli emendamenti presso la Camera dei deputati.
Esprime quindi parere favorevole su tutti gli ordini del giorno presentati.
Il rappresentante del GOVERNO dichiara di accogliere tutti gli ordini del giorno.
Il presidente relatore ZAFFINI (FdI) presenta uno schema di rapporto favorevole (pubblicato in allegato).
La senatrice ZAMBITO (PD-IDP) illustra uno schema di rapporto contrario a prima firma della senatrice Zampa (pubblicato in allegato), richiamando i contenuti dell’intervento svolto in discussione generale.
Anche la senatrice GUIDOLIN (M5S) presenta uno schema di rapporto contrario (pubblicato in allegato), richiamando i rilievi espressi in discussione generale dalla senatrice Pirro.
Il sottosegretario DURIGON esprime parere favorevole sullo schema di rapporto del Relatore e parere contrario sugli schemi di rapporto alternativi.
Verificata la presenza del prescritto numero legale, lo schema di rapporto presentato dal Relatore è quindi posto in votazione, risultando approvato a maggioranza.
La votazione dei restanti schemi di rapporto è pertanto preclusa.
Il PRESIDENTE dichiara quindi conclusa la sessione di bilancio.
SCONVOCAZIONE DELLA SEDUTA DI DOMANI
In considerazione dell’andamento dei lavori, il presidente ZAFFINI avverte che la seduta già convocata per domani, mercoledì 28 dicembre, alle ore 9, non avrà luogo.
La Commissione prende atto.
La seduta termina alle ore 21,05.
RAPPORTO APPROVATO DALLA COMMISSIONE SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, DEL MINISTERO DELLA SALUTE E DEL MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, PER L’ANNO FINANZIARIO 2023 E PER IL TRIENNIO 2023-2025 E RELATIVA NOTA DI VARIAZIONI
(DISEGNO DI LEGGE N. 442 E 442/I – TABELLE 4 E 442/I-4, 15 E 442/I-15, 2 E 442/I-2)
La 10a Commissione permanente,
esaminato, per le parti di competenza, il disegno di legge AS 442, recante il bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e il bilancio pluriennale per il triennio 2023- 2025, esprime generale apprezzamento per le disposizioni ivi introdotte in materia di salute, di lavoro, e a sostegno delle famiglie e delle categorie fragili.
Con riferimento alle disposizioni in materia di salute, valuta assai positivamente le misure previste in materia di cure palliative, con la previsione di un piano di potenziamento presentato da ciascuna regione entro il 30 gennaio di ciascun anno.
Prende inoltre atto con favore dell’incremento delle risorse destinate all’erogazione di una specifica indennità accessoria in favore dei dipendenti degli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale operanti nei servizi di pronto soccorso (articolo 1, comma 526), e dell’estensione fino al 31 dicembre 2024 dell’arco temporale entro il quale può aver luogo la stabilizzazione del personale del ruolo sanitario e del ruolo sociosanitario (comma 528).
Apprezza le misure disposte all’articolo 1, comma 529, per dare attuazione al Piano di contrasto all’antimicrobico-resistenza 2022-2025, nonché l’istituzione di un fondo per lo screening su base nazionale nella popolazione pediatrica, per l’individuazione degli anticorpi del diabete di tipo 1 e della celiachia (comma 530).
La Commissione giudica inoltre particolarmente positivo il finanziamento a favore degli IRCCS (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico) della “Rete oncologica”, per lo sviluppo di nuove tecnologie antitumorali CAR-T e degli IRCCS della “Rete cardiovascolare”, impegnati nei programmi di prevenzione primaria cardiovascolare (comma 531) e condivide la previsione di una stabile remunerazione aggiuntiva in favore delle farmacie per il rimborso dei farmaci erogati in regime di Servizio sanitario nazionale (commi da 532 a 534).
Specifico apprezzamento la Commissione esprime inoltre per l’incremento del livello di finanziamento del fabbisogno sanitario standard (comma 535), nonché per la disciplina in materia di “bonus psicologo” (comma 538) e per l’incremento dello stanziamento per i test Next generation sequencing, funzionale al potenziamento dei test di profilazione genomica dei tumori (comma 539).
La Commissione, nel prendere atto delle disposizioni in materia di payback farmaceutico (commi 540 e 541), valuta con favore l’estensione fino al 2027 del finanziamento per i policlinici universitari gestiti direttamente da università non statali (comma 543). Apprezza l’innalzamento, per l’anno 2022, della quota premiale per le regioni che adottino misure idonee a garantire l’equilibrio di bilancio (comma 544) e l’incremento delle risorse per l’attivazione di ulteriori borse di studio per i medici di medicina generale che partecipano a corsi di formazione specialistica e la modifica del regime di erogabilità del trattamento economico dei medici specializzandi.
Condivide, inoltre, la previsione sugli obblighi di risanamento strutturale dei servizi sanitari delle regioni Lazio, Campania, Molise e Sicilia e sulle anticipazioni di liquidità erogate dallo Stato a tali regioni (comma 829).
In materia di lavoro, famiglia e politiche sociali, la Commissione esprime spiccato apprezzamento per le misure dedicate al sostegno alle famiglie, alla natalità e alle categorie fragili, valutando assai positivamente la riduzione, per l’anno 2023, della contribuzione previdenziale a carico dei lavoratori dipendenti (comma 281) e l’incremento delle risorse finanziarie destinate al riordino e alla revisione degli ammortizzatori sociali e delle indennità in favore dei lavoratori dello spettacolo, inclusa l’introduzione di un’indennità di discontinuità (comma 282).
In particolare, plaude all’introduzione di un’ulteriore fattispecie di diritto al trattamento pensionistico anticipato – la c.d. “pensione anticipata flessibile” (commi 283, 286 e 287), alla proroga dell’APE sociale (commi da 288 a 291), e alla ridefinizione dell’istituto transitorio noto come “opzione donna” (comma 292), condividendo le agevolazioni contributive per assunzioni con contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato (commi da 294 a 299).
Uno specifico apprezzamento meritano la ridefinizione del ricorso allo smart working, che viene limitato ai dipendenti, pubblici e privati, rientranti nelle situazioni di fragilità di cui al D.M. 4 febbraio 2022 (comma 306), la disciplina speciale in materia di perequazione automatica dei trattamenti pensionistici (comma 309), nonché l’incremento transitorio disposto per i casi in cui il complesso dei trattamenti pensionistici di un soggetto sia pari o inferiore al trattamento minimo del regime generale INPS (comma 310).
La Commissione prende inoltre atto con soddisfazione dell’abrogazione a decorrere dal 1 gennaio 2024 dell’istituto del Reddito di cittadinanza (commi da 313 a 321) la cui regolamentazione viene altresì ridefinita per il 2023, nelle more di un’organica riforma delle misure di sostegno alla povertà e di inclusione attiva.
La Commissione esprime condivisione in merito alla modifica dell’istituto delle prestazioni occasionali (commi da 342 a 354) e all’incremento dell’importo di talune prestazioni erogate dall’INAIL ai soggetti che hanno contratto determinate patologie in seguito all’esposizione all’amianto (comma 293).
Particolare apprezzamento esprime inoltre in merito alle novelle alla disciplina dell’assegno unico e universale per i figli a carico (comma 357), alle misure in materia di indennità per congedo parentale (comma 359) e a quelle che recano semplificazioni in materia di ISEE (comma 323).
Condivide poi l’incremento dello stanziamento per favorire l’attività lavorativa dei detenuti (comma 308), il rifinanziamento del Fondo sociale per occupazione e formazione e l’istituzione del Fondo per le periferie inclusive, del Fondo per la sperimentazione del reddito alimentare, del Fondo per l’incentivazione alla qualificazione del lavoro portuale e dei fondi per assunzioni di personale da parte delle amministrazioni statali (commi da 891 a 893).
Infine, considera favorevolmente lo stanziamento disposto per un emolumento accessorio una tantum per i pubblici dipendenti (commi da 330 a 333) e a sostegno della maternità delle atlete non professioniste (comma 613).
Tanto premesso, la Commissione formula, per quanto di competenza, rapporto favorevole.
SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DAI SENATORI Sandra ZAMPA, Susanna Lina Giulia CAMUSSO, Annamaria FURLAN, Ylenia ZAMBITO E MAGNI
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, DEL MINISTERO DELLA SALUTE E DEL MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, PER L’ANNO FINANZIARIO 2023 E PER IL TRIENNIO 2023-2025 E RELATIVA NOTA DI VARIAZIONI
(DISEGNO DI LEGGE N. 442 E 442/I – TABELLE 4 E 442/I-4, 15 E 442/I-15, 2 E 442/I-2)
La 10ª Commissione (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale),
esaminato il disegno di legge recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e Bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025, e le allegate Tabelle, limitatamente alle parti di competenza;
premesso che:
l’economia italiana si avvicina alla recessione, l’inflazione è vicina al 12 per cento mentre le retribuzioni stanno crescendo di poco più dell’1 per cento, con un crollo del potere d’acquisto dei salari e degli stipendi che allarga drammaticamente le disuguaglianze e genera un’enorme redistribuzione di reddito a danno anzitutto delle famiglie più povere e più fragili;
a fronte di questa situazione, il disegno di legge di bilancio presentato dal Governo non solo non risponde alla crisi economica e sociale, ma addirittura rischia di aggravarla, perché è inadeguato ad affrontare efficacemente la crisi energetica e a scongiurare la recessione e fortemente iniquo perché segnato da scelte ideologiche ed elettoralistiche fortemente penalizzanti per le fasce più deboli della cittadinanza, a partire dal taglio sulla rivalutazione delle pensioni;
i 21 miliardi stanziati per il caro bollette basteranno per il solo primo trimestre ed è lo stesso Governo a riconoscere di ignorare come e con quali risorse proseguire nell’azione di sostegno a famiglie ed imprese a partire da aprile, mentre già da dicembre 2022 il prezzo della benzina e del gasolio aumenterà;
nella manovra non sono previste significative misure per rilanciare la crescita, con interventi troppo deboli per favorire gli investimenti e l’accesso al credito delle imprese, nessuna risorsa aggiuntiva per gli investimenti pubblici, nessuna strategia per la transizione energetica e una pericolosa incertezza su futuro del PNRR;
sono largamente insufficienti gli stanziamenti per la sanità, la scuola e il trasporto pubblico, con il rischio che le disuguaglianze territoriali siano aggravate dal progetto di autonomia differenziata, che il Governo intende, peraltro, attuare espropriando il Parlamento, visto che l’adozione dei livelli essenziali di prestazione (LEP) viene demandata ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri;
è necessario più coraggio per affrontare la crisi energetica e il crollo del potere d’acquisto dei redditi, con maggiori aiuti alle famiglie e alle imprese, un deciso rafforzamento del taglio del cuneo fiscale, l’accelerazione dell’attuazione del PNRR, il rilancio degli investimenti privati e pubblici, privilegiando quelli per la transizione ecologica, maggiori risorse sulla sanità, sulla scuola, sul trasporto pubblico e sugli enti locali, che la legge di bilancio rischia di mandare in forte sofferenza finanziaria, una seria azione di contrasto dell’evasione fiscale;
il disegno di legge di bilancio presentato dal Governo e approvato in prima lettura dalla Camera dei Deputati non solo non risponde alla crisi economica e sociale si dimostra, anche a seguito delle modifiche apportate in prima lettura alla Camera dei Deputati, inadeguato e iniquo: inadeguato ad affrontare efficacemente la crisi energetica e a scongiurare la recessione e fortemente iniquo perché segnato da scelte ideologiche ed elettoralistiche, come la cancellazione del Reddito di Cittadinanza per un nucleo considerevole di persone in condizione di povertà, il taglio dell’adeguamento all’inflazione di una larga fascia di pensioni e la conferma delle pesanti condizionalità per l’accesso alla cosiddetta “Opzione Donna”;
nella manovra non c’è nulla per rilanciare la crescita, con misure troppo deboli per favorire gli investimenti e l’accesso al credito delle imprese, nessuna risorsa aggiuntiva per gli investimenti pubblici, nessuna strategia per la transizione energetica e una pericolosa incertezza su futuro del PNRR; la grave mancanza di confronto politico, i tempi compressi dell’approvazione in Parlamento e l’adozione di misure modificative prive di orizzonte economico e sociale hanno contribuito a connotare in senso ulteriormente negativo il contenuto del disegno di legge di bilancio;
l’impostazione del disegno di legge di bilancio a seguito delle modifiche in prima lettura permane profondamente iniqua, perché accentua i divari già esistenti tra i cittadini e tra i territori, colpendo i ceti sociali più deboli e non prevedendo nulla a sostegno del Mezzogiorno e delle aree più deboli del Paese;
esaminati gli stati di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze (Tabella 2), limitatamente alle parti di competenza, e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (Tabella 4),
sul piano della difesa del potere di acquisto di stipendi e pensioni le misure approntate dalla manovra di bilancio appaiono del tutto inadeguate e parziali, basti pensare all’esiguità della riduzione degli oneri contributivi a carico del lavoratore e alla parziale revisione delle percentuali di indicizzazione dei trattamenti pensionistici;
allo stesso tempo, il Governo sceglie ancora una volta di non affrontare il tema del salario minimo nonostante la recente evoluzione anche dell’ordinamento comunitario lo renda un argomento non più rinviabile;
in materia pensionistica il disegno di legge di bilancio, non solo non supera la “riforma Fornero”, ma si limita a reiterare interventi di natura sperimentale, per l’uscita anticipata come nel caso della cosiddetta “quota 103” o con le inopinate misure sull’istituto di “opzione donna”, entrambe drasticamente riduttive rispetto al regime previgente ed entrambe fortemente penalizzanti per le lavoratrici. In particolare, le modifiche dei requisiti anagrafici e soggettivi per l’accesso ad “opzione donna” comportano la sostanziale cancellazione di tale forma di flessibilità pensionistica, con ulteriori tagli sulle pensioni dei soggetti più deboli;
anche sul fronte del contrasto alla povertà, la manovra appare orientata ad una visione ideologica per la quale il contrasto deve essere orientato contro i poveri. Infatti, nonostante la prospettiva sostanzialmente recessiva del prossimo anno, si ipotizza un taglio del sussidio per i percettori di reddito «occupabili» a soli sette mesi nel corso del 2023, come se, nonostante gli interventi restrittivi già apportati nella scorsa legge di bilancio, la condizione di inoccupazione possa essere addebitabile al percettore del reddito e non alla difficoltà di occupazione di soggetti che vanno sostenuti nel percorso d’uscita dalla povertà;
la ratio ideologica della riproposizione dei voucher per una platea più ampia di imprese e per importi superiori è chiarito dalla stessa relazione tecnica governativa, nella quale si evidenzia come «…, ferma restando la domanda di lavoro, il maggior ricorso ai CPO sottrarrà, verosimilmente, contratti di altra natura (lavoro a tempo determinato, lavoro stagionale)»;
anche per quanto concerne il comparto del pubblico impiego, nella manovra non compaiono le necessarie risorse per il rinnovo dei contratti dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni centrali, regionali e degli enti locali, così come mancano le misure finalizzate a prorogare il processo di stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione;
appaiono inoltre insufficienti le disposizioni in materia di lavoro agile per i soggetti fragili dal momento che in sede di modifica parlamentare è stata introdotta unicamente la proroga al 30 marzo 2023 dello smart working per i lavoratori dipendenti fragili senza ripristinare tutte le tutele previste in precedenza;
premesso che, per quanto attiene alle politiche sociali le misure sono gravemente insufficienti a cominciare dalla cancellazione a partire dal 2024 del reddito di cittadinanza (RdC) senza che nessun’altra misura venga inserita;
valutato che le modifiche apportate al RdC vanno tutte nella direzione di colpire le famiglie più povere in cui il componente abile al lavoro risulterebbe colpevolizzato rispetto al fatto di non riuscire ad essere occupato entro otto mesi. La logica non può essere quella di tagliare uno strumento, ma semmai di ampliare la copertura della platea e di renderlo più efficiente ed efficace;
premesso che, fin dal suo insediamento, uno dei primi obiettivi dichiarati dal Governo di centrodestra è stata la riforma della misura in un’ottica di riduzione del numero dei beneficiari e di «caccia ai furbetti» ovvero sia a coloro che illegittimamente percepiscono tale sostegno economico e, in questa caccia ai percettori illegittimi ne stanno facendo già le spese i giovani «care leavers», ovvero i ragazzi e le ragazze che, divenuti maggiorenni, escono dalle strutture che li hanno presi in carico e, appena diciottenni, si incamminano – non per scelta, ma perché lo prevede la legge – verso un difficile percorso di autonomia;
valutate positivamente, seppur largamente insufficiente, le misure per l’inclusione delle persone disabili con l’istituzione di un fondo per le periferie delle 10 maggiori città italiane a cui andranno un milione di euro ciascuno nient’altro viene previsto per le persone con disabilità, mancando totalmente un quadro di visione d’insieme delle politiche in questo settore;
valutato che nessuna risorsa aggiuntiva è stata messa rispetto a quelle già stanziate dai precedenti governi come se la disabilità non facesse parte delle priorità di questo governo così come non fa parte delle priorità il rifinanziamento del Fondo per il «caregiver» o degli altri fondi riguardanti la disabilità;
considerato che, di fatto, le politiche per l’inclusione delle persone con disabilità sono sparite dalla legge di bilancio;
ritenuto troppo breve, ponendosi come limite il 3 marzo 2023, la proroga della durata dello stato di emergenza per l’assistenza ai profughi dall’Ucraina,
esaminato lo stato di previsione del Ministero della salute (Tabella 15),
nonostante la pandemia di questi due ultimi anni abbia messo in evidenza la necessità di predisporre maggiori risorse per la sanità ed abbia messo in luce alcune fragilità del nostro sistema sanitario nazionale sia per quanto attiene alla sanità territoriale che ospedaliera, le risorse aggiuntive sul Fondo sanitario nazionale si limitano a 2 miliardi nel 2023 di cui 1,4 destinati a colmare i maggiori costi derivanti dal caro energia, e complessivamente di 7,6 miliardi nel triennio 2023-2025;
trattasi di risorse largamente insufficienti visto che lo stesso documento delle Regioni ricorda che, per il solo anno 2021, i maggiori oneri dovuti dalla pandemia sono stati pari a 4,6 miliardi e che hanno trovato copertura parziale – 1,6 miliardi – nei provvedimenti emergenziali fatti dal Governo;
è evidente che, per il 2023, l’incremento del fondo indica un ridimensionamento della previsione della spesa sanitaria a cui si aggiunge la riconferma del tetto di spesa per il personale che rischia di creare una situazione di carenza di servizi, la non erogabilità dei livelli essenziali d’assistenza e in definitiva la ingovernabilità del Servizio Sanitario Nazionale proprio nel momento in cui sono iniziati i lavori per realizzare le opere previste dal PNRR, ospedali di comunità e case della salute per il cui funzionamento saranno necessari nuovi operatori sanitari;
la carenza di personale assume oggi i contorni di una vera e propria emergenza nazionale, specialmente per quanto riguarda gli infermieri e alcune categorie di medici, tra cui anestesisti e specialisti di emergenza-urgenza. La situazione dei servizi di pronto soccorso è ormai difficilmente sostenibile e, nel caso dei medici, le remunerazioni non adeguate hanno diffuso forme contrattuali diverse dal lavoro dipendente, mediate da cooperative, con aumenti dei costi e un impatto sfavorevole sull’organizzazione dei servizi;
è importante sottolineare la condizione di particolare fragilità in cui si trovano circa 60.000 italiani che, essendo senza dimora, hanno perso la residenza e quindi il diritto ad avere assegnato il medico di medicina generale e a un’assistenza sanitaria di prossimità;
alla luce di queste considerazioni, è ancora più grave che l’incremento dell’indennità di pronto soccorso per le particolari condizioni di lavoro del personale della dirigenza medica e del comparto sanità, non solo decorre a partire dal 2024, ma su di essa non vengono stanziate ulteriori risorse rispetto a quelle già previste a legislazione vigente;
valutato che non vengono stanziate ulteriori risorse neanche per gli interventi previsti nel Piano nazionale di contrasto all’antimicrobico resistenza, così come i 150 milioni previsti per la remunerazione delle farmacie non sono ulteriori risorse rispetto a quelle già stanziate;
in definitiva, le ulteriori risorse in sanità si limitano all’esiguo incremento del Fondo sanitario e ai 650 milioni per l’acquisto dei vaccini e dei farmaci per il Covid mentre niente viene stanziato per l’abbattimento delle liste di attesa, per la salute mentale nonostante le gravi conseguenze che la pandemia ha avuto su tutti noi ed in particolare sulle fasce più giovani della popolazione;
solo grazie a un emendamento del Gruppo del Partito Democratico è stato previsto un incremento delle borse di studio per gli specializzandi o per i medici di medicina generale;
valutato che lo stesso Ufficio parlamentare di bilancio nell’audizione presso la stessa Commissione Bilancio ha affermato che «Malgrado l’incremento del finanziamento del Servizio sanitario nazionale (SSN) (2,15 miliardi per il 2023, 2,3 per il 2024 e 2,6 dal 2025), nell’orizzonte della programmazione finanziaria non sembra essere contemplato un potenziamento del sistema sanitario. La spesa sanitaria programmatica, stimata integrando le previsioni tendenziali contenute nella NADEF, nella versione rivista e integrata del 4 novembre scorso, con incrementi pari ai maggiori finanziamenti concessi (nell’ipotesi che vengano interamente utilizzati), si riduce fino al 6,1 per cento del PIL nel 2025, un valore inferiore anche rispetto al periodo pre-pandemia (6,4 per cento nel 2019, rispetto a una media UE del 7,9 per cento)»;
premesso che, in definitiva, alla luce di queste considerazioni, il disegno di legge di bilancio non considera il comporto sanità come fondamentale per la ripresa economico sociale del nostro Paese;
non è stato approvato il finanziamento di 10 milioni di euro che era stato annunciato per l’implementazione del Piano Oncologico Nazionale, pari a 10 milioni di euro per il 2023 e altrettanti per il 2024,
ESPRIME RAPPORTO CONTRARIO.
SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DAI SENATORI Barbara GUIDOLIN, Elisa PIRRO E MAZZELLA SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, DEL MINISTERO DELLA SALUTE E DEL MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, PER L’ANNO FINANZIARIO 2023 E PER IL TRIENNIO 2023-2025 E RELATIVA NOTA DI VARIAZIONI
(DISEGNO DI LEGGE N. 442 E 442/I – TABELLE 4 E 442/I-4, 15 E 442/I-15, 2 E 442/I-2)
La 10ª Commissione permanente,
esaminato il bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023, il bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025 e relativa Nota di variazioni, l’allegata tabella 4, nonché, limitatamente alle parti di competenza, l’allegata tabella 2,
premesso che:
il disegno di legge di bilancio si inserisce in un contesto macroeconomico, globale e nazionale, caratterizzato da forte incertezza e rischi avversi, che risente delle tensioni geopolitiche e dell’aumento dell’inflazione, dovuto principalmente all’incremento dei prezzi dei prodotti energetici e delle materie prime;
le ripercussioni economiche del conflitto in Ucraina, infatti, si sono fino ad ora manifestate soprattutto sul mercato internazionale delle materie prime, i cui prezzi hanno subito rialzi e oscillazioni di entità eccezionale. La crescita dei prezzi delle materie prime ha determinato un deciso innalzamento dell’inflazione globale, che secondo il Fondo Monetario Internazionale raggiungerebbe il 9 per cento quest’anno. Questi andamenti, insieme all’aumento dell’incertezza determinato dal conflitto, si sono riflessi in un significativo deterioramento delle prospettive di crescita. Nelle sue più recenti valutazioni, il Fondo stima che il prodotto mondiale decelererebbe il prossimo anno al 2,7 per cento (dal 3,2 del 2022). Il rallentamento sarebbe più marcato nell’area dell’euro, per la quale il Fondo e l’OCSE stimano una crescita pari allo 0,5 per cento nel 2023; la stima della Commissione europea è di appena lo 0,3 per cento;
in un contesto caratterizzato da sostanziosi impulsi inflazionistici, che hanno toccato picchi superiori all’11 per cento, le retribuzioni stanno crescendo di poco più dell’1 per cento. L’aumento dell’inflazione intacca la redditività delle imprese e le disponibilità per gli acquisti delle famiglie, con conseguenti impatti redistributivi a sfavore delle classi meno abbienti;
in un tale scenario, ci si sarebbe aspettati un intervento forte e deciso volto a limitare quanto più possibile l’impatto del caro energia sulle famiglie e a garantire la sopravvivenza e la competitività delle imprese, mentre il disegno di legge di bilancio in esame, ad eccezione delle misure che ricalcano interventi molto simili a quelli introdotti dal Governo precedente a supporto di imprese e famiglie contro il caro energia, restituisce una visione che va in direzione opposta rispetto ai bisogni reali delle persone, ponendo le premesse perché lo stato dell’economia si aggravi. Nel suo complesso, la manovra di bilancio in esame appare attendista e di corto respiro, principalmente perché non affronta in maniera efficace i temi della crisi energetica e della recessione, anche tenuto conto che gran parte degli interventi non hanno carattere strutturale, ma esauriscono i propri effetti nel 2023 o addirittura nel primo trimestre del 2023;
le citate tensioni inflazionistiche e la perdurante instabilità geopolitica, oltre che le debolezze strutturali del nostro sistema economico-produttivo, richiederebbero ben altri interventi economici e sociali, di sostegno alla domanda, ai redditi e all’occupazione, per i settori pubblici come per quelli privati, per contrastare l’effetto recessivo e depressivo della perdita di potere d’acquisto, dell’aumento dei tassi di mercato e delle aspettative negative;
è di tutta evidenza che le misure proposte non restituiscano una visione generale e di ampio respiro di una programmazione pluriennale, ma evidenzino un impianto fortemente iniquo in quanto condizionato da scelte ideologiche aventi l’obiettivo principale di affermare profili politici identitari. Ne sono un esempio lampante le disposizioni contenenti la revisione del reddito di cittadinanza (RdC), che, in un Paese in cui le persone in povertà assoluta sono cresciute oltre i 5 milioni, prevedono una serie di inaccettabili penalizzazioni già nel 2023, nonché la creazione di un fondo ad hoc destinato a un’organica riforma delle misure di sostegno alla povertà e di inclusione attiva di cui, al momento, non si conoscono né i termini né i contenuti. Scelta questa molto grave, tenuto che da una simulazione dell’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) sui dati INPS emerge che, con le nuove regole introdotte dalla manovra, il 38,5 per cento dei nuclei che oggi ricevono il RdC potrebbero perderlo entro agosto 2023 e alla luce del fatto che il Rdc costituisce un livello essenziale delle prestazioni (Lep);
sulla stessa scia, altrettanto critiche appaiono la discrepanza di trattamento tributario tra lavoratori dipendenti e autonomi (e, all’interno di questi ultimi, tra contribuenti soggetti al regime forfetario e contribuenti esclusi) che risulta accresciuta; le disposizioni in materia di pagamenti in contante e l’introduzione di alcuni istituti che riducono l’onere tributario per i contribuenti non in regola, che rischiano di entrare in contrasto con la spinta alla modernizzazione del Paese che anima il Piano nazionale di ripresa e resilienza e con l’esigenza di continuare a ridurre l’evasione fiscale;
mancano nella manovra di bilancio gli investimenti necessari per creare lavoro, rafforzare la coesione sociale e contrastare le disuguaglianze. Mancano risorse per l’istruzione e per la sanità che ha affrontato e sta affrontando gli effetti drammatici della pandemia. In questa prospettiva, occorreva un significativo incremento della spesa corrente, anche per accompagnare gli investimenti del PNRR e il corretto funzionamento delle nuove infrastrutture sociali;
con riferimento alla Tabella 4, e, limitatamente alle parti di competenza, alla Tabella 2,
considerato che:
a fronte del quadro sopra descritto, sul piano della tutela del potere di acquisto di stipendi e pensioni le misure approntate dalla manovra di bilancio appaiono del tutto inadeguate e parziali, basti pensare all’esiguità della riduzione degli oneri contributivi a carico del lavoratore, pari solo al 2 per cento per retribuzioni fino a 35 mila euro e del 3 per cento per redditi fino a 20 mila euro (art. 1, comma 281). Tuttavia, appare ancora più grave il taglio alle indicizzazioni delle pensioni che colpiranno circa 4,3 milioni di pensionati, oltre un terzo degli 11,2 milioni delle pensioni di vecchiaia, tagli che produrranno, come si evince dalla relazione tecnica, risparmi pari a 35,8 miliardi negli anni 2023-2032;
appare fuorviante come sia stato del tutto sottovalutato il potenziamento delle risorse in favore delle famiglie, dei lavoratori fragili, dei lavoratori in condizioni di disagio, dei pensionati, delle donne;
allo stesso tempo, manca ogni riferimento al tema del salario minimo nonostante sia stato un tema fortemente dibattuto nell’ultimo periodo anche a livello europeo;
in materia pensionistica la legge di bilancio si limita a reiterare – con interpretazioni di dubbia apprezzabilità – interventi di natura sperimentale, per l’uscita anticipata come nel caso della cosiddetta quota 103 (art. 1, comma 286) o con le inopinate misure sull’istituto di Opzione donna (art. 1, comma 292), entrambe drasticamente riduttive rispetto al regime previgente ed entrambe fortemente penalizzanti per le lavoratrici. In particolare, le modifiche dei requisiti anagrafici e soggettivi per l’accesso ad Opzione donna comportano la sostanziale cancellazione di tale forma di flessibilità pensionistica, con ulteriori tagli sulle pensioni dei soggetti più deboli;
anche sul fronte del contrasto alla povertà sono pochi se non nulli gli apprezzamenti possibili. In buona sostanza, da una lettura approfondita appare evidente che il contrasto sia orientato contro i poveri. Infatti, nonostante la prospettiva sostanzialmente recessiva del prossimo anno, si ipotizza un taglio del sussidio per i percettori di reddito «occupabili» a soli sette mesi nel corso del 2023, come se, nonostante gli interventi restrittivi già apportati nella scorsa legge di bilancio, la condizione di inoccupazione possa essere addebitabile al percettore del reddito e non alla difficoltà di occupazione di soggetti che vanno sostenuti nel percorso d’uscita dalla povertà (art. 1, commi da 313 a 322);
in tema di reddito di cittadinanza gli interventi di demolizione dell’istituto sono stati molteplici oltre alla totale soppressione a decorrere dal primo gennaio 2024. In particolare è diventato un vero e proprio percorso ad ostacoli su un campo minato e dove purtroppo sarà sufficiente ricevere una qualsiasi offerta priva dei criteri di congruità e dunque irrispettosa delle inclinazioni e del percorso formativo e di studi del percettore per far sì che perda il beneficio anche prima del tempo stabilito. (art. 1, comma 317, lettera c));
la ratio ideologica della riproposizione dei voucher per una platea più ampia di imprese e per importi superiori (aumento da cinque a diecimila euro l’anno) nonché l’estensione alle attività agricole, è chiarito dalla stessa relazione tecnica governativa, nella quale si evidenzia come «…, ferma restando la domanda di lavoro, il maggior ricorso ai CPO sottrarrà, verosimilmente, contratti di altra natura (lavoro a tempo determinato, lavoro stagionale)» (art. 1, comma 342);
nulla è stato stanziato né disciplinato in favore dei lavoratori usuranti del comparto socio sanitario, infermieristico e di altri settori estremamente bisognosi di interventi fondamentali per la tutela della dignità e della salute;
nessun intervento figura neppure in favore di tutti quei lavoratori che, per la tipologia di lavoro che svolgono, sono costretti da osservare un part-time ciclico verticale pagandone le conseguenze in termini di tutele personali;
considerato altresì che:
per quanto attiene alla famiglia e alla disabilità, la manovra è assolutamente inadeguata seppur in linea con la ratio che sottende all’intero disegno di legge che mira per l’appunto a colpire i poveri, i bisognosi e a non supportare in alcun modo i disabili e le persone con malattie rare;
l’unica valutazione positiva in materia di inclusione, seppur largamente insufficiente, è contenuta ai commi 362-364 dell’articolo 1 che istituiscono il Fondo per le periferie inclusive con una dotazione di 10 milioni per il 2023. Il Fondo è destinato ai comuni con popolazione superiore a 300.000 abitanti per il finanziamento di progetti finalizzati a favorire, nelle periferie, l’inclusione sociale delle persone con disabilità e il miglioramento del loro livello di autonomia;
nient’altro viene previsto per le persone con disabilità, mancando totalmente un quadro di visione d’insieme delle politiche in questo settore. A ciò si aggiunge che nessuna risorsa aggiuntiva è stata prevista rispetto a quelle già stanziate dai precedenti Governi, mostrando palesemente che la disabilità non rappresenta una priorità dell’Esecutivo in carica, così come non rientra nelle predette priorità il rifinanziamento del Fondo per il «caregiver» o degli altri fondi riguardanti la disabilità;
con riferimento alla Tabella 15,
considerato che:
l’articolo 1, comma 526, prevede che i fini del riconoscimento delle particolari condizioni di lavoro svolto dal personale della dirigenza medica e dal personale del comparto sanità, dipendente delle aziende e degli enti del Servizio sanitario nazionale ed operante nei servizi di pronto soccorso, i limiti di spesa annui lordi previsti dall’articolo 1, comma 293, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, per la definizione della specifica indennità, sono incrementati, con decorrenza dal 1° gennaio 2024, di complessivi 200 milioni di euro annui, di cui 60 milioni di euro per la dirigenza medica e 140 milioni di euro per il personale del comparto sanità. Il citato articolo 1, comma 293, della legge n. 234 del 2021, ha definito, nei limiti degli importi annui lordi di 27 milioni di euro per la dirigenza medica e di 63 milioni di euro per il personale del comparto sanità, la specifica indennità da riconoscere, in ragione dell’effettiva presenza in servizio, con decorrenza dal 1° gennaio 2022;
l’indennità di pronto soccorso non viene incrementata per il 2023, tenuto conto che non vengono stanziate ulteriori risorse rispetto a quelle già previste a legislazione vigente, per cui l’incremento previsto decorre solo a partire dal 2024;
pur apprezzando la disposizione inserita all’articolo 1, comma 528, che proroga al 31 dicembre 2024 la stabilizzazione del personale sanitario e socio-sanitario assunto durante l’emergenza pandemica, si evidenzia, al contempo, che non è stato previsto l’ampliamento anche agli operatori del 118 dell’indennità riconosciuta agli operatori del pronto soccorso che durante la pandemia Covid-19 hanno lavorato in prima linea per tutelare la salute dei cittadini;
non è previsto un incremento dell’indennità di specificità infermieristica al fine di riconoscere e valorizzare le competenze e le attività svolte, agli infermieri dipendenti dalle aziende e dagli enti del Servizio sanitario nazionale, come già definita dall’articolo 1, comma 409, della legge 30 dicembre 2020, n. 178;
non sono previste risorse per aumentare gli stipendi di tutto il personale sanitario così come non è, altresì, previsto l’incremento dell’importo previsto dall’articolo 1, comma 414, della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio per il 2021) che riconosce un’indennità di tutela del malato e per la promozione della salute con decorrenza dal 1° gennaio 2021, al fine di valorizzare l’apporto delle competenze e dello specifico ruolo nelle attività direttamente finalizzate alla tutela del malato e alla promozione della salute, ai dipendenti delle aziende e degli enti del Servizio sanitario nazionale appartenenti alle professioni sanitarie della riabilitazione, della prevenzione, tecnico-sanitarie e di ostetrica, alla professione di assistente sociale nonché agli operatori socio-sanitari, nell’ambito della contrattazione collettiva nazionale del triennio 2019- 2021 relativa al comparto sanità, nei limiti dell’importo complessivo annuo lordo di 100 milioni di euro;
gli ulteriori stanziamenti in sanità pur necessari e rilevanti per la tutela della salute di determinate categorie, si limitano a interventi specifici, come la proroga del bonus psicologico (articolo 1, comma 538), l’istituzione di un fondo per la realizzazione di un programma pluriennale di screening su base nazionale nella popolazione pediatrica per l’individuazione degli anticorpi del diabete di tipo 1 e della celiachia (articolo 1, comma 530) o interventi a favore degli IRCCS della rete oncologica del ministero della Salute impegnati nello sviluppo delle nuove tecnologie antitumorali Car-T e a favore degli IRCCS della rete cardiovascolare del Ministero della Salute impegnati nei programmi di prevenzione primaria cardiovascolare (articolo 1, comma 531);
all’articolo 1, comma 535, reca le risorse aggiuntive sul Fondo sanitario nazionale che si limitano solo a 2.150 milioni di euro per l’anno 2023, di cui 1.400 milioni di euro destinati a colmare i maggiori costi derivanti dal caro energia;
valutato che:
l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), in sede di audizione presso la Commissione Bilancio della Camera dei deputati del 5 dicembre 2022 ha affermato che «Malgrado l’incremento del finanziamento del Servizio sanitario nazionale (SSN) (2,15 miliardi per il 2023, 2,3 per il 2024 e 2,6 dal 2025), nell’orizzonte della programmazione finanziaria non sembra essere contemplato un potenziamento del sistema sanitario. La spesa sanitaria programmatica, stimata integrando le previsioni tendenziali contenute nella NADEF, nella versione rivista e integrata del 4 novembre scorso, con incrementi pari ai maggiori finanziamenti concessi (nell’ipotesi che vengano interamente utilizzati), si riduce fino al 6,1 per cento del PIL nel 2025, un valore inferiore anche rispetto al periodo pre-pandemia (6,4 per cento nel 2019, rispetto a una media UE del 7,9 per cento)»;
come evidenziato sempre dall’Ufficio parlamentare di bilancio nella predetta audizione, la diffusione della pandemia ha contribuito ad aggravare alcuni problemi del SSN, a partire dall’insufficienza delle attività di prevenzione, dallo squilibrio tra assistenza ospedaliera e cure fornite sul territorio, dalle carenze di personale soprattutto gli infermieri e alcune categorie di medici, tra cui anestesisti e specialisti di emergenza-urgenza. La situazione dei servizi di pronto soccorso, in congiunzione con i virus influenzali e para-influenzali, è ormai difficilmente sostenibile;
durante la pandemia l’assistenza sanitaria si è concentrata sull’emergenza, costringendo le persone a rinviare o ritardare a programmi di prevenzione e di accesso alle cure ordinarie in particolare per i più fragili, che non sono riusciti più ad accedere alle prestazioni. Al fine di ricostruire il servizio sanitario universale e pubblico, sono necessari stanziamenti consistenti e adeguati. Al di là di particolari previsioni inserite, la programmazione finanziaria non sembra puntare sul rafforzamento del sistema sanitario, e in particolare, non ci sono misure volte all’abbattimento delle liste di attesa al fine di ristabilire una situazione di effettivo accesso al sistema sanitario;
l’articolo 1, comma 539, che stabilisce lo stanziamento del Fondo per i test di Next-Generation Sequencing, è incrementato di soli 200.000 euro per ciascuno degli anni 2023, 2024 e 2025, destinati al potenziamento dei test di Next-Generation Sequencing di profilazione genomica del colangiocarcinoma;
il suddetto Fondo è stato istituito ai sensi dell’articolo 1, comma 684, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, con una dotazione pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023. Pur apprezzando tale incremento per un’importante patologia tumorale delle vie biliari, si sottolinea che la profilazione genica rappresenta una delle più importanti innovazioni per la personalizzazione delle terapie per i pazienti oncologici e che richiede adeguate risorse. Risulta oggi indispensabile garantire in tutto il Paese equità di accesso per i pazienti oncologici ai test NGS di profilazione genomica dei tumori per i quali ne è riconosciuta evidenza e appropriatezza, al fine di garantire il diritto alla più efficace terapia;
non è previsto, come era stato annunciato dal Governo, l’istituzione nello stato di previsione del Ministero della salute di un fondo denominato “Fondo per l’implementazione del Piano Oncologico nazionale 2022-2027 – PON”, destinato al potenziamento delle strategie e delle azioni per la prevenzione, la diagnosi, la cura e l’assistenza al malato oncologico;
non sono previsti stanziamenti per finanziare l’attuazione e l’aggiornamento del Piano nazione delle cronicità al fine di garantire al meglio una corretta gestione del malato e per la definizione di percorsi assistenziali che siano in grado di prendere in carico il paziente nel lungo termine, prevenire e contenere la disabilità, garantire la continuità assistenziale e l’integrazione degli interventi sociosanitari;
non sono previste risorse per le terapie avanzate le quali offrono nuove opportunità per la diagnosi, la prevenzione o il trattamento di gravi patologie che hanno opzioni terapeutiche limitate o assenti, quali malattie genetiche, malattie croniche, rare e tumori. E’ fondamentale investire su questo settore della biomedicina al fine di rendere economicamente sostenibile l’acquisto dei farmaci per tali terapie e garantirne l’accesso al più ampio numero di pazienti, ad oggi decisamente ridotti a causa dell’alto costo di tali farmaci, estremamente innovativi e in grado di cambiare la storia clinica del paziente, con effetti positivi lungo l’intera vita dello stesso;
non si prevede, altresì, nessuna risorsa aggiuntiva per il Fondo di solidarietà per le persone affette da malattie rare istituito dall’articolo 6 della legge 10 novembre 2021, n. 175, con una dotazione pari a 1 milione di euro annui a decorrere dall’anno 2022. Il Fondo è destinato al finanziamento delle misure per il sostegno del lavoro di cura e assistenza delle persone affette da malattie rare per cui è necessario incrementare lo stanziamento previsto a legislazione vigente;
le misure previste dalla legge di bilancio per il 2023 non puntano all’efficientamento del sistema sanitario. È fondamentale potenziare le risorse per la gestione del settore della sanità in quanto la sostenibilità del SSN non può essere garantito con stanziamenti inadeguati,
FORMULA RAPPORTO CONTRARIO
ORDINI DEL GIORNO AL DISEGNO DI LEGGE
N. 442
G/442 Sez I/1/10
Pirro, Guidolin, Mazzella, Leonardi, Sbrollini, Zampa, Cantù, D’Elia, Magni, Berrino, Furlan, Guidi, Mancini, Minasi, Murelli, Musolino, Paroli, Russo, Liris, Silvestro, Zambito
La 10a Commissione permanente,
in sede di esame del disegno di legge recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025”,
premesso che:
il disegno di legge in esame reca misure in materia di sanità;
l’articolo 1, comma 535, ha incrementato il livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard di 2.150 milioni di euro per l’anno 2023, di cui 1.400 milioni di euro destinati a colmare i maggiori costi derivanti dal caro energia;
considerato che:
la vulvodinia, o Sindrome Vulvo-Vestibolare (SVV), è una sindrome dolorosa cronica che include un’ampia varietà di condizioni cliniche e che comporta l’infiammazione delle terminazioni nervose dell’area vulvo-vaginale e pelvica e che si stima colpisca ben il 16 per cento delle donne italiane tra i 18 e i 64 anni;
la neuropatia del pudendo, o nevralgia del pudendo è una sindrome caratterizzata da dolore cronico localizzato al perineo, nelle zone del corpo innervate dal nervo pudendo, che riguarda il 4 per cento dei pazienti che soffrono di dolore pelvico: tra questi le donne sono più del doppio degli uomini (sette donne ogni tre uomini);
si stima che tali patologie, di tipo multifattoriale, trovino un riscontro diagnostico con un ritardo in media rispettivamente di cinque e dieci anni, anche in ragione di una scarsa formazione e informazione in materia e che, allo stato, le terapie mediche applicate, più o meno invasive, non risultano del tutto efficaci, soprattutto nel ridurre il ricorso alle terapie farmacologiche comunque spesso inadeguate;
considerato che entrambe le patologie rappresentano, di fatto, malattie croniche invalidanti che hanno un impatto generale sulla vita delle persone molto forte e che spesso implicano la rinuncia al lavoro, alla vita sociale, alla vita sessuale e che, nelle loro forme più gravi, impediscono anche le azioni quotidiane, si ritiene necessario prevedere specifici finanziamenti volti a sostenerne lo studio, la ricerca e la formazione,
impegna il Governo:
a valutare l’opportunità di prevedere l’istituzione di un apposito Fondo al fine di sostenere la formazione, lo studio e la ricerca sulla vulvodinia e sulla neuropatia del pudendo, nonché di permettere una valutazione dell’incidenza delle medesime sul territorio nazionale e a stabilire, con conseguente decreto del Ministro della salute, i criteri e le modalità per la ripartizione del Fondo, garantendo che un importo pari ad almeno il 50 per cento del predetto Fondo sia destinato alla ricerca scientifica.
a valutare l’opportunità di provvedere all’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 65 del 18 marzo 2017, al fine dell’inserimento della vulvodinia come patologia cronica e invalidante.
G/442 Sez I/2/10
Pirro, Manca, Guidolin, Mazzella, Cantù, Magni, Berrino, Furlan, Guidi, Leonardi, Mancini, Minasi, Murelli, Musolino, Paroli, Russo, Liris, Sbrollini, Silvestro, Zambito, Zampa, Zullo
La 10a Commissione permanente,
in sede di esame del disegno di legge recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025”,
premesso che:
il disegno di legge in esame reca misure in materia di sanità;
in questa materia, assumono ormai un rilievo centrale le cosiddette terapie avanzate (ATMP: Advanced therapy medicinal products), quali la terapia genica, la terapia cellulare somatica e l’ingegneria tessutale, sviluppate grazie ai progressi scientifici nel campo della biotecnologia cellulare e molecolare;
la definizione e le norme specifiche riguardanti l’autorizzazione e la supervisione dei medicinali per terapie avanzate si rinvengono nel regolamento (CE) n. 1394/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 novembre 2007, sui medicinali per terapie avanzate recante modifica della direttiva 2001/83/CE e del regolamento (CE) n. 726/2004;
i farmaci impiegati nelle terapie avanzate, a differenza di quelli tradizionali, possono svolgere sia una funzione «curativa» sia una funzione «trasformativa», ossia in grado di modificare la storia naturale della patologia di un paziente, e offrono soluzioni «one shot», che prevedono un’unica somministrazione da effettuare presso centri altamente specializzati e ad alto costo;
la ricerca, lo sviluppo e la produzione di tali terapie sono estremamente complessi e costosi;
l’impatto di tali costi, tuttavia, è ampiamente compensato dai benefici clinici, terapeutici, sociali ed economici che si producono nel tempo, la cui portata deve necessariamente essere considerata e caratterizza la spesa sostenuta per le terapie avanzate in termini di investimento e non già di mero costo;
la valutazione economica e contabile abituale, fondata sulla mera stima del costo dei farmaci e delle terapie tradizionali, pertanto, mal si attaglia alle terapie avanzate e alle loro particolari caratteristiche tecnologiche, industriali e di impatto sociale;
le terapie avanzate sono attualmente finanziate con il Fondo unico per i farmaci innovativi di cui all’articolo 1, comma 401, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, come sostituito dall’articolo 35-ter, comma 1, lettera c), del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 luglio 2021, n. 106. Il Fondo ha una dotazione di 1.000 milioni di euro annui che concorrono, letteralmente, «al rimborso alle regioni delle spese sostenute per l’acquisto dei farmaci innovativi»;
entro il 2030, si stima che saranno lanciate fino a 60 nuove terapie avanzate a livello globale, in grado di curare oltre 350.000 pazienti;
la dotazione del Fondo per i farmaci innovativi rischia di non essere sufficiente a garantire l’accesso a queste nuove terapie da parte di tutti i pazienti potenzialmente eleggibili;
diviene, quindi, fondamentale l’adozione di misure strutturali e innovative che sappiano rendere accessibili ai pazienti e sostenibili per i Servizi sanitari le suddette terapie, come riconosciuto a più riprese nel corso della precedente legislatura;
già con l’ordine del giorno 9/01334-AR/185, accolto come raccomandazione nella seduta della Camera dei deputati dell’8 dicembre 2018, si è riconosciuta l’esigenza di garantire un’adeguata copertura finanziaria per l’acquisto dei farmaci innovativi particolarmente costosi, come le nuove terapie geniche, anche attraverso lo studio di nuovi «modelli di finanziamento a medio-lungo periodo, con vincolo di destinazione»;
nella medesima prospettiva, l’ordine del giorno n. 9/3166/47, accolto nella seduta della Camera dei deputati del 29 giugno 2021, in occasione dell’esame del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, ha ribadito la necessità di «inserire le terapie avanzate nei progetti di innovazione da finanziare su base strutturale nella pianificazione sanitaria e ad istituire presso il Ministero dell’economia e delle finanze un tavolo interministeriale con il Ministero della salute e con la partecipazione di AIFA, avente l’obiettivo di individuare innovativi modelli di finanziamento e pagamento delle terapie avanzate, adeguati alle caratteristiche intrinseche delle stesse e che ne garantiscano un equo accesso a tutti i pazienti potenzialmente eleggibili» (in termini analoghi, si cfr. anche l’ordine del giorno G/2320/49/5, presentato in Senato nel corso dell’esame del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 106 del 2021 );
più di recente, con gli ordini del giorno n. 9/3424/72 e n. 9/3424/137, accolti nel corso della seduta della Camera dei deputati del 29 dicembre 2021, in occasione dell’esame del disegno di legge di bilancio per l’anno 2022, si è impegnato il Governo: «a valutare l’opportunità di adottare iniziative volte a garantire l’accesso rapido e sostenibile, da parte del più ampio numero di pazienti, ai farmaci orfani e alle cosiddette terapie avanzate (ATMP – Advanced Therapy Medicinal Product), anche attraverso l’implementazione di soluzioni contabili innovative, modelli di pagamento pluriannuali, frazionati e rateizzabili nel tempo»; e ciò anche al fine di stabilire «l’assunzione dell’impegno della spesa per l’acquisto di medicinali per terapie avanzate, come definite dal regolamento n. 1394/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio 13 novembre 2007, negli esercizi in cui si prevede debbano essere disposti i pagamenti secondo le scadenze contrattualmente definite nell’ambito di modelli negoziali innovativi, di cui al comma 5 articolo 4 del decreto del Ministero della salute del 2 agosto 2019»;
la XII Commissione Affari sociali della Camera dei deputati, nel parere reso sul Documento di economia e finanza per il 2021, ha sottolineato l’esigenza di «incrementare le risorse necessarie per assicurare equo accesso alle nuove terapie avanzate a tutti i pazienti che risultino eleggibili»;
allo stesso modo, le Commissioni riunite Bilancio e Politiche UE del Senato hanno approvato, al punto 6.6.3 del parere finale sul PNRR (schema di relazione), uno specifico impegno per l’inserimento, quale ulteriore obiettivo di rilievo nell’ambito della missione 6, «di nuove forme di finanziamento e sostenibilità in grado di garantire l’accesso alle terapie innovative al più ampio numero di pazienti potenzialmente eleggibili, individuando nuovi modelli di accesso per quelle terapie che hanno anche una evidente componente di investimento per il servizio sanitario», riprendendo quanto approvato dalla Commissione Igiene e sanità al punto 13 del parere relativo allo stesso documento;
la Commissione Igiene e sanità del Senato ha inserito all’interno del parere reso alla Commissione Bilancio sul disegno di legge di bilancio per l’anno 2022 un’osservazione specifica sulle terapie avanzate, ravvisando la necessità di «sistematizzare soluzioni regolatorie che prevedano il riconoscimento dei corrispettivi sulla base degli esiti di cura monitorati su appropriate dimensioni temporali pluriennali»;
il tema delle terapie avanzate è da sempre al centro dell’attenzione anche delle associazioni dei pazienti, della federazione «la salute un bene da difendere un diritto da promuovere» coinvolte nell’intergruppo parlamentare «Insieme per un impegno contro il cancro» recentemente ricostituito alla Camera dei deputati;
ad oggi, gli altri paesi europei, in particolare la Francia, stanno lavorando a una soluzione contabile strutturale che possa garantire una sostenibilità economica delle terapie avanzate, garantendo così l’equo accesso alle stesse da parte dei potenziali pazienti,
impegna il Governo:
a istituire presso il Ministero della salute un tavolo interministeriale con il Ministero dell’economia e delle finanze e con la partecipazione di AIFA, le associazioni di pazienti, i clinici di riferimento e gli esperti volto a individuare modelli di finanziamento e pagamento delle terapie avanzate, che tengano conto delle caratteristiche intrinseche delle stesse e della loro componente di spesa di investimento, al fine di garantire un equo accesso a tutti i pazienti potenzialmente eleggibili, rendendone sostenibile la spesa per il Sistema sanitario nazionale.
G/442 Sez I/3/10
Mazzella, Guidolin, Pirro, Zullo, Magni, Berrino, Cantù, Furlan, Guidi, Leonardi, Mancini, Minasi, Murelli, Musolino, Paroli, Russo, Liris, Sbrollini, Silvestro, Zambito, Zampa
La 10a Commissione permanente,
in sede di esame del disegno di legge recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025”,
premesso che:
il disegno di legge in esame reca diverse misure in materia di sanità;
l’articolo 1, comma 535, ha incrementato il livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard di 2.150 milioni di euro per l’anno 2023, di cui 1.400 milioni di euro destinati a colmare i maggiori costi derivanti dal caro energia;
considerato che:
la legge 10 novembre 2021, n. 175, recante “Disposizioni per la cura delle malattie rare e per il sostegno della ricerca e della produzione dei farmaci orfani” ha stabilito all’articolo 6 l’istituzione del Fondo di solidarietà per le persone affette da malattie rare. In particolare, il comma 1, prevede che nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali è istituito il Fondo di solidarietà per le persone affette da malattie rare, con una dotazione pari a 1 milione di euro annui a decorrere dall’anno 2022, destinato al finanziamento delle misure per il sostegno del lavoro di cura e assistenza delle persone affette da malattie rare, con una percentuale di invalidità pari al 100 per cento;
il Fondo di solidarietà è volto a: a) riconoscere alle famiglie e ai caregiver delle persone affette da malattie rare benefici e contributi per il sostegno e la cura delle persone affette da malattie rare in funzione della disabilità e dei bisogni assistenziali; b) garantire il diritto all’educazione e alla formazione delle persone affette da malattie rare, nelle scuole di ogni ordine e grado, assicurando che il piano diagnostico terapeutico assistenziale personalizzato, sia attivato anche in ambiente scolastico, con il supporto del personale della scuola appositamente formato, degli operatori delle reti territoriali di assistenza ed eventualmente dei familiari o del caregiver della persona affetta da una malattia rara; c) favorire l’inserimento lavorativo della persona affetta da una malattia rara, garantendo a essa la possibilità di mantenere una condizione lavorativa autonoma;
sono definite rare le malattie, comprese quelle di origine genetica, che presentano una prevalenza inferiore a cinque individui su diecimila. Nell’ambito delle malattie rare sono comprese anche le malattie ultra rare, caratterizzate, ai sensi di quanto previsto dal regolamento (UE) n. 536/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, da una prevalenza inferiore a un individuo su cinquantamila;
la finalità della legge n. 175 del 2021 è quella di tutelare il diritto alla salute delle persone affette da malattie rare, attraverso misure volte a garantire: a) l’uniformità dell’erogazione nel territorio nazionale delle prestazioni e dei medicinali, compresi quelli orfani; b) il coordinamento e l’aggiornamento periodico dei livelli essenziali di assistenza (LEA) e dell’elenco delle malattie rare; c) il coordinamento, il riordino e il potenziamento della Rete nazionale per la prevenzione, la sorveglianza, la diagnosi e la terapia delle malattie rare; d) il sostegno della ricerca;
impegna il Governo:
a valutare l’opportunità di prevedere maggiori risorse volte a incrementare il Fondo di solidarietà per le persone affette da malattie rare al fine di garantire assistenza e cure adeguate.
G/442 Sez I/4/10
Guidolin, Mazzella, Pirro, Berrino, Cantù, Furlan, Guidi, Leonardi, Magni, Mancini, Minasi, Murelli, Musolino, Paroli, Russo, Liris, Sbrollini, Silvestro, Zambito, Zampa, Zullo
La 10ª Commissione permanente,
in sede di esame del disegno di legge recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025”,
premesso che:
il disegno di legge in esame reca diverse misure in materia di sanità;
l’articolo 1, comma 530, prevede l’istituzione di un fondo per la realizzazione di un programma pluriennale di screening su base nazionale nella popolazione pediatrica per l’individuazione degli anticorpi del diabete di tipo 1 e della celiachia;
l’articolo 1, comma 531, interventi a favore degli IRCCS della rete oncologica del ministero della Salute impegnati nello sviluppo delle nuove tecnologie antitumorali Car-T e a favore degli IRCCS della rete cardiovascolare del Ministero della Salute impegnati nei programmi di prevenzione primaria cardiovascolare;
l’articolo 1, comma 538, proroga il bonus psicologico, una misura introdotta in considerazione dell’aumento delle condizioni di depressione, ansia, stress e fragilità psicologica, a causa dell’emergenza pandemica e della conseguente crisi socio-economica, e consiste in un contributo per sostenere le spese relative a sessioni di psicoterapia fruibili presso specialisti privati regolarmente iscritti nell’elenco degli psicoterapeuti nell’ambito dell’albo degli psicologi;
considerato che:
l’attività fisica adattata è un percorso che prevede una serie di programmi di attività motoria, finalizzati a migliorare il benessere della persona e a contrastare le difficoltà di movimento temporanee o conseguenti a malattie croniche;
la legge 30 dicembre 2021, n. 234, recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024” ha stabilito all’articolo 1, comma 737, che ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, ai contribuenti è riconosciuto, nel limite massimo complessivo di 1,5 milioni di euro per l’anno 2022, un credito d’imposta per le spese documentate sostenute per fruire di attività fisica adattata;
con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 5 maggio 2022 sono state definite le modalità attuative per l’accesso al beneficio e per il suo recupero in caso di illegittimo utilizzo, nonché le ulteriori disposizioni ai fini del contenimento della spesa complessiva entro il limite di massimo complessivo di 1,5 milioni di euro;
impegna il Governo:
a prevedere che il credito d’imposta per le spese documentate sostenute per fruire di attività fisica adattata di cui al comma 737 della legge 30 dicembre 2021, n. 234, sia riconosciuto, nel limite massimo complessivo di 1,5 milioni di euro anche per l’anno 2023 e a definire, con successivo decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, le modalità attuative per l’accesso a tale beneficio.
13ª Seduta (1a pomeridiana)
Presidenza del Presidente
ZAFFINI
La seduta inizia alle ore 16,05.
SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE
Il presidente ZAFFINI avverte che la Commissione tornerà a riunirsi alle ore 17,30 di oggi per l’esame in sede consultiva del disegno di legge n. 442 e delle relative tabelle, ove assegnato in tempo utile.
La Commissione prende atto.
CONVOCAZIONE DELLA COMMISSIONE
Il presidente ZAFFINI comunica che la Commissione è convocata per un’ulteriore seduta alle ore 17,30 di oggi per la trattazione degli argomenti all’ordine del giorno.
La Commissione prende atto.
La seduta termina alle ore 16,10.

























