Cala il numero delle pensioni liquidate dall’Inps e aumenta l’età media di pensionamento, mentre resta marcato il divario tra uomini e donne negli importi degli assegni. È quanto emerge dal Rendiconto sociale 2025 dell’Inps, che fotografa gli effetti delle recenti restrizioni al sistema previdenziale e delle modifiche ai canali di uscita anticipata.
Nel 2025 l’istituto ha liquidato 834.658 pensioni previdenziali, in diminuzione rispetto alle 861.949 del 2024 e alle 878.369 del 2022. In quattro anni il calo sfiora il 5% (-4,98%). Secondo l’Inps, la flessione è determinata soprattutto dalle restrizioni introdotte negli ultimi anni in materia pensionistica.
I pensionati iscritti all’istituto sono 15,4 milioni, in calo rispetto ai 15,8 milioni del 2022. Le pensioni vigenti ammontano invece a oltre 16,4 milioni. La maggior parte dei trattamenti continua a essere calcolata con il sistema misto, mentre per i lavoratori parasubordinati resta in vigore esclusivamente il metodo contributivo.
Sul fronte degli importi, il Rendiconto evidenzia un persistente squilibrio di genere. Per le pensioni di vecchiaia le donne percepiscono in media assegni inferiori del 45% rispetto agli uomini. L’istituto sottolinea inoltre che gli incrementi nominali registrati negli ultimi anni devono essere letti alla luce dell’inflazione cumulata del periodo 2022-2024, pari al 15,4%, che ha eroso il potere d’acquisto dei pensionati.
Preoccupa anche il progressivo ridimensionamento del valore delle nuove pensioni rispetto a quelle già in pagamento. Per le pensioni di anzianità degli uomini, ad esempio, la differenza tra assegni vigenti e nuove liquidazioni raggiunge i 148 euro mensili, segnale di un «tendenziale e preoccupante calo» degli importi medi.
Continua inoltre a crescere l’età media di pensionamento. Per le donne è salita da 64,4 anni nel 2022 a 65,4 anni nel 2025, mentre per gli uomini è passata da 63,7 a 64,1 anni. Restano invece contenuti i tempi di lavorazione delle pratiche: quasi l’80% delle pensioni della gestione privata viene definito entro 30 giorni, quota che sale all’84,8% per le pensioni di vecchiaia e anticipate della gestione pubblica.
Tra i canali di uscita anticipata si registra il crollo dei beneficiari di Opzione donna, scesi a 3.860 nel 2025 dai 26.427 del 2022. Forte riduzione anche per le cosiddette “quote”, passate da 112.982 beneficiari nel 2021 a 5.643 nel 2025. La sola Quota 103, con il ricalcolo contributivo dell’assegno, conta appena 4.868 pensionati. In aumento, invece, le prestazioni dell’Ape sociale, mentre diminuiscono quelle destinate ai lavoratori precoci e risultano in lieve calo i pensionamenti per lavori usuranti.
Il Rendiconto dedica spazio anche alle misure di contrasto alla povertà. Nel 2025 sono state accolte 723.778 domande di Assegno di inclusione e 119.476 richieste di Supporto per la formazione e il lavoro. Complessivamente i beneficiari restano inferiori a quelli registrati nel 2022 con Reddito e Pensione di cittadinanza, che avevano raggiunto quota 1.039.700.
Sul fronte della vigilanza, le riscossioni amministrative da recupero crediti verso le aziende salgono da 7 a 9 miliardi di euro, mentre il numero delle ispezioni diminuisce da 9.701 a 8.311. Continua a ridursi anche la quota di Durc irregolari, passata dal 16,2% del 2024 al 14,3% del 2025.
Tra le criticità segnalate dall’istituto restano elevati i tempi medi per le visite di invalidità civile, stabili a 125 giorni, sebbene la fase amministrativa successiva venga ormai gestita in circa 15 giorni. Prosegue infine la riduzione dell’organico dell’Inps, sceso a 24.521 dipendenti dai 25.344 del 2024 e dai 26.687 del 2023.


























