Alla fine, ce l’hanno fatta. Un lungo confronto, finito alle due di notte, ha portato all’accordo tra Cgil, Cisl e Uil su una piattaforma unitaria, propedeutica all’accordo quadro interconfederale con le associazioni di impresa. Un percorso iniziato un anno fa, che ha finalmente portato a compimento la prima tappa. La piattaforma è stata inviata immediatamente a Confindustria, Confcommercio, Confapi e le altre associazioni, che oggi si riuniranno per dare la propria valutazione. Dopodiché, si aprirà la trattativa vera e propria con le parti datoriali, per definire una intesa sottoscritta da tutti.
Ma intanto, il primo risultato politico già c’è: Cgil, Cisl e Uil, date per costantemente divise e incapaci di fare un accordo, hanno smentito quelli che in altri tempi si sarebbero definiti ”gufi”, producendo un testo condiviso pienamente da Maurizio Landini, da Daniela Fumarola e da Pierpaolo Bombardieri. Un segnale politico soprattutto per il governo, che nei giorni scorsi ha forzato il percorso per approvare alla Camera il decreto Primo maggio.
Il testo dell’intesa, come detto, è per il momento solo una proposta, due pagine in tutto, e come tale lascia spazio a modifiche e integrazioni che saranno oggetto della successiva trattativa con le associazioni datoriali. In premessa, si afferma da un lato l’autonomia delle parti sociali in materia di assetti contrattuali e rappresentanza, e dall’altro la supremazia dei contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, per i quali si immagina una validità di fatto erga omnes. “Il contratto collettivo nazionale stipulato dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, in modo certificato sul piano nazionale – si legge- assolve la funzione di fonte di regolazione dei rapporti di lavoro, di definizione e garanzia dei trattamenti economici e normativi per tutti i lavoratori del settore, ovunque impiegati, sul territorio nazionale’’. Il sistema contrattuale resta basato su due livelli, nazionale e decentrato (a livello di azienda, gruppo o territorio), e questo secondo livello ‘’si dovrà significativamente estendere’’.
Tra le principali novità c’è la durata dei contratti: potranno essere di 3 o di 4 anni, con meccanismi che garantiscano il recupero delle retribuzioni basato sull’Ipca Nei, ma, e questa è un’altra novità, con una ”verifica annuale, nel mese di giugno di ogni anno”, “fatte salve verifiche di maggior favore”. (In altre parole: la verifica annuale dello scostamento dell’inflazione rispecchia il modello del contratto dei Metalmeccanici con il recupero ex post, ma lascia la possibilità ad altre categorie, per esempio i Chimici, di mantenere il proprio sistema con verifica ex ante). E ancora, in caso di ritardo nei rinnovi contrattuali, “la verifica annuale e il relativo adeguamento della parte economica continueranno ad agire in regime di ultrattività”.
Sulla rappresentanza il faro è costituito da misurazione più certificazione, ‘’elemento essenziale per la certezza dei soggetti negoziali, del contrasto al dumping, ai fini degli appalti pubblici e privati, e del riconoscimento degli incentivi pubblici”. Per realizzarlo, è ”fondamentale” portare a compimento gli accordi interconfederali già esistenti (dal Patto della fabbrica al Testo Unico della Rappresentanza), ”anche attraverso il loro aggiornamento normativo e l’implementazione procedurale, in particolare nei rapporti con Inps, Inl e Ministero Lavoro”.
Non sono esclusi accordi diversi a seconda dei diversi ambiti datoriali, precisa il testo e, soprattutto, ”devono essere individuati criteri aperti affinché possano concorrere anche sigle diverse da Cgil, Cisl e Uil, in parte già aderenti agli accordi interconfederali a suo tempo definiti”.
Sul piano sindacale i parametri per valutare la rappresentanza si basano sulla combinazione tra dato associativo e consenso elettorale, cioè iscritti da un lato e i voti espressi nelle elezioni per le rappresentanze sindacali. L’accordo punta inoltre a estendere le elezioni delle RSU in tutti i luoghi di lavoro, introducendo meccanismi ‘’che ne consentano l’elezione anche su iniziativa dei lavoratori’’.
Per quanto riguarda le imprese, i criteri di rappresentanza tra tutte le associazioni andranno definiti ‘’in base a dati omogenei, certi e misurabili’, anche con l’obbligo di comunicazione da parte delle imprese del modello UNIEMENS delle deleghe di iscrizione, e con la possibilità, per i sindacati, di verificarne la correttezza in caso di dubbi. E ancora, tutti i contratti depositati dovranno indicare il proprio campo di applicazione e la corrispondenza con i codici ATECO di riferimento, risolvendo per questa via la questione legata ai perimetri contrattuali.
L’accordo quadro dovrà anche definire con precisione il Tem e Tec. In base al testo sindacale, il welfare rientra nel Tec, come peraltro già era previsto dal Patto della Fabbrica del 2018, ma la cifra finale del Tec stesso non potrà sommare mele con pere, come da decreto del governo, ma dovrà riportare ogni singola voce della retribuzione in modo che siano confrontabili separatamente. Le differenze tra i contratti, precisa il documento di Cgil, Cisl e Uil, “devono essere accertate attraverso il confronto delle singole componenti retributive che concorrono alla determinazione del Tec, tenendo conto della natura, delle funzioni, dei profili e del valore economico di ciascun istituto, secondo un criterio di comparazione analitica e non meramente compensativa o per il saldo finale”.
Nello specifico: nel Tem (trattamento economico minimo) rientrano i minimi tabellari, l’indennità di contingenza, gli scatti di anzianità, l’EDR, e altri elementi economici ‘’fissi e continuativi’’ definiti dai contratti nazionali. Il Tec, invece, sarà costituito dal Tem, cosi come definito dall’accordo quadro e dai Ccnl; da mensilità aggiuntive, altre indennità previste e riconosciute dai Ccnl, riduzioni d’orario di lavoro; elementi di welfare a carico del datore di lavoro che siano universali, esigibili ed economicamente quantificabili previsti dalla contrattazione collettiva nazionale comparativamente più rappresentativa’’. Il valore del Tem potrà inoltre essere modificato dai contratti nazionali, in relazione ai processi di trasformazione tecnologica, innovazione organizzativa e professionale, e degli andamenti specifici di settore.
Ed è questa la parte che va maggiormente in contrasto con quanto contenuto del decreto Primo maggio, approvato alla Camera il 10 giugno e in procinto di essere approvato anche al Senato tassativamente entro il 29 giugno, pena la decadenza. Ma nulla impedisce che, pur una volta varata la legge di conversione del decreto, si intervenga poi successivamente con un decreto di modifica, per riportarla in linea con il contenuto di un eventuale accordo interconfederale sottoscritto da tutte le parti sociali. E ancora, il testo riporta un capitolo sulla formazione, con un pacchetto di 40 ore annuali a disposizione di ogni lavoratore, su salute e sicurezza, e sulla partecipazione.
Ora, la parola passa al mondo delle imprese. Che tuttavia sono state lungamente consultate nel corso di questi dodici mesi di negoziato dietro le quinte, e dunque sarebbe sorprendente se, proprio adesso, non si trovassero d’accordo. Tanto più che il testo dei sindacati e’, come detto, ‘’aperto’’, e del resto il titolo stesso del documento lo dichiara: ‘’Proposte per un accordo quadro’. Proposte, appunto, per poter costruire una intesa che consenta a tutto il variegato mondo delle imprese di esservi ricompreso, riconoscendo le diverse specificità dei vari settori
Nunzia Penelope


























