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Home - Approfondimenti - La nota - Def, per Cgil e Uil una scatola priva di contenuti senza garanzie sul taglio del cuneo fiscale. Per la Cisl il Pil all’1% è alla portata

Def, per Cgil e Uil una scatola priva di contenuti senza garanzie sul taglio del cuneo fiscale. Per la Cisl il Pil all’1% è alla portata

9 Aprile 2024
in La nota
L’evasione fiscale: un fenomeno ancora da interpretare

MONETE DENARO SPICCIOLI SOLDI PILE DI ACCUMULO RISPARMIO ACCUMULO MUCCHIO

Una scatola chiusa, un contenitore senza contenuti. È questo il giudizio di Cgil e Uil sul Def, il documento di economia e finanza approvato in Consiglio dei ministri, che prevede una crescita all’1% per il 2024 e la conferma per il prossimo anno del taglio del cuneo fiscale.

Per il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari, “tra una tantum da confermare, nuovo patto di stabilità e una crescita che sarà significativamente inferiore rispetto a quella preventivata, la prossima manovra di bilancio parte, a essere ottimisti, da meno 25 miliardi, solo per confermare le misure in essere e non cambiare nulla”.

“La linea del Governo – prosegue il sindacalista – è nota, ribadita chiaramente e a più riprese dalla presidente del Consiglio: piuttosto che andare a prendere i soldi dove ci sono, attraverso la lotta all’evasione, la tassazione di extra profitti, rendite, grandi patrimoni, e una maggiore progressività fiscale, meglio tagliare la spesa pubblica”.

Per Ferrari “ecco spiegata la reticenza del Documento di economia e finanza. Per non ammettere che, senza cambiare profondamente le politiche economiche e sociali, non ci saranno risorse per confermare il taglio della decontribuzione, l’accorpamento dei primi due scaglioni Irpef, per rinnovare i contratti del pubblico impiego, per sostenere una sanità pubblica ormai a rischio collasso, per una vera riforma previdenziale, si fotografa una situazione statica, evitando di anticipare le scelte dell’Esecutivo. La ragione ufficiale è che bisogna aspettare l’approvazione definitiva del nuovo Patto di Stabilità, quella reale è che vogliono aspettare le elezioni europee, rimandando le pessime notizie a dopo il voto”.

“Si crea così – avverte il segretario confederale – una situazione di grave incertezza per 17 milioni di lavoratori, che potrebbero subire una decurtazione del salario netto, già falcidiato dall’inflazione, di 100 euro al mese nel 2025. Si tratta, inoltre, di un inaccettabile deficit di informazione verso i cittadini, che invece dovrebbero potersi recare alle urne, consapevoli degli orientamenti del Governo per la manovra finanziaria del prossimo anno. Si è deciso di procedere con misure provvisorie su decontribuzione, fisco e lavoro, si è subito avallato il ritorno dell’austerità in Europa, adesso – conclude Ferrari – ci si assuma almeno la responsabilità di spiegare agli italiani cosa li aspetta nell’immediato futuro”.

“Il Documento di economia e finanza, approvato oggi dal Consiglio dei Ministri, appare come un contenitore senza contenuti né prospettive di crescita per il paese”, sostiene Vera Buonomo, segretaria confederale della Uil.

“Le rassicurazioni del ministro Giorgetti sulla conferma del taglio del cuneo fiscale anche per l’anno prossimo sembrano confermare l’abitudine di questo Governo a promettere importanti risultati avendo, invece, il solo scopo di prendere tempo, in assenza di scelte coraggiose e incisive. Soltanto per rifinanziare il taglio del cuneo e la riforma dell’IRPEF – precisa Buonomo – saranno necessari 15 miliardi, senza contare la decontribuzione mamme, la detassazione dei premi di produttività, la flessibilità in uscita delle pensioni. Senza considerare gli effetti del nuovo patto di stabilità, che richiederà di pagare 4 miliardi già in partenza per sanare il debito pubblico”.

“Il rischio concreto è che l’anno prossimo milioni di lavoratori e lavoratrici avranno buste paga ridotte di 100 euro al mese. Invitiamo il ministro ad ascoltare le nostre proposte per reperire le risorse, tassando davvero gli extraprofitti, abbandonando la strada dei condoni e combattendo con fermezza l’evasione fiscale” conclude la sindacalista.

Più cauto e positivo il commento della Cisl, che attraverso il segretario confederale Ignazio Ganga ritiene che l’obiettivo di crescita dell’1% stimato dal governo sia “un obiettivo che non appare quindi fuori portata, sebbene la previsione di crescita del PIL appaia ottimistica rispetto a quanto indicato da alcuni previsori istituzionali, anche alla luce degli stessi dati dei bonus edilizi. Si può immaginare, quindi, che il boom di spesa improvvisa nel quarto trimestre 2023 si possa riflettere sulla crescita dei primi trimestri del 2024”. Soddisfazione anche per l’intenzione dell’esecutivo di confermare il taglio al cuneo fiscale.

“Per la nostra organizzazione – afferma Ganga – si tratta di uno strumento essenziale per la difesa delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti. In proposito, manteniamo la richiesta di renderlo strutturale e in quest’ottica di pensare a forme ulteriori di finanziamento del welfare allo scopo di non abbassare la guardia sul sostegno alle grandi infrastrutture sociali fra le quali la sanità, l’istruzione, il sociale e la previdenza. Il taglio dell’Irpef per i lavoratori dipendenti e i pensionati, in particolare per i redditi medi, deve essere un altro obiettivo del Governo per il 2025, attivando un serio confronto sulla riforma fiscale con le parti sociali, dialogo che finora è mancato”.

“In particolare – continua il sindacalista cislino – insistiamo sulla necessità di indirizzare le risorse che provengono dalla lotta all’evasione, dal concordato fiscale, dal taglio della spesa improduttiva, per ridurre il peso fiscale a carico della classe media che sopporta da anni la maggiore imposizione tributaria nel Paese. Per la Cisl questo rimane un obiettivo primario. Sul fronte della lotta all’inflazione, la sua riduzione ha impatti certamente positivi ma anche aspetti problematici. È positivo che si riduca fortemente il fiscal drag sulle buste paga e sulle pensioni, ma diminuisce l’effetto favorevole sul rapporto debito/Pil dovuto alla crescita del Pil nominale. In tale scenario anche la CISL auspica una rinnovata politica monetaria della Banca centrale, attraverso una veloce diminuzione dei tassi d’interesse”.

“Importante – conclude Ganga – procedere con la messa a terra degli investimenti del Pnrr, su cui insistere quale fondamentale volano per lo sviluppo del Paese, considerato che la sua crescita economica e la sostenibilità del debito pubblico dipendono, inequivocabilmente, dalla concreta ed efficace realizzazione del Piano”.

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