Un piano da oltre 60 miliardi di euro di investimenti globali, una forte spinta alla semplificazione industriale e un ruolo centrale dell’Europa e dell’Italia nella strategia del gruppo. È questo il quadro illustrato da Emanuele Cappellano, responsabile Europa di Stellantis, durante l’incontro con i sindacati sul piano strategico “FastLane 2030”. Investimenti che, spiega Cappellano, permetteranno di semplificare le architetture, aumentare la scalabilità e offrire ai clienti, in ogni regione, soluzioni di mobilità sempre più mirate.
Sul fronte europeo, Stellantis prevede di concentrare circa il 40% degli investimenti globali nella regione, con l’obiettivo di “far crescere i ricavi del 15% entro il 2030”. Cappellano ha sottolineato che il percorso passa da maggiore competitività, ampliamento della gamma e migliore utilizzo della capacità produttiva.
L’Italia viene indicata come snodo strategico: “nessuna chiusura di stabilimenti” e una mappa industriale già definita per specializzazioni. Pomigliano per l’elettrico accessibile, Atessa per i veicoli commerciali, Mirafiori per l’innovazione, mentre Melfi, Cassino e Modena saranno focalizzati su segmenti premium e lusso. “I nostri impegni sull’Italia sono concreti, strutturali e orientati al lungo periodo: innovazione, occupazione e valorizzazione delle competenze sono i pilastri su cui stiamo costruendo una nuova fase di crescita”, sottolinea Cappellano. “Noi stiamo facendo la nostra parte. Con disciplina, con investimenti e con una visione di lungo termine. E continueremo a farla”.
Sul fronte sindacale il giudizio resta complesso. Per la Fiom-Cgil, il quadro emerso dall’incontro non modifica le valutazioni già espresse sul piano industriale del 22 maggio Il segretario nazionale Samuele Lodi parla di una sostanziale continuità con le criticità precedenti: “I dubbi e le criticità sono tutte confermate, non c’è alcuna novità sostanziale, né per Cassino né per la gigafactory di Termoli”. In particolare, il sindacato sottolinea come sul fronte delle batterie “non si intravede nemmeno nel medio periodo una reale prospettiva di rilancio produttivo”.
La Fiom insiste anche sull’effetto sistemico sugli stabilimenti: “L’assenza di nuove assegnazioni impatta su tutta la rete produttiva italiana”, con richiami alle difficoltà di Mirafiori, Melfi e Atessa. Forte la richiesta rivolta alle istituzioni: “Il Governo deve assumersi la responsabilità della crisi industriale, perché non basta raccontare una situazione che non corrisponde alla realtà produttiva del Paese”. Non meno netta la posizione sull’occupazione: “Alla non chiusura degli stabilimenti non può corrispondere la normalizzazione degli ammortizzatori sociali”, che vengono definiti ormai una condizione strutturale per migliaia di lavoratori.
Più sfumata, ma comunque prudente, la posizione della Fim-Cisl. Il segretario generale Ferdinando Uliano riconosce che il piano rappresenta “un passo avanti rispetto al passato”, ma sottolinea che “restano ancora aperte questioni fondamentali per garantire la sicurezza occupazionale”. Il punto più critico resta Cassino: “L’unica novità è la Grecale entro il 2027, ma non è sufficiente a garantire prospettive di lungo periodo né a risolvere le criticità del breve termine, che restano oggi molto gravi”. Da qui la richiesta di “risposte più concrete e in tempi rapidi sulle assegnazioni dei nuovi modelli Alfa Romeo e Maserati”.
Uliano evidenzia anche le condizioni degli altri siti: a Mirafiori “serve un modello aggiuntivo alla 500 per mettere in sicurezza l’assemblaggio”, mentre su Termoli “è indispensabile rafforzare le attività produttive, altrimenti il rischio è quello di una marginalizzazione progressiva dello stabilimento”. Positivo, invece, il giudizio sugli investimenti: “Il gruppo conferma 5 miliardi in ricerca e sviluppo nel periodo 2026-2030 e nuove assunzioni di ingegneri”, oltre allo sviluppo delle e-car a Pomigliano con nuovi modelli dal 2028.
Più articolata la lettura della Uilm. Il neo eletto segretario generale Davide Sperti riconosce un cambio di impostazione: “È un piano che riporta l’azienda con i piedi per terra rispetto agli ultimi anni”, segnando una “discontinuità rispetto a logiche del passato”.
Tuttavia, le criticità restano: “Siamo preoccupati su Cassino, che è ancora uno stabilimento fermo e che ha lavorato pochissimi giorni dall’inizio dell’anno”. Per il sindacato, la situazione della cassa integrazione rischia di diventare “non più uno strumento transitorio ma una condizione strutturale”.
Sperti punta anche il dito su Termoli: “Servono motori e attività produttive italiane per saturare lo stabilimento e sostenere l’intera filiera”, sottolineando che l’utilizzo di produzioni locali su altri modelli della galassia Stellantis “può diventare un fattore anche commerciale, migliorando le vendite”.
























