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Home - Primo Piano - Castellucci (Cisl Puglia): su Zes e autonomia differenziata non servono slogan ideologici, confronto e partecipazione per trovare soluzioni ai problemi del Paese

Castellucci (Cisl Puglia): su Zes e autonomia differenziata non servono slogan ideologici, confronto e partecipazione per trovare soluzioni ai problemi del Paese

di Elettra Raffaela Melucci
6 Ottobre 2023
in Interviste
Castellucci (Cisl Puglia): su Zes e autonomia differenziata non servono slogan ideologici,  confronto e partecipazione per trovare soluzioni ai problemi del Paese

Zes unica, autonomia differenzia, PNRR: il Mezzogiorno d’Italia è investito da un’ondata di riforme, presenti e future, che mettono sul tavolo grandi sfide da affrontare attraverso il dialogo e la partecipazione. La Puglia, capofila dello sviluppo industriale dell’intera area meridionale, è pronta per questo new deal . Intervistato da Il diario del lavoro il segretario generale della Cisl Puglia, Antonio Castellucci, fa il punto sullo stato dell’arte e sugli scenari che il sindacato si troverà ad affrontare.

Zes unica estesa per il Mezzogiorno dal 1 gennaio 2024. In cosa consiste e qual è la sua valutazione?

A partire dal 1° gennaio 2024 è prevista l’istituzione della nuova Zona economica speciale denominata “Zes unica” e che andrà a sostituire le otto precedentemente decretate. Continuiamo a sostenere che la Zes unica può essere ulteriore strumento aggiuntivo, per cogliere importanti occasioni nel prossimo futuro, di sviluppo e crescita. Come noto nella neo Zes costituita, ricadranno i territori regionali di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna. È importante, come d’altronde annunciato, che ci sia un sistema di governance con cabina di regia per lo sviluppo delle aree, istituita presso la presidenza del Consiglio dei ministri, alla quale attribuire efficacemente le funzioni di indirizzo, coordinamento, vigilanza e monitoraggio della nuova Zona. Per la Puglia, la Zes unica, oltre ad essere un ulteriore opportunità di sviluppo, di possibile occupazione aggiuntiva, può rappresentare uno strumento in più per ridurre il divario economico e sociale con le altre aree del Paese. L’esperienza pugliese destinataria precedentemente di due Zes, probabilmente rischiava di avere a distanza di pochi chilometri, l’una dall’altra, comportamenti e velocità amministrative-burocratiche diverse. Per gli investimenti che si svilupperanno, pensiamo che determinante può essere l’autorizzazione unica per le imprese che intendono avviare attività produttive all’interno di quest’area, prevedendo per il 2024, per le aziende che investono, un contributo sotto forma di credito d’imposta, e la gestione delle procedure attraverso un portale web che oltre alle informazioni garantirà l’accessibilità allo sportello unico digitale. La Cisl guarda con la giusta attenzione i contenuti dell’attuale provvedimento legislativo. Sosteniamo che molto dipenderà dalle modalità di attuazione, da come funzionerà la cabina di regia ministeriale, da come si lavorerà con gli altri livelli istituzionali a cominciare dalle Amministrazioni Regionali e Locali, da come si riuscirà a fare vera coesione con le parti sociali. È un percorso articolato che necessita sempre più l’impegno e la responsabilità di tutti i soggetti interessati a cominciare dal pieno e continuo coinvolgimento e quindi di partecipazione delle parti sociali ai tavoli di confronto.

Il mercato del lavoro soffre di mali endemici che al Sud si avvertono in maniera preponderante. Quanto, in questo senso, la Zes inciderà strutturalmente?

Sicuramente eventuali benefici si vedranno concretamente solo dopo la definitiva partenza a regime di questo strumento, è dunque certo che può influire sulla dinamicità e lo sviluppo dei territori interessati comprese le dinamiche del mercato del lavoro. Dal testo del Decreto Sud, dove è inserita la norma, si evince che le agevolazioni alle imprese dovrebbero innescare un percorso virtuoso in cui l’occupazione ha buone prospettive di riuscita, a patto che la governance e la cabina di regia tenga conto delle reali esigenze del Mezzogiorno, e per questo continuiamo a chiedere il coinvolgimento pieno delle parti sociali. La Zes unica, come il PNRR, ma anche il Fondo Sviluppo Coesione, solo per citare alcune delle opportunità in campo, se ben impiegate possono indubbiamente essere determinanti per un rilancio dell’intero Mezzogiorno. Un divario Nord-Sud che in concreto negli ultimi anni sembra aumentare per problematicità, come per esempio sui grandi insediamenti industriali, dell’energia, sullo sviluppo dell’agroalimentare e del turismo, troppo spesso affidati al solo sacrificio delle lavoratrici e dei lavoratori e alla singola e buona volontà imprenditoriale, per la verità sempre meno frequente come dimostra tendenzialmente una riduzione complessiva degli investimenti privati. Tra queste criticità ricordiamo anche che il tessuto imprenditoriale pugliese è costituito di piccole e medie imprese tra cui oltre il 96% con massimo 9 dipendenti, e appena lo 0,1% oltre i 250 dipendenti su un totale di 332.284 imprese (anno 2022). Quindi sviluppo e crescita, per la Cisl Puglia significano conseguenza naturale di visione lungimirante e risorse pubbliche spese bene e tutte, abbinate ad investimenti privati di imprenditori che sappiano puntare sulla qualità del lavoro, intesa come stabilità, politiche attive, formazione, competenze, partecipazione, contrattazione, innovazione, sicurezza, giovani, donne, e giusta retribuzione con il rispetto di leggi e contratti. Siamo certi che sono temi che si potranno affrontare in Puglia come in altre aree del Mezzogiorno con determinazione anche piaghe sociali come lavoro nero, denatalità, discriminazioni e abusi di vario genere e in particolare la fuga di cervelli.

Le politiche industriali sono centrali per lo sviluppo del Mezzogiorno. In un suo intervento su La Gazzetta del Mezzogiorno ha parlato dell’equilibrio tra industria e ambiente riferendosi a un Patto per la Puglia. Viene naturale pensare in particolare all’Ilva, ma sembra che la questione non possa ridursi a questo. Qual è la situazione e cosa ci si aspetta in questo senso dalla Zes?

Nell’intervento sul quotidiano pugliese, abbiamo evidenziato che in questi ultimi decenni, si è contrapposto, in tanti casi strumentalmente, lo sviluppo industriale alle questioni ambientali, tratteggiando un bucolico Mezzogiorno a trazione esclusiva di alcuni settori produttivi, escludendo in taluni casi quello industriale o delle grandi opere infrastrutturali. Questo non vuol dire che l’ambiente e il territorio non devono essere tutelati, anzi la Cisl da sempre sostiene esattamente il contrario. Per avere un territorio, un ambiente salvaguardato, sia dalle calamità atmosferiche che dalla noncuranza dell’uomo, c’è necessità urgente di investimenti importanti e strutturati, sollecitando politica e istituzioni alla tutela del patrimonio paesaggistico e ambientale, attraverso una programmazione (breve-media-lunga) condivisa e responsabile, partendo da una nuova cultura ambientale, dall’innovazione e dalla ricerca collegata ad una inevitabile modernizzazione industriale in modo che la conciliazione tra ambiente, sviluppo e salute diventi una grande opportunità; dove non può prevalere la politica demagogica dei no a prescindere. Le difficoltà prevalentemente del blocco delle produzioni industriali causa Covid e della crisi geopolitica con il caro energia, hanno fatto metabolizzare bene, quanto sia indispensabile l’industria con tutto il manifatturiero. Settore quello industriale che fa da traino, nei grandi Paesi occidentali e non solo, rappresentando una delle principali economie reali, che genera leve importanti di vera crescita e di ricchezza collettiva e duratura e dove la Zes può considerarsi componente chiave di coesione in previsione di nuovi insediamenti produttivi. Noi siamo convinti che si possa e si debba lavorare insieme, con maggiore coesione, per rispondere a queste esigenze generali. Serve affrontare responsabilmente le problematicità con spirito di confronto a cominciare dalla nostra Puglia con l’impegno di ognuno perché sono temi che coinvolgono tutti e da qui la proposta che da tempo avanziamo di un patto per la Puglia dove la partecipazione diventi il vero motore d’azione.

L’estensione della Zes a tutto il Mezzogiorno può essere considerata come una sorta di laboratorio per un’autonomia differenziata “integrata”?

In questa fase storica non servono slogan ideologici. Certo è che la Zes, per le dinamiche che può generare, può rappresentare una opportunità per queste aree del Mezzogiorno come per l’intero Paese. Da tempo sosteniamo, come ribadito più volte in questi mesi dalla Cisl nazionale al Governo, che bisogna impostare sul confronto e sulla partecipazione per trovare insieme modalità e soluzioni ai problemi relativi allo sviluppo ed alle riforme del Paese.

Sulla ragionevolezza dell’autonomia differenziata la Cisl è cauta nelle sue valutazioni. Ma sugli ipotetici svantaggi che potrebbe patire il Sud, soprattutto in termini di federalismo fiscale. Qual è l’opinione?

Sul Ddl non abbiamo posizioni pregiudiziali. Per noi la questione meridionale è un tema imprescindibile, non ci possono essere alibi per continuare in uno sviluppo economico a due o più velocità, che è poi alla base di un’analoga diversità di sviluppo tra Nord e Sud Europa. Ecco perché responsabilmente sull’autonomia differenziata si tratta di ragionare in concreto. La Cisl ha a cuore la tutela dell’unità e della coesione del Paese come il rilancio e lo sviluppo economico e sociale di un Mezzogiorno che sconta fortissimi ritardi da recuperare nell’interesse nazionale e dell’Unione Europea, come più volte abbiamo ribadito in questi anni e dove sarà fondamentale definire i LEP (livelli essenziali delle prestazioni) dei fabbisogni e dei costi standard, al fine di rafforzare coesione e solidarietà garantendo nello stesso tempo opportunità e sviluppo aggiuntivo. In tutto questo essenziale sarà assegnare allo Stato un ruolo perequativo. Necessario garantire perequazione ed equità; come la capacità fiscale, assicurando nello stesso tempo unità, solidarietà e una uguaglianza di base su tutto il territorio nazionale, per garantire a tutti parità di diritti di cittadinanza senza alcuna esclusione.

La capacità degli enti sub-statali di erogare servizi dipende anche dalle loro dotazioni infrastrutturali e di risorse umane ed economiche che in Italia sono molto differenti, soprattutto per il Mezzogiorno. Non è pericoloso avviarsi su questo percorso?

È evidente che se si parte dai livelli effettivi al momento come punti di partenza c’è un evidente rischio di sperequazione tra le diverse aree del Paese, per questo ribadiamo che la questione del Mezzogiorno, in tutti i suoi aspetti, viene da lontano e va affrontata in termini nazionali. Poi nel merito punto per punto, ci si confronta senza proclami per individuare soluzioni condivise. Fondamentale è stata, è e sarà tutelare l’unità e la coesione del Paese.

Sul capitolo sanità, poi, la situazione si complica ulteriormente se il riparto delle risorse si basa sulla popolazione residente e non secondo altri criteri che prevedono, invece, fenomeni come la deprivazione sociale per l’allocazione delle risorse. Qual è il quadro regionale?

È difficile, praticamente quasi impossibile, in poche righe sintetizzare la situazione critica della sanità e del welfare regionale, anche perché ci vede impegnati con una vertenzialità diffusa su ogni territorio pugliese pressoché quotidianamente. La Cisl Puglia incalza il Governo regionale per migliorare il quadro generale sanitario regionale e dove abbiamo anche formulato proposte ben dettagliate che si intersecano con le finalità del PNRR e su cui ci stiamo confrontando. Oltre a quanto previsto dal Pnrr in Puglia, con risorse destinate prevalentemente ad interventi infrastrutturali, è urgente una programmazione con gli investimenti, per ridurre le liste d’attesa, per affrontare la drammatica situazione di carenza di strutture e di personale sanitario. Non bisogna dimenticare, che le prime ad essere penalizzate saranno le fasce deboli in particolare che spesso rinunciano anche alle cure. Secondo gli ultimi dati Istat, in Puglia si assisterà nei prossimi anni al progressivo invecchiamento della popolazione, con il conseguente aumento dell’incidenza delle malattie croniche. In particolare, nel 2050 i pugliesi con almeno 65 anni saranno il 37,5% della popolazione a fronte del 23,1% attuale. Alla luce di ciò necessarie saranno le risorse aggiuntive del Governo senza le quali è difficile prevedere qualsiasi intervento.

Altro tema decisivo è la questione migranti. La Puglia è storicamente un porto d’approdo per gli sbarchi, la Storia più o meno recente ce lo insegna. Come valuta le nuove misure del governo sui Cpr?

La realtà è che non ci sono risposte semplici a problemi complessi, ma anche in questo caso la strada non può essere quella del conflitto ideologico, provando ad interpretare quanto accade come se fosse una sconfitta o un successo del Governo di turno. Il vero tema, anche in Puglia, regione sempre generosa, è come migliorare un’accoglienza troppo spesso affidata all’impegno straordinario del volontariato ed alle diverse associazioni, senza fornire le adeguate strutture anche logistiche e che avrebbe necessità di tutti gli Stati europei e non solo. Credo che da troppi anni si vada avanti con interventi tampone, a soluzioni che durano al massimo qualche mese o che si affidano alle stagioni, immaginando che d’inverno potrebbero diminuire gli sbarchi. Ormai è frequente ascoltare dichiarazioni di principio come è accaduto da oltre un decennio e che in ogni caso non affrontano strutturalmente con pazienza, impegno e risorse adeguate, un’emergenza che per vari motivi investe un po’ tutto il pianeta e che quindi non è solo un problema del nostro Paese. Serve un impegno straordinario non solo per solidarietà, umanità e accoglienza, ma anche per spingere in direzione di una sempre più veloce e concreta integrazione nei diversi Stati. Il problema c’è e si può affrontare, a nostro avviso, esclusivamente insieme, magari anche puntando di più sulla formazione e sull’integrazione dei migranti in un Paese come il nostro dal drammatico calo demografico ma che di fatto ha bisogno di tutti, di ingegneri ma anche di badanti, di informatici, di lavoratori agricoli. Consci che le persone che arrivano, e arriveranno nel nostro Paese, possono anche essere una grande opportunità per il futuro, come per alcuni settori in particolare come l’agricoltura, il terziario o l’assistenza agli anziani; settori questi, che già oggi sarebbero insostenibili senza lavoratori stranieri. In questa logica affrontare la questione significa costruire insieme una società più moderna e migliore. Per la Cisl conta la persona.

Elettra Raffaela Melucci

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