L’eventuale prolungarsi del conflitto tra Iran e Stati Uniti avrebbe conseguenze sull’economia italiana: la dinamica di crescita del Pil nel 2026 sarebbe inferiore, rispetto allo scenario base pari a +0,7%, di 0,1 decimi di punto nel 2026 e di 0,3 decimi nel 2027. A stimarlo è l’Istat in un esercizio di simulazione contenuto nelle Prospettive per l’economia italiana.
L’Istat in particolare ha ipotizzato un prezzo del Brent più elevato rispetto a quello dello scenario base e pari, nella media del 2026, a 113,5 dollari a barile (+21,4%) e a 97,5 dollari nel 2027 (+18,5%). Per il gas naturale, si è invece ipotizzato un rialzo leggermente più contenuto rispetto a quello del Brent, sulla scia degli andamenti osservati negli ultimi mesi; per il 2026 la quotazione si attesterebbe a 47 euro per MWh (+12,2% rispetto allo scenario base) e a 39,6 euro nel 2027 (+10%).
Il permanere di quotazioni elevate delle materie prime determinerebbe maggiori effetti inflazionistici: il deflatore dei consumi privati registrerebbe nel 2026 incrementi di 0,4 punti percentuali rispetto allo scenario base, mentre nel 2027 la dinamica dei prezzi sarebbe superiore per 0,5 punti. Infine, gli effetti sul mercato del lavoro sarebbero trascurabili: nel 2026 non si registrerebbero differenze rispetto allo scenario base mentre nel 2027 si determinerebbe una minor crescita delle unità di lavoro di 0,1 punti.


























