E’ stato presentato, a Roma, il XXV Rapporto sulla Formazione continua dell’INAPP. Il documento analizza lo scenario macroeconomico attuale e si divide in due parti: la prima esamina i trend storici (fino al 2025) relativi a investimenti aziendali, upskilling e reskilling contro il mismatch occupazionale; la seconda descrive in dettaglio le politiche formative concrete attuate dalle Regioni e dai Fondi stessi.
In particolare, la partecipazione degli adulti alla formazione continua torna a crescere. Secondo il Rapporto, nel 2024 il tasso ha raggiunto il 10,4%, in netto aumento rispetto agli ultimi anni e ben al di sopra del 6,3% registrato nel 2004. A trainare questo risultato sono stati soprattutto i 20 Fondi paritetici interprofessionali, che nel 2024 hanno gestito oltre 850 milioni di euro, con un incremento del 9% rispetto all’anno precedente. Ai Fondi aderiscono circa 780mila imprese, per un totale di 10,5 milioni di lavoratori.
Secondo il Rapporto, si conferma inoltre strategico il ruolo del Fondo Nuove Competenze. La terza edizione ha potuto contare su uno stanziamento di circa 1,2 miliardi di euro e ha coinvolto oltre un milione di lavoratori, in costante crescita rispetto alle due precedenti edizioni, che avevano interessato rispettivamente 800mila e 720mila persone. Nel complesso, nel 2024 i progetti di formazione continua hanno coinvolto oltre 1,7 milioni di lavoratori dipendenti, in aumento rispetto agli 1,6 milioni del 2023 e a 1,3 milioni del 2021. In cinque anni la platea dei lavoratori formati è cresciuta di oltre 400mila unità, tornando sostanzialmente ai livelli precedenti alla pandemia. Per il 2025 le prospettive restano positive. Grazie all’impulso della terza edizione del Fondo Nuove Competenze, il Rapporto prevede un ulteriore consolidamento della crescita, con i lavoratori coinvolti nella formazione finanziata dai Fondi interprofessionali che potrebbero raggiungere quota 2 milioni.
Inoltre, la formazione continua si conferma una leva sempre più importante per accompagnare le trasformazioni del lavoro, ma restano aperte significative disuguaglianze nell’accesso alle opportunità di aggiornamento professionale. È quanto emerge dalla quinta edizione dell’indagine sulla conoscenza delle imprese (INDACO-Imprese 2025), che fotografa un sistema in evoluzione sia nei contenuti sia negli strumenti utilizzati. L’Intelligenza Artificiale sta infatti facendo il suo ingresso anche nei processi formativi. Circa un quarto delle aziende che utilizza sistemi di IA li impiega a supporto della formazione dei lavoratori: il 36,8% per la produzione di materiali didattici personalizzati, il 32,1% per adattare i percorsi alle esigenze dei partecipanti e il 28,9% per individuare i fabbisogni di competenze.
La formazione rappresenta inoltre una risposta sempre più diffusa alle difficoltà di reperimento del personale. Tra le imprese che dichiarano problemi nel recruiting, il 37,1% attiva percorsi di riqualificazione professionale e il 30,4% investe nell’aggiornamento delle competenze. Si rafforzano anche modelli innovativi come il microlearning e le Academy di filiera, strumenti che favoriscono la collaborazione tra imprese, sistema formativo e territori e che possono contribuire a rendere più accessibili le opportunità di crescita professionale.
Accanto ai segnali positivi, il Rapporto richiama però l’attenzione sui divari che continuano a caratterizzare il sistema. L’età resta uno dei principali fattori di esclusione: la partecipazione alla formazione raggiunge il 18,2% tra gli under 35, ma si ferma al 6,8% tra gli over 50, con una distanza di 11,4 punti percentuali. Permangono inoltre differenze di genere, anche se la contrazione colpisce in modo trasversale e analogo sia uomini che donne con l’avanzare degli anni, e soprattutto forti squilibri territoriali e dimensionali.
Particolarmente evidente, secondo il Rapporto Inapp, è il divario tra grandi e piccole imprese sul fronte dell’investimento nella formazione. In particolare, circa il 70% delle aziende di maggiori dimensioni investe in formazione, mentre tra le microimprese la quota scende a meno di un terzo. Un dato che evidenzia come il diritto alla formazione e all’aggiornamento professionale non sia ancora garantito in modo uniforme a tutti i lavoratori.
Per questo il Rapporto sottolinea la necessità di rafforzare la formazione nelle PMI e i lavoratori più esposti alle transizioni produttive, tecnologiche e ambientali che quindi hanno maggiore bisogno di essere al passo con il mondo del lavoro in veloce cambiamento. In questa prospettiva vengono indicati come strategici le Academy di filiera, le reti territoriali e modelli formativi più flessibili, sopratutto quelli cuciti su misura delle esigenze del singolo lavoratore, soluzioni in grado di favorire anche il trasferimento intergenerazionale delle competenze e di accompagnare le trasformazioni del lavoro senza lasciare indietro nessuno.


























