In Italia i cittadini con patrimoni immobiliari analoghi sono chiamati a sostenere livelli di imposizione profondamente diversi, solo in funzione della collocazione geografica dell’immobile. È quanto emerge da uno studio della Uil. L’analisi ha evidenziato il contrasto tra realtà più onerose, in cui il costo dell’Imu sulle seconde case supera ampiamente i 3.000 euro annui, e altri territori in cui il prelievo risulta significativamente più contenuto.
Queste differenze dipendono da molteplici fattori. Tra questi, la Uil considera i diversi livelli di fabbisogno finanziario degli enti locali e le scelte delle amministrazioni comunali. L’Imu, infatti, è una delle principali fonti di finanziamento dei Comuni per garantire i servizi fondamentali e di fronte alle crescenti esigenze di bilancio, la tendenza degli enti è quella di mantenere o incrementare la pressione fiscale. Ciò avviene, molto spesso, senza investimenti visibili nella manutenzione urbana, nella mobilità, nella sicurezza, nell’assistenza sociale, nella tutela dell’ambiente e nella qualità dello spazio pubblico, rafforzando la percezione di un sistema fiscale poco equo e scarsamente trasparente.
Osservando le delibere per il 2026, è rilevante che soltanto il comune di Siena abbia previsto una riduzione dell’aliquota applicata alle abitazioni principali appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9. Tra l’altro, proprio il sistema catastale è un altro fattore di distorsioni e disuguaglianza: in molte aree urbane, case collocate in zone di pregio continuano a beneficiare di rendite catastali storicamente basse, mentre altri immobili, situati in contesti meno valorizzati dal mercato, risultano gravati da valori relativamente più elevati.
Persino la commissione europea, nelle raccomandazioni inviate nei giorni scorsi, ha invitato l’Italia a intervenire sul sistema catastale, evidenziando come gli attuali estimi risultino in molti casi obsoleti e non più coerenti con l’effettivo valore di mercato degli immobili. Queste anomalie non si riflettono solo sull’effettiva equità dell’Imu, dice la Uil, ma anche su altre imposte e tributi collegati al patrimonio immobiliare.
“Quando si parla di Imu – commentato il segretario confederale della Uil, Santo Biondo – non parliamo soltanto di possessori di grandi patrimoni. Molto spesso sono coinvolti lavoratori e pensionati che hanno investito i risparmi di una vita nell’acquisto di un immobile. Perciò occorre una vera e propria riforma strutturale che rafforzi l’attuazione del principio di progressività, riduca la pressione sui redditi da lavoro e da pensione e contrasti con maggiore efficacia l’evasione, ampliando la base imponibile e redistribuendo il carico fiscale secondo criteri di maggiore giustizia sociale”.
Inoltre, aggiunge Biondo, “è necessario un aggiornamento dei valori catastali che deve avvenire senza determinare incrementi automatici del prelievo e con meccanismi di salvaguardia in grado di garantire l’invarianza del gettito complessivo e la tutela delle fasce sociali più esposte. Serve un sistema fiscale più coerente con il principio della capacità contributiva, in grado di garantire ai Comuni le risorse necessarie per assicurare servizi pubblici efficienti e di qualità, così da rafforzare la fiducia dei cittadini, sostenere la crescita economica e costruire comunità più inclusive e solidali”.
























