“La possibile intesa tra Open Fiber e Fibercop, sotto una non meglio specificata regia del Mef, a prima vista sembrerebbe una buona notizia per chi sostiene, come noi abbiamo sempre fatto, che dotare il Paese di una rete unica sia condizione imprescindibile per garantire diritti di cittadinanza e sviluppo economico e industriale. Ma spiace osservare che non si tradurrebbe nell’auspicata rete unica, ma in un accordo con cui delimitare gli ambiti di intervento e di attività commerciale di ciascuna delle due società”. Così il segretario confederale della Cgil Gino Giove e il segretario generale della Slc Cgil Riccardo Saccone commentano le notizie riportate oggi dalla stampa.
“La ragione – spiegano i dirigenti sindacali – è semplice: KKR non ha alcun interesse a investire in un progetto abilitante per il Paese. Non è nella natura dei fondi speculativi guardare al bene comune, privilegiano piuttosto la massimizzazione dei profitti nell’interesse degli azionisti. Certo, evitare le duplicazioni è un fatto positivo, ma ancora una volta si perde l’occasione di intervenire davvero sulle criticità strutturali che rallentano il sistema Paese”.
“Per questa ragione – aggiungono Giove e Saccone – vorremmo suggerire al Mef, azionista diretto di Fibercop al 16% e di Open Fiber tramite Cassa depositi e prestiti, di provare ad occuparsi del reale obiettivo da raggiungere. Perché la transizione digitale in corso necessita di infrastrutture abilitanti e resilienti che coprano tutto il territorio nazionale. Servono la rete unica e un operatore nazionale integrato per competere nello scacchiere internazionale”.
“Non abbiamo bisogno di ‘registi’ per operazioni commerciali, ma – concludono il segretario confederale e il segretario generale della Slc – di un Governo che governi con scelte di politica industriale di lungo respiro. E gli esempi da seguire non mancano, basterebbe guardare all’operazione Poste-Tim”.
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