A fine marzo, i contratti in attesa di rinnovo sono 29 e coinvolgono circa 4,1 milioni di dipendenti, di cui 1,2 milioni nel settore privato e 2,8 nella pubblica amministrazione. Lo ha reso noto l’Istat.
Tra marzo 2025 e marzo 2026, il tempo medio di attesa di rinnovo per i lavoratori con contratto scaduto è passato da 23,1 a 14,9 mesi; per il totale dei dipendenti da 10,9 a 4,7 mesi. Alla fine di marzo 2026, nel settore privato, grazie agli accordi recepiti nel corso dei primi tre mesi dell’anno, la quota di dipendenti con il contratto scaduto si è ulteriormente ridotta scendendo a poco più di uno su dieci.
La retribuzione oraria media nel primo trimestre è cresciuta del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Lo ha reso noto l’Istat spiegando che “la crescita tendenziale delle retribuzioni contrattuali, in diffuso rallentamento, per il terzo trimestre consecutivo è inferiore al tre per cento, rimanendo ancora superiore all’inflazione. La dinamica a livello settoriale è più favorevole per la pubblica amministrazione, seguita da quella dei servizi privati e dell’industria”.
L’indice delle retribuzioni contrattuali orarie, a marzo, aumenta dello 0,1% rispetto al mese precedente e del 2,4% rispetto a marzo 2025; l’aumento tendenziale è stato più marcato per i lavoratori della pubblica amministrazione (+3,2%) rispetto a quello dei dipendenti dell’industria e dei servizi privati (+2,3% entrambi).
I settori che presentano gli aumenti tendenziali più elevati sono: energia e petroli (+7,7%), estrazione di minerali (+7,4%) e servizio smaltimento rifiuti (+5,7%). L’incremento è invece nullo per le farmacie private.



























