Le Considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, pronunciate oggi all’Assemblea annuale, aprono un fronte di convergenza tra i sindacati sui temi di salari, innovazione, investimenti e tutela del potere d’acquisto. Sia la Cisl sia la Cgil condividono l’allarme lanciato dal numero uno di via Nazionale sui rischi legati all’inflazione, alla debolezza della crescita e agli effetti della transizione tecnologica, chiedendo che il peso della congiuntura economica non ricada ancora una volta su lavoratori e pensionati.
Per la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, le parole di Panetta indicano con chiarezza che per rilanciare il Paese “occorre puntare con decisione su innovazione, formazione e valorizzazione del lavoro”. Posizione pienamente condivisa dalla confederazione di via Po, che reputa “centrale” il legame tra investimenti in tecnologia, competenze e crescita della produttività. “È da qui che bisogna ripartire per sostenere salari, consumi e sviluppo – afferma Fumarola –. Senza un forte investimento nel capitale umano, la transizione digitale rischia di ampliare i divari anziché generare nuove opportunità”.
Secondo la leader della Cisl, la rivoluzione tecnologica “deve essere governata, con i lavoratori protagonisti del cambiamento”. Fumarola condivide inoltre la preoccupazione per la perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni reali, stimata intorno all’8% rispetto al 2021 e aggravata dai rincari energetici. “È fondamentale una politica dei redditi strutturata e lungimirante, capace di sostenere famiglie, salari e pensioni senza alimentare una nuova rincorsa tra prezzi e retribuzioni”.
Sulla stessa linea anche la Cgil. Per il segretario confederale Christian Ferrari, “lo scenario più pessimistico evocato dal Governatore, che ipotizza un’inflazione oltre il 6%, fa tremare le vene ai polsi”. Ferrari avverte che il rischio è che “l’aumento dei prezzi si scarichi ancora una volta su salari e pensioni, che non hanno ancora pienamente recuperato la fiammata inflattiva del triennio 2022-2024”.
La Cgil indica tra le priorità il rinnovo dei contratti nazionali e la neutralizzazione del drenaggio fiscale, sostenendo che “il pericolo non è una spirale prezzi-salari, bensì una spirale prezzi-profitti”, come già avvenuto dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Ferrari guarda inoltre “con grande preoccupazione” all’ipotesi di nuovi rialzi dei tassi da parte della Bce, che a suo avviso rischierebbero di penalizzare credito, mutui e crescita senza incidere sulle cause dell’inflazione.
Il dirigente della Cgil condivide anche le valutazioni di Bankitalia sulla debolezza degli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione da parte del sistema produttivo italiano, nonostante gli utili registrati negli ultimi anni e gli incentivi pubblici ricevuti. “Le rinnovabili e l’efficienza energetica, indicate dal Governatore come strumenti principali per affrontare le ricadute della guerra in Iran, rappresentano la strada giusta”, osserva Ferrari.
Entrambe le organizzazioni sindacali insistono infine sulla necessità che innovazione digitale e intelligenza artificiale siano governate mettendo al centro il lavoro. “I guadagni di produttività devono tradursi in migliori condizioni retributive e più benessere”, afferma Fumarola, mentre per Ferrari il rischio è che le nuove tecnologie “servano soltanto a concentrare ulteriormente potere e ricchezza in sempre meno mani”.



























